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Stalin è nato qui, fra i draghi delle acque solforose e il vino più antico del mondo

La foto di di Antonio Buttazzo

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Ge0rgia. Passeggiando tra i draghi e i vini.
Esistono vari modi per esplorare e se possibile catturare l’anima di un Paese.
Uno di questi è individuare alcuni aspetti che caratterizzano un popolo o un territorio cercando, per mezzo di questi, di cogliere lo spirito del luogo.
Proverò a farlo raccontando la Ge0rgia attraverso i draghi ed il vino.

Draghi 1. Il nome stesso della Ge0rgia deriva da san Giorgio, protettore del Paese.
Altri ritengono derivi dal greco georg, che significa agricoltura, ma è una origine che non mi convince e non perché sia un esperto di etimologia ma solo perché è più suggestivo immaginare Santi guerrieri protettori delle genti che non territori votati alla semina e al raccolto.
Decisamente, san Giorgio non aveva una grande empatia con i draghi che sotto i suoi piedi, trafitti da una lancia, finivano miseramente la loro fantastica vita.

Vino 1. Stando alle più recenti scoperte di archeologia enologica, nel Caucaso sono state trovate le più antiche cantine.
Tra Armenia e Ge0rgia pare si trovino tracce di viticoltura risalenti a seimila anni fa.

Draghi 2. La città di Tbilisi galleggia letteralmente sullo zolfo.
Le tante fonti sulfuree sono state incanalate in bagni termali, dove da tempo immemorabile la popolazione si reca per prendere le salutari acque.
Frotte di meravigliosi scrittori russi, purtroppo però di cagionevole salute, hanno approfittato della squisita ospitalità ge0rgiana per curare i propri malanni e continuare ad arricchire con la loro sapienza lo spirito dei posteri e dei contemporanei.
Ovviamente è lecito supporre che tra le viscere sulfuree del Caucaso vivano dei draghi dormienti.

Vino 2. La cristianità ge0rgiana è antichissima e deve molto alla apostola Nina (o Nino).
Nel IV secolo d.c., la Santa donna, per convertire il re d’Iberia, una regione del Caucaso da non confondere con la Spagna – errore in cui sono caduti anche tanti geografi – usò una croce fatta con dei tralci di vite.
Ancora oggi questa croce è simbolo della chiesa ortodossa ge0rgiana.

Draghi 3. Josiph Vissianorovic Dzugasvili detto Stalin, uomo d’acciaio, era ge0rgiano.
Anche se da queste parti tendono a dimenticarlo.
Tutt’al più, il nome è utile a vendere escursioni per la città natale di Gori che comunque pare non abbia altre attrattive.
Il Piccolo Padre ha avuto un rapporto di amore e odio con la sua patria.
La ha amorevolmente sovietizzata ma anche invasa a più riprese.
E non risulta l’abbia trattata meglio delle altre Repubbliche socialiste.
Inutile spiegare perché quel nome rimandi ai draghi.

Vino 3. Passeggiando per Tbilisi, non appena alzi gli occhi, non puoi fare a meno di notare tralicci di vite che corrono da una casa all’altra come se fossero collegate.
Un bell’esempio di legami architettonici.

Draghi 4. Durante le funzioni ecclesiali ortodosse, vuoi per le potenti amplificazioni poste al di fuori della chiesa, vuoi per la voce baritonale del pope, ti sembra di udire il ruggito di un drago.
Lo stesso è comunque spesso raffigurato nella iconografia all’interno ed è dunque immediato il collegamento.

Vino 4. Proprio per l’importanza che ha il vino, oramai tutti i ristoranti di alto livello (e sono tanti) si sono dotati di un sommelier competente e soprattutto loquace. Anche troppo direi. Uno va per bere un bicchiere e si trova inondato di informazioni più o meno utili sulla vinificazione bio dinamica in orci di terracotta con metodo di filtraggio a secco.
Inquieta più che altro la compostezza con cui ti spiegano la cosa che poi ti metti quasi paura a berlo quel vino.

Draghi 5. Lavrentij Pavlovic Berija, ovvero l’anima nera di Stalin come lo definì Svetlana, la figlia del dittatore ge0rgiano.
Fu a capo della polizia segreta sovietica poi divenuta KGB e diede mano al terrore con cui il suo conterraneo governava l’Urss.
Condannato e ucciso in uno di quei processi misteriosi di cui è piena l’epoca, forse senza nemmeno processo, in seguito dimenticato grazie a Kruschev che da buon contadino ucraino dei draghi Ge0rgiani non sapeva che farsene.

Vino 5. E donne. Difficile negare il connubio. Le donne ge0rgiane sono spesso deliziosamente ebbre davanti ad una bottiglia di vino. Hanno sorrisi maliziosi e occhi neri profondi. Difficile trovarle astemie. Per fortuna.

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