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Banca Carige, su Malacalza incombe Apollo, mentre Tesauro…

La foto di di Franco Manzitti

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GENOVA – Banca Carige, la gestione Malacalza, il nuovo azionista di riferimento, ha inizio in piena battaglia. Durante l’assemblea degli azionisti che ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione, confermando la scelta, già annunciata, a presidente di Giuseppe Tesauro (ex presidente della Corte Costituzionale e  dell’Antitrust) e di Vittorio Malacalza a vice presidente, si sono sentiti i refoli di venti di guerra, quando l’avvocato Vincenzo Mariconda in rappresentanza della Malacalza Investimenti, azionista di maggioranza di Banca Carige (col 17,8%), aveva puntato il dito contro le indiscrezioni sull’appoggio che la Bce darebbe alla proposta di Apollo capital management, il fondo Usa che si è offerto di acquistare i crediti deteriorati della banca, e di avviare, contestualmente, un aumento di capitale da 550 milioni.

Come ha riferito Raoul De Forcade sul Sole 24 Ore, 

il nuovo cda, per Mariconda, dovrà «valutare le implicazioni di quanto accaduto e le iniziative da assumere in proposito. Non crediamo che la Bce (a conoscenza della proposta di Apollo, la Bce avrebbe invitato la banca a valutarla attentamente), si faccia sponsor della proposta di un fondo né che si intendano imporre soluzioni a un azionariato che si è dimostrato disponibile alle richieste» fatte in passato.

Al momento delle votazioni Malacalza ha ottenuto la maggioranza (54% delle azioni presenti) ottenendo 10 posti nel nuovo cda che sarà composto da 15 amministratori e si riunirà per la prima volta lunedì.

Oltre a Tesauro e Malacalza, gli altri eletti della loro lista sono stati Luciano Pasquale (espresso dalla Fondazione), Guido Bastianini, che nella prima riunione del cda prevista entro qualche giorno verrà indicato amministratore delegato, Maurizia Squinzi, Giampaolo Provaggi, Paola Girdinio, Elisabetta Rubini e Lucia Venuti. La lista presentata da Gabriele Volpi e Aldo Spinelli, riuniti in un patto che accorpa il 7,5%, ha eletto Claudio Calabi, Alberto Mocchi e Sara Armella. Un consigliere a testa per la lista del patto Coop Liguria-Fondazione Cr Savona-Fondazione Cr Carrara e per i fondi istituzionali facenti capo ad Assogestioni: gli amministratori eletti sono rispettivamente Remo Angelo Checconi e Giulio Gallazzi. 

Dato che si tratta di soldi, di “palanche” come si dice a Genova e di “palanche” zeneisi, depositate nella banca-mamma della ex Superba, la battaglia intorno alla Carige, in questi giorni di inizio primavera, può essere considerata veramente campale. Cosa c’è di più centrale per una razza che affonda la sua storia, la sua antica gloria, la grandezza dei cosiddetti “secoli d’oro” nella gestione finanziaria, in quella ancestrale capacità di manovrare i capitali, di prestarli, ricavandone quello che i vecchi chiamano ancora “il frutto”?

Così la sequenza micidiale della assemblea dei soci di Carige, che sta per cambiare il management della banca e riorganizzare il suo assetto con una seconda rivoluzione in tre anni dopo gli scandali del 2013, poi della risposta urgente da dare al fondo chiuso americano Apollo, che ha chiesto di gestire le sofferenze della banca, iniettando nelle case anche un preventivato aumento di capitale di 550 milioni, diventando il maggiore azionista con i “genovesi”, non più primi azionisti, potrebbe, questa sequenza, cambiare molto degli scenari attuali della città.

L’attacco di Apollo, dietro il quale si muoverebbe anche la Bce, preoccupata dei destini di Carige, considerata da quel vertice una specie di mini caso Mps, potrebbe risultare quasi uno scacco matto agli equilibri genovesi, faticosamente e arditamente messi in piedi da Vittorio Malacalza, che con il suo gruppo ha conquistato il 17,5 per cento di una banca uscita da una tempesta e presto battuta da altre tempeste.

Cambiano i vertici, con Giuseppe Tesauro, ex presidente della Corte Costituzionale, e Guido Bastianini, presidente di Banca Profilo, prendono il posto di presidente e amministratore delegato. Muta la politica di un istituto che era stato prima dissanguato dagli scandali della gestione di Giovanni Alberto Berneschi, il padre padrone di Carige per un fatal ventennio, poi salvato dall’arrivo del gruppo Malacalza e nella sua scia di altri investitori genovesi, come Gabriele Volpi, un tycoon nativo di Recco, re delle infrastrutture e dello sfruttamento petrolifero in Nigeria, padrone di società sportive come la Pro Recco di pallanuoto e lo Spezia calcio, come Aldo Spinelli, il presidente del Livorno calcio, con un impero nel settore dell’autotrasporto, di recente in parte venduto a un fondo inglese.

