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Brexit non ci sarà, ma se ci fosse… Turani spiega

ROMA – Secondo Giuseppe Turani l’uscita dell’Inghilterra dall’Europa non ci sarà, ma se ci fosse non c’è bisogno di evocare scenari apocalittici. In questo articolo pubblicato anche da Uomini & Business, Turani prova ad analizzare l’impatto della tanto temuta Brexit e del relativo referendum Ue sì-Ue no del 23 giugno.

Poche cose sulla Brexit. Per quanto riguarda noi l’effetto sarà soprattutto sui mercati: una scusa per fare del buon trading e delle ancora più buone prese di profitto. Per il resto, contro tutti gli allarmismi, va segnalato che non sta succedendo niente. Brexit non provocherà crisi tipo 29 e nemmeno tipo 2008, ma soltanto, ripeto, un po’ di ottovolante nelle Borse.

La questione è invece interessante sotto il profilo politico. I promotori sono gentaglia persino quasi peggio dei nostri Salvini e Grillo. Grandi bevitori di birra e stupidi nazionalisti.

Insomma, è l’Inghilterra del popolaccio e dei Farage quella che vuole la Brexit, nessun altro. E infatti tutte le autorità, da Cameron al sindaco di Londra, continuano a dire che la Brexit sarebbe una sciagura per l’Inghilterra.

La sciagura, per gli inglesi, potrebbe essere anche molto più grave di quello che si pensi. Di fatto, lancerà il paese in una crisi economica e di welfare di grandi proporzioni. Se la Brexit dovesse passare, agli inglesi sembrerà di essere tornati indietro di mezzo secolo.

Ma, soprattutto, la Brexit scaglierebbe l’Inghilterra nel regno della marginalità. Oggi la City è semplicemente la finanza europea, cioè di un’area economica che è la maggiore del mondo (Cina a parte). In Europa non si fa finanza senza passare da Londra.

Con la Brexit tutto questo finirebbe e l’Inghilterra si trasformerebbe in un medio paese con molti problemi: politici, sociali e economici.

Si dirà: affari loro. E in parte è così. A noi interessa il processo attraverso il quale si è arrivati a fare questa proposta demente. Salvini ha già detto, e anche i 5 stelle, che anche qui da noi serve un referendum analogo e che il popolo deve potersi esprimere.

La nostra vecchia Costituzione, e anche quella nuova, non contempla niente del genere, per fortuna.

I trattati di Roma (guarda caso) che istituiscono la Comunità economica europea risalgono al 1957. Salvini, che urla e strepita, sarebbe nato quasi vent’anni dopo (16 per la precisione), la Meloni ancora più tardi. Tutta la banda dei 5 stelle (direttorio) doveva ancora venire al mondo.

Con i trattati di Roma, firmati dall’Italia, che chiese proprio che fossero sottoscritti dai leader europei nella capitale italiana, appena 12 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, che cosa ha guadagnato il nostro paese? Qualcosa che non ha prezzo e che non si può comprare con nessuna Mastercard: siamo entrati, con pieno diritto, nel mondo dell’economia e degli scambi mondiali. Siamo diventati, cioè, da ex-paese contadino, una nazione adulta, rispettata. Avevamo perso anche la guerra. Questi idioti che oggi urlano vadano a rileggersi (c’è su youtube, non devono nemmeno aprire dei libri) il discorso del nostro premier, Alcide De Gasperi,  alla conferenza di Parigi: “So che in questa sala, a parte la vostra personale benevolenza, tutto ci è ostile…”. Ecco, veniamo da lì. Con la firma dei trattati di Roma (e non di un’altra qualsiasi capitale) possiamo considerare chiusa la brutta parentesi che aveva suggerito a De Gasperi quelle amare parole.

Anzi, venendo a Roma a firmare i trattati, i leader europei hanno implicitamente riconosciuto che avevamo fatto tanta strada (il miracolo economico, ad esempio) e che ormai eravamo un paese di pari dignità. Questo è quello che è stato fatto e che l’ignorante Salvini vorrebbe sottoporre a referendum dei suoi allevatori di vacche.

Ma, si dirà, l’Europa è cambiata molto. Oggi è una specie di nodo scorsoio che ci tiene legati alle decisioni di Bruxelles. Vero, e sono anche il primo a dire che oggi la dirigenza europea fa pena, ma il decollo post-bellico dell’Europa si è verificato grazie alla grande idea di mettere un po’ insieme le economie del Continente Idea maturata da Altiero Spinelli e Ernesto Rossi mentre erano al confino).

Questa idea della grande comunità economica resta sempre valida, anche se servono aggiustamenti.

Ma cerchiamo di rimanere con i piedi per terra. La bestia nera dei nostri populisti ancora più dell’Europa è l’euro.

Bene, togliete l’euro e ridate la vecchia lira all’Italia: la bancarotta del paese arriverà in meno di un mese. Ma l’Inghilterra non ha mai avuto l’euro. Certo, aveva però la sterlina, che per un paio di secoli è stata la moneta di riferimento mondiale.

Concludo: guardiamo con cura, in caso di Brexit, che cosa accadrà agli inglesi e stiamo alla larga da quelle idee suicide, nate a tarda sera in qualche pub.