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Luca Varani, le pene per gli assassini e quel padre in tv…

La foto di di Antonio Buttazzo

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La tragica vicenda di Luca Varani, il giovane assassinato a Roma da Marco Prato e Manuel Foffo,  impone ancora qualche considerazione anche sul piano giudiziario.
Si leggono infatti commenti imprecisi sul trattamento sanzionatorio che seguirà al pieno accertamento dei fatti.
Secondo alcuni, la eventuale assunzione di alcol o stupefacenti, escludendo o diminuendo la capacità di intendere e volere, comporterebbe la non imputabilità o, in caso di una capacità di intendere o di volere grandemente scemata, una diminuzione della pena.
Ai sensi del combinato disposto dell’art. 87, 92, 93 del codice penale, la norma di cui all’art 85 del citato codice sulla esclusione della penale responsabilita per incapacità di intendere e di volere, non si applica a chi si è messo in questa condizione al fine di commettere un reato o di prepararsi una scusa ed anzi, se è preordinata, la pena è aumentata.
È da escludere dunque che, una volta dimostrata la preordinazione al fine, possa invocarsi una causa di esclusione della responsabilità per vizio totale o parziale della volontà che, in ogni caso, non comporterebbe una immunità assoluta, bensì l’applicazione di misure di sicurezza in taluni casi anche gravemente afflittive.
Tuttavia, la questione non può essere ricondotta semplicemente alla necessità di un accertamento sullo stato di intossicazione da alcol o stupefacenti (preordinato o meno), poiché è evidente che il disturbo cui sono affetti quei ragazzi ha una natura psichiatrica che deve essere ancora indagata a fondo.
Ed è da qui che eventualmente può scaturire una decisione sulla imputabilità dei due soggetti, dai racconti dei quali emergono evidenti segnali psicotici.
Una forma di “narcisismo maligno” come è stata efficacemente definita, che pone i due soggetti in cima alla scala della pericolosità dell’individuo, una minaccia oltre che per gli altri anche per se stessi, come dimostra l’istinto autodistruttivo in preda al quale uno di loro ha tentato di togliersi la vita subito dopo l’omicidio.
È doveroso quindi chiedersi se si poteva intervenire prima ed evitare la pericolosa escalation criminale e chi doveva (o poteva) farlo.
Resta infatti il dubbio che i due fossero del tutto in balia di loro stessi, come una autovettura allo sbando lanciata a tutta velocità da due autisti impazziti sulla folla inerme.
È capitato colpisse il giovane Varani ma chiunque poteva rimetterci la pelle.
Troppo facile ritenere che il male che affligge questi ragazzi fosse “cosa loro”.
Viene dunque da chiedersi se era così difficile da parte di chi doveva osservarli meglio, scorgere il significato di quel modo di vivere, tanto più che adesso, da dietro le sbarre, soprattutto uno di loro, comincia a tirare fuori l’origine di tanto malessere.
Ed allora, quel Valter Foffo, padre di Manuel Foffo, meglio avrebbe fatto ad ascoltarla la storia di quel figlio invece che raccontarla a Porta a Porta.