L’attacco americano del fondo Apollo presuppone un cambio di rotta sulla strategia che Malacalza ha impresso puntando su uno scenario molto territoriale, di radicamento della banca, di marketing aggressivo in quella direzione. Per questo era scattato anche un po’ ruvidamente il cambio dei vertici, con l’annuncio in un comunicato della sostituzione di Castelbarco e Montani, il presidente e l’ad, che si erano caricati sulla schiena il peso della banca uscita a pezzi dall’era precedente.

Su quella strada Malacalza e gli altri soci rimontanti dopo la quasi totale uscita dal pacchetto azionario della Fondazione Carige, che aveva avuto fino al 43 per cento negli anni Berneschi, per due volte firmavano imponenti aumenti di capitale, che poi le tempeste dello scorso inverno, quando il titolo aveva ballato in borsa fino a dimagrire paurosamente , avevano molto ridimensionato.

A questo punto, quando questa nuova rotta era tracciata, è arrivata, poco prima della vigilia di Pasqua, l’offerta Apollo, messa in un modo e con lo stile di quelle proposte che non si possono rifiutare, ma che porterebbe allo scoperto la perdita di valore dell’investimento Malacalza nel bel mezzo del loro tentativo di rimonta: appunto nuovi vertici, nuova politica territoriale, consolidamento della matrice genovese e ligure.

La strategia Apollo, la discesa di questa navetta spaziale sotto la Lanterna, sarebbe, infatti quella di una futura aggregazione con altre piccole banche in sofferenza sul terremotato scenario italiano, quello che allarma appunto Bce, Banca Etruria, Marche, CariFerrara e CariChieti. In quel modo il nuovo “agglomerato” con la bandiera a stelle e striscie diventerebbe addirittura il quinto gruppo bancario italiano, a ridosso dei colossi Intesa-SanPaolo, Unicredit. E’ chiaro che una prospettiva di questo genere alletterebbe non solo Bce, ma anche il Governo italiano che potrebbe leccarsi i baffi su una stabilizzazione bancaria non da poco.

E’ questo lo scacco matto che Apollo gioca sullo scacchiere di una piccola banca locale, dal grande passato, ma dal peso delle emergenze così consistente. Offrendosi di acquisire i crediti deteriorati a un prezzo che per l’istituto significherebbe una perdita intorno a mezzo miliardo, con inevitabili conseguenze sul patrimonio e sui parametri di equilibrio contabile, chiesti proprio dalla Bce, l’operazione amerikana spalancherebbe uno scenario totalmente nuovo e rischioso.

Da qui la disponibilità dello stesso fondo a far scattare un altro aumento di capitale di 550 milioni di euro che lo piazzerebbe tra i maggiori azionisti, mettendo in minoranza il “salvatore” Malacalza.

Che cosa risponderà alla mossa la banca, che sta rinnovando il suo vertice? Malacalza, il vecchio avversario di Marco Tronchetti Provera, l’imprenditore dai solidi successi, il “re” dei superconduttori, l’uomo che, partito da una piccola impresa edile nel piacentino, è diventato, attraverso il commercio siderurgico e altri grandi business azzeccati sul confine tra aziende parastatali e imprenditoria privata e disfide alle casseforti storiche italiane come Pirelli, un colosso finanziario, è stato anche nominato vice presidente della “sua” banca.

La palla dell’offerta Apollo rimbalzerà ovviamente dall’assemblea degli azionisti al prossimo nuovo consiglio, quello con Tesauro, Malacalza e Bastianini ai vertici, che secondo molti azionisti la respingerà. Facendo forse digrignare i denti alla Bce, ma contrapponendo, forse, un’altra mossa. Malacalza è un duro, un leader essenziale, capace sempre di posizioni frontali e dirette. E’ probabile che la contromossa sia il progetto di una altra aggregazione preparata da tempo e pronta ad essere sfornata per rassicurare comunque Bce, il cui fine è, comunque, il consolidamento delle banche traballanti.

La conclusione, aspettando queste mosse ed altre imprevedibili nel grande risiko bancario, è che Carige, spennacchiata in un passato remoto ed anche in quello recente dalle sventagliate di borsa, potrebbe diventare un bocconcino molto appetito su uno scenario molto più largo.

Tutto questo avveniva mentre, a poche centinaia di metri dal grattacielo di 14 piani della Carige, si celebrava nel Palazzo di Giustizia una udienza-chiave del processo contro Berneschi e i suoi presunti complici nelle operazioni che hanno fatto vacillare la Carige e sulle quali ci sono ancora molti veli da squarciare e molti misteri da scoprire proprio tra i crediti deteriorati che Apollo vuole inghiottire.


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