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Asse Lega Nord-M5s: no immigrazione, no euro, no banche

Asse Lega Nord-M5s: no immigrazione, no euro, no banche

Asse Lega Nord-M5s: no immigrazione, no euro, no banche

ROMA – No immigrazione, no euro e no banche. Questi i punti in comune tra Lega Nord e Movimento 5 stelle. Un asse tra Beppe Grillo e Matteo Salvini che non aiuta comunque M5s a trovare consensi al Nord, dove decisamente non riesce a sfondare.

Giuseppe Turani nel suo blog Uomini e Business scrive che il dialogo è stato avviato sui temi più populisti nell’articolo L’asse Lega-grillini al Nord:

“I cavalieri solitari e un po’ snob del Movimento di Grillo continuano a negare, ma in realtà hanno cominciato a dialogare un po’ in tutte le direzioni: soprattutto società civile e Lega. Con la Lega smentiscono qualunque contatto, ma alla rassegna “Garda d’autore” Di Maio si è fatto intervistare da Gianluigi Nuzzi e nella stessa serata e nello stesso posto doveva essere intervistato Matteo Salvini, che però ha dato buca e si è fatto rappresentare dal suo vice Giancarlo Giorgetti.

Non ancora, insomma, un dibattito faccia a faccia, ma un  confronto, sia pure a distanza di qualche minuto. Fra i deputati del Movimento c’è stata anche qualche protesta per questa iniziativa di  Di Maio. Si è fatto notare che dialogare con la Lega, proprio quando i grillini la stanno accusando per il disastro delle banche venete, forse non era opportuno.

Ma qui bisogna cercare di capirsi. Di Maio è un noto gaffeur, sbaglia i congiuntivi e non legge le mail, ma è difficile che faccia una cosa del genere senza essere stato autorizzato dai vertici del Movimento. E quindi il suo viaggio sulle rive del Garda va interpretato per quello che è: l’inizio di una dialogo con la Lega, sia pure con modalità un po’ contorte e prudenti.

D’altra parte, se esistevano differenze fra i due movimenti, sono andate sfumando nelle ultime settimane. Entrambi sono contro l’arrivo degli immigrati, e in modo molto duro. Entrambi sono contro il Pd e contro l’euro. Se esiste un problema, semmai, è che sono concorrenziali presso lo stesso tipo di mercato elettorale: pescano fra quelli irritati contro “il sistema”, le banche, il governo, gli sbarchi, la sinistra. Ma questo sembra non impedire un progressivo avvicinamento, forse perché entrambi si sentono molto forti e sicuri dei propri voti.

Ma in realtà chi sta facendo il lavoro più importante, anche se molto sotterraneo, per ora è Davide Casaleggio, che ha preso molto sul serio il suo ruolo di capo del Movimento (per via ereditaria). Il problema, in questo caso, è l’aggancio con la società civile del Nord, dove a parte Torino, i grillini sono un po’ assenti. E, naturalmente, fra gli obiettivi c’è anche quello di agganciare qualche nome un po’ più interessante di quelli di Di Maio e Di Battista. Ci sono molti colloqui in questa direzione e c’è anche una sorta di ambasciatore, Arturo Artom, che ha messo su un network di piccoli e medi imprenditori vagamente “grillini” . Artom è un signore molto fantasioso e con buone relazioni un po’ ovunque nei giri marginali dell’imprenditoria, ma finora la caccia non ha dato grandi risultati e nemmeno si nota uno spostamento di quote rilevanti di industriali sulle sponde del Movimento (cosa che invece era successa ai tempi gloriosi della Lega di Bossi).

Lo stesso Davide Casaleggio, peraltro, qualche mese fa aveva organizzato a Ivrea una giornata di studio in onore del padre scomparso e quella doveva essere l’occasione per avvicinare e esibire nomi importanti. In realtà, non c’era nessuno, tanto è vero che quella riunione è stata battezzata come “la cena dei fornitori”: insomma, un po’ di amici di vecchia data e qualche intellettuale in cerca di futuro. Niente di più.

Per ora, quindi, si sa questo: il Movimento non disprezza il dialogo con la Lega sui temi più populisti (no euro, immigrati, no banche, no Pd) e nello stesso tempo cerca affannosamente una chiave per entrare nel cuore del Nord produttivo, dove c’è un boom e dove i soldi girano davvero. Ma finora deve accontentarsi di Arturo Artom e dei suoi quattro amici atrrabbiati.

Tutti gli altri preferiscono stare in fabbrica a lavorare piuttosto che perdere tempo a ascoltare Di Maio”.

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