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Silvio Berlusconi, fino a oggi, aveva osservato, rispetto ai territori dove non poteva mettere le mani, un dignitoso silenzio. Qualche dubbio che, al di là delle parole, Berlusconi fosse un liberale, lo aveva provocato il suo proclama bulgaro” (non per offesa verso gli ex compagni paradigma di votazione acriticamente unanime, ma perché pronunciato durante una visita in Bulgaria), l’anatema lanciato contro Enzo Biagi e Michele Santoro che portò poi al loro licenziamento dalla Rai. Si poteva ancora pensare a uno scatto di nervi, mentre quello che ne seguiì si poteva attribuire all’eccesso di zelo di chi italianamente si precipitava in soccorso del vincitore.
Quel che Berlusconi fa nelle sue proprietà non conta, perché ciascuno a casa sua fa quello che vuole, e non c’è giornale o editore che tolleri una disomogeneità culturale e ideologica. La cosa è riconosciuta dal contratto giornalistico e dalla giurisprudenza (giornale come prodotto di tendenza).
Si può anche dire che a casa sua, in alcune aree, Berlusconi mostra una tolleranza verso il non allineato che inganna. Infatti è liberale con quei prodotti, programmi, testate che, se non li avesse lui li farebbe qualcun altro; e che comunque hanno successo, portano fatturati e come sottoprodotto anche un’aura di liberalità.
Le torve minacce pronunciate da Berlusconi a Praga si discostano dal profilo finora conosciuto del Cavaliere. Sono le minacce che un politico potente o un ricco imprenditore pronunciano contro i giornali che danno fastidio, una versione del “lei non sa chi sono io” con la pistola puntata.
Forse l’opinione diffusa di Berlusconi è che dietro il sorriso stereotipato, un po’ da Jack Nicholson nel ruolo del Joker, si nasconda una mente superiore e sopraffina, una macchina cerebrale che raramente sbaglia. Conseguenza di ciò la convinzione che quando Berlusconi dice o fa qualcosa non lo faccia per errore ma sempre per calcolo.
Ad esempio, quando si comporta in modo tale da coprire di ridicolo se stesso e tutti gli italiani, chi ammira Berlusconi non può pensare a “defaillance” dell’Uomo Superiore, ma a fatti che sono frutto di un calcolo preciso, naturalmente innestato sul quasi sempre oinfallibile istinto di un venditore supremo.
Berlusconi in Italia è un grigio politico, serio e spiccio, come ci si aspetta sia un brianzolo grande imprenditore di successo, diventato anche, all’età in cui tutti vanno in pensione, un uomo politico di successo.
Quando va all’estero si trasforma e fa il matto. Fa cucù da dietro un monumento alla cancelliera tedesca Angela Merkel, fa lo spiritoso con Sarkozy, si comporta da carrettiere a Buckingham palace. Tutti pensano che lo faccia per calcolo, perché godendo di una platea internazionale senza limiti e senza conseguenze, può esibirsi per la gioia dei suoi tanti elettori che opoi commentano, in piazza o al bar, le sue esibizioni con ammirazione e divertimento. In Italia non se lo può permettere: cosa succederebbe se facesse cucù a Bossi o lo spiritoso con D’Alema? A parte il fatto che in patria Berlusconi ai vari Fini e Veltroni cucù glielo fa sul serio, non da dietro i monumenti, ma sul terreno della gestione politica.
Le esibizioni di Berlusconi sul palcoscenico internazionale sono sotto gli occhi di tutti, non solo dei giornali italiani. Cronache e video sono lanciati e rilanciati sui siti e sulle pagine delle maggiori testate del mondo. Se uno guarda la Merkel e il suo sguardo materno prima tollerante poi spazientito, nel video da Strasburgo, capisce che la Merkel non lo disprezza, anzi manifesta verso di lui una certa tenerezza indulgente, materna, appunto.
Allora perché prendersela con i giornali, con “certi” giornali? Berlusconi, direbbe la regina, “is not a fool” e sa perfettamente le ragioni, la portata e le conseguenze di quel che fa.
Per questo che l’attacco ai giornali fatto in modo quasi casuale, come un amico che si sfoga con un amico, con un gruppetto di giornalisti, passeggiando per Praga, scegliendo, sarà un caso, un’altra capitale dell’ex Europa dell’est che nella recente storia è abbinata a nefandezze in metria di libertà, è un fatto preoccupante.
