Blitz quotidiano
powered by aruba

Beppe Grillo vince le elezioni? Lo spread “salirebbe a mongolfiera” avverte Turani

Se Beppe Grillo vincesse le elezioni, lo spread salirebbe come una mongolfiera, prevede Giuseppe Turani in questo articolo, pubblicato anche su Uomini & Business, che inquadra la situazione italiana nello scenario della finanza mondiale.

Quello di agosto era stato un discreto rally borsistico, ma forse è già finito. Di sicuro siamo entrati in una fase di grande attesa, di grande incertezza, internazionale e nazionale. Sul pano internazionale siamo alla vigilia di due eventi importanti. Anzi decisivi.

Il primo è rappresentato dalla consueta riunione di fine agosto (25-27) di Jackson Hole nel Wyoming. Ci saranno tutti i banchieri del mondo (tutti i centrali più quelli importanti). Ma soprattutto ci sarà Janet Yellen, capo della Federal Reserve americana. A quel punto mancheranno poche settimane alla riunione del Fomc di settembre che dovrà decidere sui tassi americani: rialzo oppure no?

L’attesa è grande, anche perché, per tradizione, spesso i capi della Federal Reserve hanno fatto annunci importanti proprio a Jackson Hole: qui Bernanke, predecessore della Yellen, lanciò il Qe, che poi è stato ripreso anche dalla Bce di Mario Draghi.

Non si sa che cosa dirà la Yellen, ovviamente. Si sa che lo stesso Fomc (Federal Open Market Committee) della Fed è spaccato in due: una parte vuole aumentare i tassi subito, un’altra parte vuole aspettare. Lei già ha mediato, rinviando il tutto. E’ probabile che, a due mesi dalle elezioni presidenziali, decida di rinviare ancora una volta.

Ma parlerà anche della ripresa americana, che c’è, ma non è fortissima e con molte ombre. Nell’attesa, i mercati si sono messi prudenzialmente al ribasso.

Anche in Europa c’è un clima di attesa. La prossima settimana devono cominciare a uscire i vari Pmi, cioè le aspettative delle aziende sul prossimo futuro. Ma soprattutto usciranno i dati dettagliati del Pil tedesco nel secondo trimestre. E lì si capirà meglio come è fatta e quanto è forte la ripresa tedesca. Inoltre, sono attesi i dati monetari della Bce.

Sulle borse europee, infine, ha molto pesato, come al solito, la vicenda dei crediti inesigibili, un problema noto a tutti da mesi e mesi, ma che non viene mai avviato a soluzione.

Secondo alcuni osservatori, però, la questione italiana più seria non sarebbe nemmeno questa. Ma sarebbe quella del referendum. Non esistono (e come potrebbero?) sondaggi attendibili che assegnino la vittoria al Si o al No. Tutto è ancora molto incerto.

Quello che si teme è che, in caso di vittoria del No, si crei una situazione politica vicina al caos. Con le dimissioni di Renzi e la necessità di andare verso nuove elezioni.

Quasi certamente si tratta di preoccupazioni esagerate. Se la politica italiana una cosa sa fare è evitare le situazioni drammatiche. E infatti anche alcuni sostenitori del No hanno già anticipato che in ogni caso Renzi non deve dimettersi. Deve rimanere al suo posto, e poi si discuterà con calma.

In realtà, in caso di vittoria del No si determinerà una situazione paradossale: maggioranza certa alla Camera, nessuna maggioranza al Senato (che a quel punto avrà gli stessi poteri di oggi). E quindi saranno possibili solo governi del presidente o di larga coalizione. Insomma, niente di molto diverso da quello che c’è oggi.

Restano i problemi economici, che però sono meno gravi di quello che si sente dire. In Europa l’austerità secca, alla tedesca, ormai è morta, non esiste più. Inoltre, anche borbottando, tutti i grandi leader tengono a Renzi: meglio lui al posto del rischio che a palazzo Chigi arrivi un Di Maio. La futura destra per bene di Parisi e Berlusconi per ora è solo un sogno. E quindi oggi è Renzi l’interlocutore di Berlino e di Parigi, ma anche della futura Casa Bianca. In queste condizioni, nessuno metterà i conti di Renzi sotto il microscopio. In termini più espliciti: lo lasceranno sforare e gli lasceranno fare una discreta figura.

Il resto è tutto nelle mani del referendum. Se Renzi vince allora avrà mano libera e avrà la forza per varare finalmente le riforme tanto attese. Se perde, vedremo un copione già visto: trattative fra i partiti, soluzioni di compromesso, crescita ancora lenta.

A meno che Renzi, in caso di sconfitta al referendum, non decida di giocarsi la sua carta matta: andare subito a elezioni, anche a costo di spaccare il Pd, e vedere se la borghesia italiana se la sentirà davvero di consegnare il Paese ai grillini. Con Di Maio a palazzo Chigi e Dibba agli esteri. Esito che farebbe inorridire tutte le cancellerie europee e i mercati, con uno spread che salirà come una mongolfiera, rendendo di fatto il paese ingestibile.

Beppe Grillo vince le elezioni? Lo spread "salirebbe a mongolfiera" avverte Turani

Beppe Grillo vince le elezioni? Lo spread “salirebbe a mongolfiera” avverte Giuseppe Turani (nella foto)