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Unioni civili, Bagnasco non vuole: Italia era indipendente?

La foto di di Antonio Buttazzo

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ROMA – Unioni civili ovvero ogni volta che si prova a far diventare più moderna l’Italia con il tentativo di approvare qualche legge sui diritti civili che ci avvicini all’Europa, magari facendoci allontanare dalle legislazioni teocratiche ispirate alla Sharia, ecco arrivare puntuale l’affondo  della CEI.

Il solito cardinal Angelo Bagnasco rompe gli indugi e, sponsorizzando il family day indetto a Roma tra qualche giorno, entra a gamba tesa nelle decisioni di uno Stato estero sbandierando il punto di vista del Governo del Vaticano in merito.

Citando fonti autorevoli ed accreditate, le parrocchie, lamenta di code di disoccupati che non sanno come tirarla avanti la famiglia.

Tanto zelo nel tentare di fare approvare una legge sulle unioni civili, che manca solo all’Italia, è uno spreco di energie che invece, sostiene magnanimo,  andrebbero convogliate  sulla promozione e la difesa della unica forma di famiglia che lui concepisce, gli altri si arrangino.

Immediate le reazioni di chi dovrebbe difendere l’autonomia della politica dalla ideologia ecclesiale.

Angelino Alfano, ministro dell’Interno,  il 28 Gennaio sarà in piazza con il cuore.

Roberto Maroni , dimenticando che la Lombardia ha dato i natali anche a Verri e Beccaria e non solo a lui e Salvini, promette di inviare il gonfalone della Regione a Piazza San Giovanni assicurando che illuminerà il Pirellone con la scritta “family day”, cosi arrogandosi il diritto di rappresentare anche chi non vorrebbe esserlo.

La presidenza della Repubblica, per essere chiari, intanto espone i suoi dubbi sulla Costituzionalità del DDl Cirinnà, citando la sentenza del 2010  dove si diceva che “i costituenti tennero presente la nozione di matrimonio che stabiliva e stabilisce che i coniugi dovessero essere di diverso”.

Che poi è la  stessa sentenza cui è ispirato il disegno di legge sulle unioni  civili in approvazione, che vengono definite “formazioni sociali specifiche” (cosi recependo i desiderata dei cattolici, anche se  per loro è sempre poco).

Quella sentenza, la 138/2010, dimenticano un po’ tutti , è la stessa che invitava a dare riconoscimento giuridico alle coppie  composte da persone dello stesso in attuazione dell’art. 2 della Costituzione che impone allo Stato di “garantire e riconoscere i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”.

L’art. 29 della Costituzione dunque è citato a sproposito da chi è impegnato nella battaglia ideologica tesa a mantenere il nostro Paese in un limbo giuridico, in cui i  diritti sono tali solo se la CEI li ritiene degni di tutela.

Tuttavia l’art. 29 della Costituzione è  un arnese concettuale forte per Bagnasco  perché gli torna  utile per definire giuridicamente le linee guide da imporre all’Italia quando si appresta a legiferare in materia di diritti civili.

Ma soprattutto gli consente di perseverare affinché quell’inciso giacobino contenuto nell’art. 2 della Costituzione riferito a quei tanto detestati “diritti inviolabili dell’Uomo”, non  assuma in concreto  qualche significato.

Questo, sia che regni Renzi, sia che regni Berlusconi.