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Erdogan libera 38 mila criminali per imprigionare 35 mila oppositori. Come Stalin, Pinochet, Castro…

La foto di di Antonio Buttazzo

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Il Sultano turco Erdogan ha liberato 38.000 delinquenti comuni per far spazio a 35.000 oppositori politici.

Può contare su illustri precedenti.

Varlam Salamov racconta dei Gulag della Kolyma sgombrati dai criminali comuni, per far spazio ai trozkisti, trascinati in massa da Stalin in quei campi di concentramento in Siberia.
Assassini e stupratori cileni, detenuti nella glaciale Patagonia, dovettero dividere le loro brande con gli studenti universitari di Santiago, spediti da Pinochet a svernare lontano da occhi indiscreti nella capitale.
Poi, accomodò la marmaglia in più confortevoli siti.
Fidel Castro consolidò il suo potere esodando dal porto cubano di Mariel 125.000 detenuti comuni verso Miami. Gente che andò ad allungare la già lunga lista di criminali in soggiorno obbligato in Florida provenienti da tutti gli Usa. Ai limiti delle acque territoriali de l’Habana , “los hermanos del rescate” con gli stessi yacht con cui erano fuggiti al “triunfo de la revolucion”, erano arrivati fin li convinti di recuperare pacifici borghesi ansiosi di fuggire dal socialismo castrista. Si sono invece trovati a bordo avanzi di galera.
Troppo evidenti le connessioni che legano i dittatori alla criminalità comune per non rifletterci su.
Il potere dispotico flirta indecentemente da sempre con la criminalitaà comune, considerata in certi contesti storici una preziosa alleata contro l’avversario politico.
È accaduto anche in Italia, con la deriva autoritaria degli anni 50, quando i governi di centro destra utilizzarono in Sicilia la mafia per reprimere le rivolte contadine.
Erdogan in fondo non fa altro che perpetuare la tipica ansia del tiranno desideroso di ingraziarsi il popolo con la solita clemenza ipocrita.
Difficile davvero pensare che in Turchia non avrebbero trovato qualche migliaio di posti letto in più nelle patrie galere.
L’assolutismo dispotico che Recep Erdogan ha imposto al Paese, ha bisogno di una liturgia già storicamente sperimentata.
Erdogan, alla sindrome da accerchiamento già denunciata durante il volo notturno per i cieli di una Europa che non lo voleva tra i piedi, deve aggiungere la mistica del potere buono che tutto perdona ma non il tradimento.
Via i ceppi dunque a ladri, lenoni e spacciatori di droga.
Ingabbiati invece giornalisti e militari ostili al Conducator levantino.
Perché a buon diritto possa poi egli essere iscritto tra i nuovi tiranni di questo secolo, che già pare non scarseggino.