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Kuala Lumpur, invasione araba: rischio colonizzazione culturale

La foto di di Antonio Buttazzo

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KUALA LUMPUR – Se uno si chiedesse come mai la Malesia sia sede di uno storico gp di Formula 1 la risposta l’avrebbe non appena salito a bordo del taxi che dal modernissimo aeroporto di Kuala Lumpur lo porta verso la città. Tutti i tassisti sembrano impegnati ad abbattere il muro del suono, coinvolgendo il passeggero nella simpatica impresa.

Di gran lunga la più grande città della Malesia, Kuala Lumpur, comunemente detta KL, è situata proprio sulla linea dell’equatore, godendo (si fa per dire) di un clima identico durante tutto l’anno, con la sola possibile eccezione del periodo dei monsoni e comunque senza che questi abbiano la consistenza con cui investono il resto della regione.
La Malesia è probabilmente il Paese asiatico dove sono presenti i più diversi gruppi etnici.

Cinesi, Indiani e Malesi ( a loro volta suddivisi in diverse etnie) sono i più rappresentati, soprattutto nella capitale.
Trasferiti qui dagli inglesi come operai e minatori, I cinesi, il 23% nel resto del Paese, nella capitale arrivano ad essere oltre il 40%.

Abbandonato il commercio al minuto, i cinesi hanno in mano i grandi capitali e quasi tutte le grandi imprese, al punto da costringere il governo a varare nel tempo diverse leggi tese a limitare l’ambito di azione dei traders dell'”impero di mezzo”.

La più odiosa, è senz’altro quella che impone la presenza di denaro Malè nelle società di capitali cinesi.  Una joint venture obbligata, per un popolo che non ama condividere il rischio di impresa. Probabilmente, se non fosse così, data la loro nota intraprendenza, il danaro lo avrebbero solo loro.

I Malesi hanno in mano invece tutto il potere politico. Il Paese è una Monarchia Costituzionale, forma di governo ereditata dagli inglesi, in cui il capo dello stato, che regna e non governa, è eletto per 5 anni tra 9 dei quindici sultani che guidano questo Stato federale.

Agli indiani (8%) , gli inglesi invece affidarono le professioni liberali e quindi godono tuttora di un grande prestigio a KL. La città, per effetto del melting pot che la caratterizza, è pacifica e tollerante.

L’Islam che vi si professa è molto moderato. Non si registra alcuna forma di fanatismo. Quando si incrociano donne in Burka o uomini in caffetano si può stare certi che provengono dal Golfo arabico, qui per turismo e più spesso per affari.

Le politiche di espansione dei Paesi del Golfo infatti comprendono senz’altro la ricca Malesia, Paese Musulmano con il quale intrattengono più che volentieri lucrosi business.

Ai tempi delle mie precedenti visite, più di 10 anni addietro, non avevo notato una presenza così massiccia di Arabi nel Paese.

Segno che l’azione di ampliamento degli interessi degli sceicchi procede a ritmo spedito, qui come del resto altrove, soprattutto in Asia.

Con il rischio concretissimo di una colonizzazione culturale che finirebbe per insidiare una società laica e multietnica, abituata alla pacifica convivenza ed estranea ai rigori dell’islam radicale tipico dei paesi del Golfo arabico.