Antonio Buttazzo

Testamento biologico legge obbrobrio, non è eutanasia, solo libertà di non soffrire

Testamento biologico legge obbrobrio, non è eutanasia, solo libertà di non soffrire

Testamento biologico legge obbrobrio, non è eutanasia, solo libertà di non soffrire, scrive il giusta Antonio Buttazzo

Per gentile concessione del Vatikanistan, approda alla Camera la legge sul testamento biologico.

Adeguatamente annacquata, adesso passerà al Senato perché si prendano le dovute contromisure affinché il Belpaese non si collochi tra quelli civili ma continui a galleggiare nella bassa classifica di quelli più arretrati.

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Ovviamente è stato necessario prima che qualche disgraziato, stufo di soffrire, attraversasse le Alpi in ambulanza andando a tirare le cuoia in Svizzera, hai visto mai che, diversamente, se ne dispiacessero gli onerovoli Alfano, Fioroni o Binetti.

Dunque come al solito, dopo che c’è scappato il morto, si tira fuori dai polverosi cassetti delle commissioni parlamentari qualche invecchiata proposta di legge sulla quale trovare un accordo, stando attenti a non urtare le truppe talebane messe a guardia del parlamento da parte della Chiesa Cattolica.

Ne è uscita, manco a dirlo, una legge obbrobriosa, frutto dei soliti compromessi tra le ali estreme del radicalismo cattobigotto e quelle “dialoganti” dei partiti moderati.

E sì che non si discute di legge sull’eutanasia, come in maniera mistificatoria si tende a presentare la proposta in discussione- Si tratta di un tentativo di regolamentare, attaverso la legge, la volontà di un soggetto che dichiari, nel pieno delle sue facoltà mentali, di non voler subite inutili accanimenti terapeutici in limine vitae.

Ci si può discutere intorno quando si vuole, tirando in ballo la “dignità della vita” o i soliti “valori non negoziabili” ma la sostanza (ideologica) della questione è sempre la stessa secondo gli ayatollah cattolici: la vita non ti appartiene ed il dolore te lo sei meritato, meglio avrebbe fatto quel tuo antenato a non mangiare il frutto proibito, come gli ha suggerito quel serpente parlante in un paradiso terrestre.

Questo insomma il livello della discussione.

A nessuno tra i bacchettoni in Parlamento è venuto il dubbio che ognuno deve essere padrone della propria vita e che il diritto all’autodeterminazione deve essere sempre garantito e non può essere appaltato agli autoproclamati defensores fidei che pretendono di imporre la loro malata ideologia ai devoti ed a chi non lo è.

Crepino loro tra mille tormenti se credono, ma non lo impongano agli altri.

La loro visione è quella propria dei regimi etici a base teocratica in cui in fondo ambirebbero vivere (e farci vivere).

L’idea di avvicinare le nostre regole a quelle di Paesi arretrati come Svizzera, Canada o Olanda, che una legge sulla eutanasia (e tante altre in tema di diritti civili) l’hanno da decine di anni, li atterrisce.

Loro preferiscono essere accomunati a Paesi illuminati come l’Arabia Saudita o il Pakistan.

Vi si trasferiscano dunque, potranno star certi che a quelle latitudini la loro ipocrita mistica del dolore troverà benevola accoglienza.

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