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Borsa e titoli bancari, è arrivata “l’ora dei surfisti”

ROMA – In Borsa è arrivata “l’ora dei surfisti”: un giorno si compra e il giorno dopo si vende. In attesa di tempi migliori e soprattutto più stabili. Il ritratto della situazione delle piazze finanziarie europee arriva da Giuseppe Turani, che ha pubblicato quest’articolo sul sito Uomini e Business. 

Le banche sono un po’ in ripresa sul listino, ma non c’è da fidarsi più di tanto. Probabilmente ieri qualcuno ha esagerato nelle vendite e oggi un po’ si ricopre. Rimane però una diffidenza di fondo nei confronti di questa categoria di titoli. E non è difficile capire perché, basta mettere in fila qualche osservazione:

1- L’economia procede in ripresa ma molto lentamente e nemmeno con tanta sicurezza.

2- In queste condizioni le banche centrali sono costrette a tenere bassi i tassi di interesse molto a lungo, 2017 e anche 2018. Ma con tassi bassi, chi presta denaro non riesce comunque a fare utili interessanti. Inoltre in giro non c’è la corsa a chiedere denaro alle banche per fare investimenti o start-up. “Fare banca”, insomma, è diventato un brutto mestiere, poco redditizio, e pieno di pericoli.

3- Ma, soprattutto, rimangono seri dubbi sull’adeguatezza del capitale di moltissimi istituti. Saggezza vuole, e molti hanno già cominciato, che vadano sul mercato a cercare nuovi capitali per rafforzare il proprio  patrimonio, in modo da poter fronteggiare i rischi. Ma ai mercati e agli azionisti non piace mai che si chiedano loro dei soldi.

4- In Europa, infine, regna sovrana l’incertezza. Non si sa, cioè, quali vincoli e quali obblighi porrà l’Eba (l’autorità bancaria) alle banche. Ma, di sicuro, saranno norme più restrittive (e onerose) di quelle di oggi. In queste condizioni, meglio stare alla larga, salvo speculare: oggi si  vende e domani si compra, si fa un po’ di surf sulle quotazioni, sperando di prendere l’onda giusta.

5- Infine, c’è la questione Mps, in Italia. Non si sa se riuscirà a trovare i soldi che le servono per mettersi in sicurezza, ma soprattutto non si sa se l’istituto è in grado di correre con le proprie banche o se serva un radicale cambiamento.


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