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Boldrini in soccorso dei portaborse, cioè portaborse spacciati

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Boldrini in soccorso dei portaborse, cioè portaborse spacciati (foto Ansa)

ROMA – Boldrini in soccorso dei portaborse, cioè…portaborse spacciati. Molto più letale dello “stai sereno” di Renzi a Letta è arrivato, sta arrivando il soccorso della presidente della Camera agli assistenti precari e instabili dei parlamentari, insomma i factotum-portaborse che gli onorevoli qualche volta pagano, qualche volta no, qualche volta piazzano, qualche volta no.

Il soccorso viene annunciato, tra l’altro, da un’intervista a La Repubblica dove, testuale, “con voce rotta” la Boldrini dichiara di voler “cogliere l’attimo” e cambiare i contratti degli assistenti parlamentari (per la cronaca circa 700 a Montecitorio). La “voce rotta”, sia detto per inciso ma mica tanto inciso. ce l’ha messa l’intervistatrice Monica Rubino. Proprio obbligatoria questa prosa da Film Luce, questa retorica ingenuamente ossequiante?

Invece il “cogliere l’attimo” deve essere di sicuro tutta farina del sacco della Presidente della Camera. Che molti “attimi” è andata a cogliere in questi anni. Quello, primo fra tutti, dell’accoglienza indiscriminata, senza se e senza ma di chiunque e comunque solcasse il mare in direzione dell’Italia. Era il suo mestiere precedente, la sua precedente vocazione. Rispettabile. Non l’ha smessa però quando è diventata istituzione dello Stato. E questo neanche tanto paradossalmente non ha giovato alla causa della popolarità dei migranti. Il rifiuto di distinguere ciò che spetta a un governo e ciò che spetta ad un’organizzazione umanitaria è stato a lungo ed è uno dei punti di corto circuito culturale e operativo sulla questione migranti. Un presidente della Camera “patrono” dei migranti non ha giovato ai migranti. Ha attirato e focalizzato antipatie e ostilità. Anche sui migranti e dio solo sa quante, troppe e pessime già ne hanno contro di loro.

Un presidente, la Presidente…altro “attimo colto” dalla Boldrini quello del formalismo di genere. Attimi e tempo che poteva essere speso meglio. Totò avrebbe detto “quisquiglie e pinzillacchere”. Ecco questa della desinenza e declinazione al femminile o al maschile della carica appartiene alla categoria tracciata da Totò.

Più di un attimo giustamente la presidente Boldrini ha dedicato alla piaga purulenta della violenza maschile contro le donne, la violenza degli uomini che ritengono le donne loro proprietà e che se le “loro” donne li lasciano le puniscono con le botte, la persecuzione, la morte. Qui la Boldrini non è certo stata la prima e la sola. Purtroppo però il suo grande impegno ha confluito nel corteo della inutile sociologia para politica. La violenza contro le donne non la stani con uno spot o una campagna in tv. La violenza del maschio che picchia e uccide è qui e oggi problema di ordine pubblico. Problema anche di cultura certo, cambiare quindi la cultura…vasto programma.

A intermittenza la Boldrini ha dedicato qualche attimo alle cure della sinistra che vorrebbe unita e vera sinistra. A nome della sinistra tutta, unita e disunita, a tutte le sinistre auguriamo restino solo voci e suggestioni quelle di un ruolo attivo se non di leadership della Boldrini una volta non più presidente della Camera. Però visto che da quelle parti hanno seriamente pensato a Bianca Berlinguer, sai che tandem per l’elettorato e la sinistra in lotta e marcia contro Renzi-Merkel quello Boldrini-Berlinguer.

E ora, finalmente, il soccorso ai portaborse. Ricorda la Boldrini nell’intervista che due anni fa ci provò…A far che? Ora il fatto è che i deputati prendono ogni mese 3.700 euro per pagarci, se vogliono, collaboratori. Metà di questi 3.700 sono da rendicontare, con l’altra metà i deputati ci fanno quello che vogliono. Boldrini presidente della Camera in primo luogo fa l’italiana a tutto titolo: dice che i soldi a disposizione sono pochi, anche quelli per i deputati. Così fa ogni italiani su qualunque cosa, primo si piange miseria, poi si vede.

Quindi, passo due: Boldrini racconta che ha provato a fare in modo che la metà rendicontata dei 3.700 non andasse più nelle tasche dei deputati ma fosse utilizzata dalla Camera per pagare direttamente i portaborse. Ovviamente incrementando, cioè destinando alla bisogna un altro po’ di denaro pubblico. Racconta la Boldrini che l’idea non è passata. Ma ora, dice la presidente…

Ora niente. Fino a  che il pagamento ai collaboratori passerà per la tasca dell’onorevole (è a lui che vanno i 3700 e lui ne fa quel che vuole) non ci saranno garanzie e certezze per i collaboratori stessi. I quali, a dirla tutta, lo sanno benissimo che fanno il patto con il diavolo. Sanno che sono precari molto sui generis, precari che possono non vedere un ero ma anche vedere un piazzamento in uno qualunque dei mille e mille e diecimila luoghi del piccolo e medio potere come retribuzione reale.

Il soccorso della Boldrini non li aiuterà i portaborse perché l’unico soccorso vero per loro sarebbe la rottura dell dipendenza clientelare dal deputato e la qualifica e l’attività di collaboratore parlamentare legata a comprovata professionalità. Ma per questo la presidente Boldrini non ha l’ideologia adatta a comprendere e, diciamolo, per questo obiettivo buona parte dei portaborse non hanno interesse e convenienza.

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