Non è che gli altri politici o industriali o finanzieri siano meglio di lui. Per stare nella politica, pensiamo al presidente americano Barack Obama, più volto criticato in America per il suo atteggiamento che tende a discriminare i giornalisti che non sono abbastanza in ginocchio davanti a lui (il predecessore Gorge Bush non è nemmeno da nominare, perché è oltre ogni limite di decenza). Per non parlare del presidente francese Nicolas Sarkozy, che ha fatto licenziare il direttore di una rivista, Paris match, che aveva messo in copertina la foto della prima moglie,Cecilia, insieme con l’amante con cui era fuggita in America.
E se veniamo agli italiani e di sinistra,quindi la parte da cui ci si aspetterebbe una maggiore tutela verso la libera informazione, pensiamo a Massimo D’Alema quando esortò gli italiani a non leggere i giornali ma a guardare solo la tv, più affidabile per la divulgazione del suo pensiero; e pensiamo a Piero Fassino, che parlò di “emergenza informazione” quando i giorali pubblicaro minimi stralci di intercettazioni in cui l’ex segretario dei Ds diceva cose di cui pentirsi.
Berlusconi dovrebbe ringraziarli i giornali, perché, in tema di intercettazioni, si sono astenuti dal pubblicare quelle che, secondo le voci più accreditate, mettevano in luce i suoi criteri di scelta dei ministri; forse, in un paese in cui i giornali hanno fatto scempio della dignità dei malcapitati finiti del registratore dei pm, le uniche intercettazioni politicamente rilevanti e quindi da pubblicare erano proprio quelle. L’ingrato Berlusconi ora attacca. Fosse uno dei tanti, ci sarebbe da fare spallucce: è la dinamica della politica. Che venga da uno che è capo del governo, capo del partito di maggioranza relativo, leader indiscusso della cosiddetta destra, uno che ha dichiarato apertamente che il prossimo obiettivo è il 51 per cento, cioè il controllo assoluto dell’Italia, è questo che fa paura. Viene il timore, e che timore, che siamo ormai a un ritorno del 1925: che nella storia d’Italia pesa più dell’immaginario 1984.
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In tutta onestà, e da un punto di vista molto critico rispetto al grado di libertà, e di espressione in particolare, credo che il clima possa peggiorare ma con caratteri molto diversi da quelli che la Storia ci ha lasciato. Crea inquietudine quel consolidarsi dell’influenza della paura e molti giornalisti si autocensurano. L’addomesticamento senza strappi è più pericoloso di quello coercitivo, perchè poi chi lo fa, deve giustificarsi difronte ad una scelta del genere e purtroppo si sa che è più accettabile dire che il problema non c’è che ammettere la propria viltà. Il dominazione sulla paura è pericolosa perché implica prima o poi l’autoinganno.
L’editto bulgaro portò alla cacciata non solo di Biagi e Santoro, ma anche di Daniele Luttazzi.
Lo scrivo per completezza.
D’accordo sul senso dell’articolo. Ma non posso fare a meno di pensare che questo è solo il risultato di un popolino italiano che mai si sveglia dal torpore consumistico fin troppo foraggiato dalle televisioni appunto, sempre si identifica con l’uomo forte del quale crede di vantare le pubbliche virtù.
E’ il popolo degli italoforzuti e anche degli altri tutti commissari tecnici… tutti evasori… tutti pronti a giustificare i criteri di selezione dei ministri se questi basati sull’avvenenza e sulle prestazioni sessuali (3 ore di discoteca e 3 di sesso… sti c…i!)
Anche il primo duce si vantava di avere la sifilide per denunciare il suo insaziabile appetito sessuale. E’ piuttosto colpa dei reduci e della resistenza non essere stati capaci di trasformare veramente un popolo di millantatori con un popolo vero!
Ma come fai a trasformare l’ignoranza..
[...] premier ha spesso accusato i giornali italiani di montare casi inesistenti sulle sue [...]
NIAF USA E PICCOLI COMUNI, INTESA PER VALORIZZARE IL PATRIMONIO ECONOMICO E CULTURALE DEI PICCOLI COMUNI ITALIANI
Promosso dal regista Pino Tordiglione, si è svolto in Irpinia l’incontro tra dal Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni e la più grande fondazione Italoamericana, la NIAF, National Italian American Foundation a cui hanno preso parte il suo auterovole presidente l’avv. Joseph Del Raso, già Consigliere della Casa Bianca e presidente dell’American University of Rome; Virgilio Caivano, portavoce dei Piccoli Comuni; l’on. Amato Berardo, eletto nella circoscrizione del Nord America, ed autorevoli imprenditori .
