Blitz quotidiano
powered by aruba

Giulio Regeni, il vero obiettivo dei Servizi d’Egitto è…

La foto di di Antonio Buttazzo

Leggi tutti gli articoli di Antonio Buttazzo

Omicidio Regeni. Non credo fosse lecito aspettarsi molto dall’ incontro tra gli investigatori italiani e quelli egiziani riunitisi a Roma.

Gli italiani sono rimasti delusi, soprattutto quando hanno appreso che gli inquirenti egiziani sono venuti a Roma anzitutto per conoscere gli esiti di quelle (poche) indagini che è stato possibile esperire qui da noi, segnatamente i risultati degli esami autoptici sul cadavere del giovane ricercatore e poco più.

Ricordiamo che anche al Cairo, seppure  in maniera molto approssimativa , è stata effettuata una autopsia, dei cui esiti peraltro, se non per grandi linee, non si conosce il contenuto.

È difficilmente ipotizzabile che le richieste di cooperazione formulate dall’Italia all’Egitto, probabilmente al momento della visita dei Procuratori italiani al Cairo giorni fa, non si siano sostanziate in una precisa richiesta di discovery degli atti di indagine egiziane , in special modo del resoconto di quelle attività investigative su cui gli inquirenti italiani  sono abituati a lavorare.

E quindi analisi dei tabulati telefonici, tracciamenti GPS, immagini  video, insomma tutto quel patrimonio investigativo su di cui gli inquirenti italiani sono soliti ragionare.

A fronte di queste (legittime) pretese della Autorità Giudiziaria italiana, quella egiziana avanza quelle di conoscere oltre ai già detti esiti dell’autopsia anche il contenuto del pc di Regeni, che maldestramente non avevano recuperato gli investigatori egiziani  e che invece hanno trovato i genitori del ricercatore, consegnandolo alle Autorità italiane.

In un’ottica di collaborazione giudiziaria, la richiesta egiziana potrebbe essere accolta.

A condizione che la cooperazione sia reciproca, cosa che a quanto pare al momento non è.

Al netto delle mail anonime con cui viene bombardato il sito di “Repubblica”, da cui parrebbe emergere l’esistenza di una gola profonda in seno agli apparati di sicurezza egiziani, forse troppo interessati ad uno sviluppo eclatante della vicenda giudiziaria (pista peraltro poco accreditata dagli inquirenti italiani), l’impressione è che le Autorità egiziane siano più interessate a capire quali equilibri interni siano in conflitto che a rivelare quanto sanno sulla morte di Regeni.

Le tante “primavere arabe” di questi anni, quella egiziana in special modo, dovrebbero indurci a diffidare della buona volontà di cooperare da parte di quegli  interlocutori, quando in gioco c’è la stabilità di un regime, quello di Al-Sisi, che potrebbe essere oggetto di minacce interne da parte di quegli stessi servizi segreti cui apparteneva il Rais egiziano.