Antonio Buttazzo

Migranti. Papa Francesco smaschera l’ipocrisia dei reazionari cattolici italiani

Migranti. Papa Francesco smaschera l'ipocrisia dei reazionari cattolici italiani

Migranti. Papa Francesco smaschera l’ipocrisia dei reazionari cattolici italiani

Alla fine non è durato molto, almeno a leggere i social network, l’idillio tra Bergoglio ed i cattolici.

È bastato che il Papa venuto dalla fine del mondo, scelto dai suoi confratelli ansiosi di far dimenticare gli scandali di una Chiesa  guidata da un pontefice a cui la notte rubavano nel comodino, dicesse qualcosa di cristiano.

Ed ecco scemati tutti gli entusiasmi dei cattolici per Bergoglio.

Francesco aveva da subito persino fatto dimenticare la super star Wojtyla.

Affacciato dal balcone di San Pietro ha  salutato la folla con un delizioso accento sudamericano e con parole cariche di simpatia.

Tempo qualche settimana e con quei suoi modi gentili e alla mano aveva conquistato tutti, credenti e non credenti (soprattutto questi ultimi), relegando il freddo intellettuale che lo aveva preceduto, Ratzinger, al ruolo di una comparsa di transizione tra il carismatico san giovanni paolo II e il gesuita simpatico ed alla mano che gli è succeduto.

Poi col tempo, le fronde interne al Vaticano hanno cominciato a nutrire qualche perplessità sulla scelta.

Questo si è sempre saputo del resto.

Era ovvio che i Principi della Chiesa storcessero il naso di fronte alle sortite pauperistiche dell’argentino.

Abituati a vivere nei loro attici tra il lusso e l’opulenza mal digerivano il francescanesimo di Francesco che dorme in 60 mq e gira con la Ford Fiesta.

Per il resto, cioè dell’attivismo rinnovatore di Bergoglio non si sono mai molto curati.

Ci vuol ben’altro per intimorire la Santa Chiesa Cattolica Romana.

Sapevano bene, fin da quando lo hanno eletto, che gattopardescamente avrebbero cambiato tutto per non cambiare niente.

E cosi infatti è stato, gli scandali finanziari continuano, la moralizzazione del clero procede lentamente ed anche la dottrina in fondo appare ancorata agli schemi reazionari con cui Wojtyla affossò il Concilio Vaticano II.

Nihil novi sub sole.

La Chiesa ne ha viste e passate di peggio per nutrire timori di reale cambiamento ad opera dell’ennesimo “rinnovatore della Chiesa” nei 2000 anni di vita.

La vera novità è invece un’altra in un epoca in cui il consenso si forma (e si sfalda ) cosi rapidamente.

È rappresentata dall’animo profondamente reazionario del cattolicesimo italiano, in gran parte legato alla tradizione bigotta e clericale di un gregge bisognoso di essere guidato ma anche blandito.

Le pretese ecumenistiche (e cristianissime) della propaganda bergoglina, spaventano il cattolico  italiano.

È bastato che il Papa predicasse quanto scritto nei vangeli sull’accoglienza del prossimo o sulla fratellanza dei popoli, per trattarlo come un abusivo asceso al soglio di Pietro per distruggerlo.

Qualcuno ha pure detto che è l’anticristo.

Pura nevrosi ante-conciliare.

Va bene essere fratelli in Cristo ma basta che te ne stai a casa tua fratello mio, questo è quello che per lo più si legge sulle bacheche di questo cattolicesimo rabbioso ed intollerante.

È l’immagine di un gregge disposto a seguire il pastore sino a quando tra le pecore bianche non cominciano a spuntare quelle nere.

Sicuramente, clandestine.

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