Al centro dell’iniziativa l’intesa tra Italia e Stati Uniti per la valorizzazione del patrimonio economico e culturale dei Piccoli Comuni Italiani in un momento particolare di crisi globale, il futuro delle piccole comunità risiede, oltre la tipicità locale, nella new economy su cui implementare apparati produttivi altamente tecnologici
A far da scenario la cantina ed i vitigni del Radici Resort di Mastroberardino ubicato nella splendida Valle del Calore di Mirabella Eclano, laddove Annibale toccò con mano lo spirito libero e la lealtà dei Sanniti e del popolo Irpino.
A Joseph Del Raso, abruzzese di terza generazione, i Piccoli Comuni hanno voluto attribuire uno speciale riconoscimento per il contributo profuso allo sviluppo delle realtà locali e per la consistente solidarietà economica dimostrata verso le popolazione terremotate dell’Abruzzo.
Una intesa ed al tempo stesso una visita nei Comuni di Apice e Bonito, quest’ultimo per rievocare e ricordare il luogo d’origine dell’eccellente emigrante Calzolaio dei Sogni, Salvatore Ferragamo.
- “ I Piccoli Comuni sono molto importanti per la cultura di un Paese e vorremmo continuare con loro il rapporto di interscambio culturale perché vogliamo conoscere il numero e le origini degli italoamericani provenienti dai Piccoli Comuni Italiani”- così ha dichiarato Joseph Del Raso, presidente della NIAF.
NIAF USA E PICCOLI COMUNI: FOTO
Per scaricare le foto clicca qui:http://www.piccolicentrieuropei.com/index.php?option=com_content&task=view&id=733&Itemid=78&lang=
Un successo senza tempo che solo gli spiriti degli Irpini-Sanniti e degli indiani d’America riuscirebbero ad descriverlo con parole intellegibili, un Bridge che ha profuso fiducia per il futuro da progettare insieme ai giovani, la nostra speranza, è quanto è emerso da questa unione tra Italia e Stati Uniti.
Un riconoscimento alla laboriosità ed alla creatività umana, al tempo stesso un premio al sacrificio dell’uomo percorso essenziale per il successo di se e degli altri.
Gli ambiti riconoscimenti sono stati consegnati a personalità americane, italoamericane ed Italiane che hanno contribuito a costruire un ponte tra Italia e Stati Uniti. Il premio Filippo Mazzei –The Bridge- è un riconoscimento “vero” che mette al centro l’operosità umana come strumento di stimolo per il futuro, afferma Aurelio De Laurentiis che per l’occasione ha invitato il presidente della NIAF, Joseph Del Raso che ha accolto la proposta, ad organizzare un grande evento sportivo con l’US Napoli nel grande stadio di New York ed a valorizzare di più le cooperazioni economiche per il cinema italoamericano come risorsa per entrambi i Paesi.
L’America e l’Italia, in questa lenza di terra d’Irpinia, intensificano i rapporti con l’impresa fatta di uomini veri per un comune percorso di crescita, un ponte che unisce la creatività italiana al pragmatismo americano, binomio inscindibile per le fondamenta della democrazia come “essenza” dell’uomo nato libero, per richiamare le frasi di Filippo Mazzei, un Bridge che pone la fiducia nei giovani protagonisti del “Mondo Nuovo”
Tra gli insigniti della nostra terra d’Italia spiccano i nomi di Saverio Moschillo, 23 showroom, 9000 clienti in tutto il mondo ed un fatturato di 300 milioni di euro l’anno; Carlo Aquilino Villano della OMI s.r.l., un contratto siglato con la Boing fino al 2043 che cambierà il volto alla terra del sud.
Per continuare, Claudio Bozzo 42 anni genovese ai vertici della MSC USA, seconda compagnia al mondo per il trasporto cargo; Antonio Giordano, autorevole ricercatore scientifico; Piero Badaloni direttore di Rai International; Amato Beradi, parlamentare e fondatore della Camera di Commercio di Philadelphia; l’ingegnere toscano Maurizio Seracini esperto nella diagnostica di beni culturali e fondatore della prima università in materia a S.Diego in California; per non parlare di Dominic Massaro, di origini irpine, giudice capo della Corte Suprema dello Stato di New York; per finire l’avv. Joseph De Raso, presidente della più potente ed incisiva lobby italoamericana in America, la NIAF, nonché consulente delle più imponenti transazioni finanziarie internazionali.
“Tutto questo è stato il premio Filippo Mazzei –The Bridge- un patrimonio umano atto a costruire non a distruggere ponti”, così ha dichiarato il regista organizzatore, Pino Tordiglione, definito da De Laurentis e da tutti “uomo di alto profilo”, a lui sono state dedicate 100.000 euro in borse di studio che The American University of Rome metterà a disposizione dei meritevoli studenti Irpini.