Antonio Buttazzo

Come il Vietnam sogna americano finendo in braccio alla Cina

Come il Vietnam sogna americano finendo in braccio ai cinesi

Auto, motorini, commerci in una strada del centro di Ho Chi Minh City (Saigon)

HO CHI MIN CITY, SAIGON – Hanno impiegato oltre 40 anni ma sono tornati. Dopo essere scappati dai tetti con una bandiera a stelle e strisce sottobraccio ripiegata alla buona ed in tutta fretta, gli americani sono tornati a Saigon portandosi dietro tutti i Mac Donald che non avevano potuto avviare sul delta del Mekong a causa della inarrestabile avanzata dei vietnamiti del nord guidati da Ho Chi Min, che con i vietcong si trascinava dietro anche gli incubi del socialismo reale in salsa indocinese.
Fallito il tentativo di creare l’Uomo Nuovo, in Viet Nam hanno decisamente virato verso un sistema capitalistico che però resta (come in Cina) sotto lo stretto controllo del Partito Comunista e della corte di Mandarini che governa il Paese da 40 anni.
I costi di questo sistema sono sotto gli occhi di tutti non appena si sbarca all’aeroporto di Ho Chi Min city , che e’praticamente dentro la città.
Traffico impazzito, inquinamento alle stelle, rumore insopportabile, i segni tangibili di un turbo capitalismo che ha dimenticato gli ultimi sperando di arrivare primi nella corsa ad un consumismo sfrenato ed indecente, tutti in sella a 4 milioni di motorini (su 6 milioni di abitanti!) che rendono l’attraversamento pedonale quanto di più pericoloso possa esserci a Saigon per un occidentale.
Lo smantellamento di quel minimo di stato sociale che garantiva il sistema socialista, ha trasformato Il Vietnam in una giungla in cui tutti sembrano gli uni contro gli altri armati.
Sono da dimenticare i sorrisi della amabile gente della Thailandia o della Birmania, qui per quanto piccoli sono tosti, e non di rado le frequenti contese tra di loro si risolvono a coltellate.
Non e ‘un caso che sono stati gli unici a sconfiggere gli americani, dopo averle suonate ai francesi 20 anni prima.
Una guerra quella tra i Viet e gli yankee che alla fine ha visto prevalere…i cinesi!
Stabilitisi qui da tempo immemorabile  sono intraprendenti, onnipresenti, ricchi, protetti dalla madre Patria e soprattutto, Cristiani.
Che vuol dire molto in un Paese Buddista dove non brilla lo spirito di intraprendenza .
La Cristianizzazione aggressiva del sud est asiatico e’ cominciata molti anni fa e non si è mai fermata.
Hanno cominciato i pastori evangelici americani per finire con i missionari cattolici, meglio strutturati e più dottrinariamente credibili, con alle spalle la Chiesa di Roma a fare da garante.
Hanno piantato scuole ed ospedali vicino ai villaggi promettendo istruzione e cura a chi si convertiva.
Popoli animisti o al più buddisti, spesso si convertivano per avere un futuro migliore benché poco convinti.
Un genocidio culturale poco conosciuto.
Tuttavia oggi le cose sono cambiate, le elite piuttosto che i poveri scelgono di diventare Cristiani, cattolici anzitutto, perché e’ una religione vincente, uno status symbol da sfoggiare in società anche perché tuttora splendida minoranza.
E se in Cina trova qualche resistenza, nel resto del sud est asiatico e’invece in fortissima ascesa, come si affretta a spiegare il vescovo primate del Viet Nam Paul Bui Van che ne approfitta anche per chiedere subito la restituzione dei beni confiscati alla Chiesa dai comunisti, tanto per essere chiari.
Intanto i vietnamiti, mandatari privilegiati dai cinesi nei loro affari nel sud est asiatico, continuano ad espandere la loro influenza in tutta la regione, dalla Cambogia dove tramite società invero poco anonime, acquistano terre strappate con pochi soldi ai contadini Khmer al Laos , con l’istituzione di una zona speciale, un vero Stato nello Stato creato da Zhao Wei, un cinese della diaspora divenuto ricco con la droga ed il gioco d’azzardo e che infatti ha trasformato il golden triangle in un grande Casino’, sostituendo il traffico degli oppiacei con quello delle metanfetamine, meno ingombranti e più redditizie come lo “yaba”, la droga che rende pazzi.
Sono migliaia e migliaia i chilometri di autostrada e ferrovie progettate dai cinesi per riunire i protettorati indocinesi,  dallo Yunnan a Singapore , attraverso il Laos la Cambogia la Birmania e soprattutto il Viet Nam che dell’imperativo categorico di Dieng Xiao Ping, arricchitevi!, ne ha fatto Verbo.
Agli americani, resta solo da avviare l’ennesimo Starbuks che quotidianamente spaccia per caffè della imbevibile brodaglia a 5 dollari a bicchiere che i ricchi rampolli, nipotini di Ho Chi Min, sono felici di pagare pur di avere l’illusione di inseguire un sogno americano senza sospettare di essere parte di uno meno roseo cinese.

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