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Migranti. Italia penalizzata dal piano Junker, ecco perché

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ROMA – Ma a che serve affannarsi per identificare i migranti, adempiendo al piano varato mesi fa da Jean-Claude Junker, se poi la persistenza della efficacia integra del regolamento di Dublino ci obbliga a riprenderci indietro i profughi che per il nord Europa non possono essere accolti?
Sette mesi addietro ci si era illusi che il cosiddetto piano Junker avrebbe risolto in un sol colpo due gravi problemi che affliggono l’Europa.
La crisi umanitaria, con l’aumento dei richiedenti asilo affollati alle porte dell’Europa a causa delle guerre in atto e la necessita di alleggerire la pressione sugli stati-molo, primo tra tutti l’Italia, sbarco naturale dei profughi provenienti dal Mediterraneo.
Il Piano, prevedeva la redistribuzione dei profughi (identificati) verso tutti i governi d’Europa, sui quali grava l’obbligo di accoglienza.
L’Italia (per una volta almeno) ha adempiuto al piano, creando 4 centri di identificazione, necessari all’istradamento dei migranti verso il resto d’Europa.
Purtroppo il sistema non funziona proprio a causa degli obblighi nascenti dal regolamento di Dublino o meglio, dalla sua interpretazione.

Infatti Il regolamento prevede solo che lo Stato dove per prima approda il profugo è obbligato alla identificazione ed alla prima gestione dei migranti, non certo a tenerseli in quanto i criteri per l’accoglienza presso uno o l’altro Stato sono differenti, ad esempio i legami familiari del richiedente asilo nella UE.
Solo la scarsa organizzazione impedisce che si dia corso alla domanda di asilo verso altri Stati non mediterranei, anche perché in effetti è complesso il rintraccio di familiari di chi arriva in Europa senza documenti.
Per tali motivi, una volta distribuiti i profughi per tutta Europa, quelli ai quali non viene riconosciuto lo Status di rifugiato vengono respinti verso il primo Paese europeo presso cui sono giunti, quasi sempre Italia o Grecia, cui tocca sorbire il carico del respingimento.
Un sistema balordo oggettivamente iniquo che testimonia la scarsa lungimiranza dei Governi italiani incapaci di rinegoziare regole assurde anche senza crisi internazionali.