Antonio Del Giudice

I cosiddetti “moderati”: tutte le maschere di una realtà che non c’è

ROMA – C’è qualcosa di singolarmente stonato in questo inizio di campagna elettorale che, per la verità, dura da un anno ed è ormai agli sgoccioli. Quel qualcosa è la scoperta dei “moderati”, come se si trattasse di un fenomeno scientifico e non di una maschera che non vuol dire nulla. Si rappresentano moderati in ordine di apparizione: Casini, Fini, Montezemolo, Berlusconi, Sacconi, Letta il giovane, Fioroni e persino Brunetta.

Un po’ moderato è anche Bersani, naturalmente, nel suo antico corteggiamento a Casini. Nel giro dell’anno passato, “moderato” è stato sostituito da “montiano”, con il conseguente “montismo”, che consiste nel tirare la giacchetta a Monti e sperare nella compiacenza del cardinal Bagnasco. Fuori dalla lista dei “moderati”, Grillo, Vendola, Santanchè, Storace, Maroni. Questi ultimi, si sa, puntano sull’incazzatura degli italiani e non avrebbero nessuna convenienza a vestire la maschera che va adesso di moda.

A parte che il moderatismo in questo Paese è finito con lo squagliarsi della Democrazia cristiana e, si potrebbe aggiungere, del Pci: c’è un’altra considerazione che è la seguente. Fatevi un giro dei bar, dei supermercati o delle piazze superstiti. Provate a contare, così alla buona, quanti “moderati” incontrate a fronte degli “incazzati”. Non c’è paragone, e non serve Mannhaimer per intendere la tendenza generale all’incazzatura.

Non si parla che di politici ladri, di tasse insopportabili, di lavoro che non c’è, di figli senza futuro, di vecchi senza assistenza, di disabili lasciati a se stessi, di scuola che non funziona, di banche che torchiano i clienti, di prezzi insostenibili per benzina, riscaldamento, luce, acqua…Viene da dire che i nuovi “moderati”, e i loro capi vecchi e nuovi, non hanno nessuno di questi problemi, altrimenti non sarebbero “moderati”. Oppure non li capiscono. O forse c’è una terza ipotesi: l’affannosa ricerca di sommare tutte le maschere del moderatismo è il segno che anche Casini e Montezemolo temono di andare a sbattere. E questo spiega il cangiare quotidiano di Berlusconi, capo degli incazzati e capo dei moderati allo stesso tempo. Il vecchio lupo di Arcore ha ancora il fiuto che Casini e Montezemolo si sognano.

San raffaele

Naruralmente, per ritrovarsi uniti, i “cosiddetti moderati” hanno bisogno di dipingere Vendola come un pericoloso sovversivo, che uno così ai bei tempi sarebbe stato un socialdemocratico di destra, più a destra di Saragat. La vera questione che il listone simil-montiano ignora è l’evidenza che l’Italia moderata c’era quando eravamo un Paese prospero. Adesso ci è sembrato “moderato” anche il macete di Monti. Il che è tutto dire.

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