Antonio Buttazzo

Genocidio degli armeni, la prova generale dell’Olocausto

ROMA – Tra il 24 ed il 25 Aprile del 1915, nel cuore della notte, a Costantinopoli, la polizia bussa alla porta di centinaia di intellettuali, scrittori, giornalisti, avvocati e pure di qualche delegato al parlamento di origine armena. Gli sbirri turchi li invitano immediatamente a lasciare il Paese attraverso i deserti dell’Anatolia.

Dietro di loro, un altro 1.800.000 di armeni sono costretti dalla mattina alla sera a lasciare la Turchia a piedi o al più con mezzi di fortuna assolutamente inidonei alla traversata. La decisione di allontanarli dal Paese fu presa da un gruppo politico chiamato i “giovani turchi”, un movimento nazionalista che con un colpo di Stato si impadronì del potere spodestando il sultano Hamid.

Il loro proposito era di modernizzare il regno ottomano rendendolo più aperto all’Occidente. Di quel gruppo faceva parte anche Kamel Ataturk, futuro padre della Patria. L’ideologia panturchista, imponeva la pulizia etnica. Con diversi metodi e con la scusa di salvarli dagli eventi bellici in corso contro le armate russe, gli armeni vennero deportati e massacrati.

Il lavoro sporco fu fatto da un tedesco, Friederich Bronsart von Shellendorf, generale dell’impero ottomano, nell’ottica delle relazioni che storicamente legavano i turchi ai prussiani. Ai curdi, conniventi con gli ottomani, andarono in premio i beni espropriati agli armeni. Di quel milione e ottocentomila armeni, ne sopravvissero meno di trecentomila.

Il massacro fu scientificamente programmato. Furono uccisi prima gli intellettuali poi gli uomini ed infine gli anziani, le donne e i bambini. Restano tracce dei documenti segreti con cui venne ordinato il genocidio. Codici criptati oggi comservati al Memorial Armenian Genocide di Yerevan.

Alcuni militari subordinati non li avevano distrutti per poter dimostrare in futuro di avere solo eseguito ordini. Al processo che si tenne a Malta contro i militari responsabili turchi, intentato dagli inglesi, in effetti non si riuscì a dimostrare la volontà di sterminio da parte dell’esercito turco e tutti e 144 imputati vennero rilasciati.

Consumato alla vigilia della grande guerra, il genocidio armeno è definito la prova generale dell’Olocausto. Una ferita mai più rimarginata nel popolo armeno ed in quello ancora più numeroso della diaspora di questa gente sfortunata e meravigliosa.

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