Blitz quotidiano
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Cairo, assalto al Corriere, Turani racconta le nuove mosse

MILANO – La corsa al Corriere della Sera non è finita, non siamo ancora all’ultima puntata, ma un nuovo capitolo è stato scritto.

La Consob ha autorizzato la pubblicazione del documento informativo sull’offerta pubblica di scambio della Cairo Communication su Rcs MediaGroup: la notizia è  stata diffusa dalla agenzia di stampa Ansa nel pomeriggio di sabato 28 maggio 2016.

Col titolo “Cairo alla riscossa”, Giuseppe Turani ha scritto questo articolo, pubblicato anche su Uomini & Business”.

La strategia di Urbano Cairo sulla Rcs sta diventando più chiara. L’editore della 7 rilancia. Ha un piano per riorganizzare la Rcs e far felici  gli azionisti. Io sono meglio, dice, perché io ho un progetto. Gli altri si limitano a comprare le azioni Rcs e a sistemarle in una scatola finanziaria. Io invece renderò noto un piano di riorganizzazione della società. E poiché pago gli azionisti non in contanti, ma con azioni del mio gruppo (dentro il quale metterò Rcs), offro a loro di partecipare e di profittare di questo lavoro di riorganizzazione.

Ragionamento molto abile, che però poggia su un solo asse: la fiducia che gli azionisti dovrebbero avere nello stesso Cairo. Possono scegliere: o i buoni contanti di Bonomi e soci o le promesse di Cairo.

Inutile ora fare previsioni. Rimane il fatto che, a occhio, l’offerta Bonomi è più allettante e più immediata. Visto che l’editoria è un po’ in crisi ovunque, si incassano soldi e si va alla ricerca di meglio. Con l’offerta Cairo, invece, si resta inchiodati a una riorganizzazione Rcs che magari può durare anni e il cui risultato non è garantito da nessuno.

Interessante, poi, la posizione di Diego Della Valle, semplicissima: chiunque vinca, io non vendo. E in questo caso il suo ragionamento è trasparente: io voglio Rcs, ma aspetto paziente il mio turno. Prima o poi arriverà.

Sull’intera contesa Rcs, che nessuno si aspettava e che è abbastanza curiosa, fuori tempo, è ormai chiaro che ha pesato, e molto, la politica. Senza l’appoggio di banca Intesasanpaolo, cioè di Bazoli, il patron della 7 non si sarebbe certo messo in un’impresa così grande (rispetto alle sue dimensioni e alle sue disponibilità finanziarie). Ma perché Bazoli si è spinto in questo azzardo e perché  ha puntato su Cairo, certamente non un nome “forte” nel mondo degli affari italiano?

La spiegazione è semplice. Bazoli si considera il capofila o uno dei capofila del NO al referendum e di tutta quell’area di sinistra raccolta dietro a tale posizione. E, da uomo intelligente, si è reso conto che il NO è un po’ disarmato. Può contare solo sulla 7 (3 per cento di audience, cioè quasi niente) e sul Fatto (poco più di 30 mila copie).

Per poter condurre una buona battaglia serve un’arma più seria: il Corriere, appunto. Una scalata, quindi. Ma chi? In giro ormai non c’è quasi più nessuno, soprattutto disposto a rischiare di perdere una montagna di soldi intorno a Rcs (come è accaduto a tutti, fino a oggi).

Era inevitabile, quindi, andare su Cairo, che è ambizioso (giustamente) e che quindi è disposto a correre dei rischi. Da qui l’intesa e il via all’operazione.

Operazione che si scontra nel giro di pochi giorni con la contro-OPA di Bonomi e dei soci eccellenti. Perché questi scendono in guerra? Per le ragioni opposte.

Il mondo degli affari sta con la riforma, cioè con il SI, e è anche probabile che qualcuno abbia fatto notare che la Rcs non può finire nelle mani di uno come Cairo (che non ha quarti di nobiltà imprenditoriale). Infine, i soci “antichi” hanno già speso tanto per stare in sella al Corriere e probabilmente non hanno apprezzato l’idea di essere disarcionati. Quindi si sono rivolti, come sempre, a Mediobanca, che a sua volta  ha chiamato Bonomi, il finanziere più abile oggi sulla piazza. E la controffensiva è partita.

Come finirà? E’ difficile immaginare Cairo vincitore. Gli altri pagano bene. Cash, senza tante storie. Lui promette il paradiso prossimo venturo.

Una settimana fa, sotto il titolo “Il piano era liquidare Renzi”, Giuseppe Turani aveva già messo a fuoco la spinta politica dell’operazione:

 

L’operazione per conquistare la Rcs e il Corriere da parte di Urbano Cairo nasce dall’incrocio di due volontà di origini diverse, ma unite nello scopo. La prima, ovviamente, è quella dello stesso Cairo, che si trova un po’ in un vicolo cieco. La sua televisione, schiacciata fra Sky, Mediaset e la Rai, non va e non può andare da nessuna parte. E’ condannata a un’eterna audience del 3 per cento, cioè a essere una presenza più che marginale nel panorama italiano.

Identico ragionamento si può fare per le sue riviste e rivistine. Sono gestite come meglio non si potrebbe (Cairo è bravo davvero), ma sono una presenza irrilevante nel panorama  informativo del nostro paese.

Cairo, quindi, è un imprenditore che non da oggi ha il problema di inventarsi qualcosa di nuovo. Ecco quindi raccogliere al volo l’occasione di scalare la Rcs e il Corriere. Ecco, il grande salto. Da editore marginale a editore al centro dei giochi.

A segnalargli l’occasione è una vecchia volpe del mondo finanziario italiano, e cioè Giovanni Bazoli, che è appunto l’altra volontà che si incontra in questa storia. Bazoli è un curioso personaggio. Avvocato di Brescia, viene chiamato dall’amico Nino Andreatta, allora ministro del Tesoro, a salvare il Banco Ambrosiano, finito nella bufera di Roberto Calvi. Bazoli fa benissimo questo lavoro, al punto che sulle ceneri del vecchio Banco Ambrosiano costruisce poi la più grande banca italiana, e cioè Intesa Sanpaolo.

In realtà Bazoli non si considera un banchiere: la sua vera, grande passione resta la politica. E non da oggi. La sua presenza, ad esempio, si può trovare nel gruppetto di amici che a suo tempo  convinse Romano Prodi a entrare in politica e a diventare presidente del Consiglio. Gli amici di allora se ne sono andati quasi tutti, ma non per questo Bazoli si è arreso.

E oggi ha due bestie nere che vorrebbe sconfiggere. Una è la riforma costituzionale di Maria Elena Boschi, che considera sbagliatissima. La seconda bestia nera, inutile dirlo, è il premier Matteo Renzi, che lui vorrebbe vedere sparire.

Da qui l’offerta a Cairo di scalare la Rcs, poi Ferruccio De Bortoli presidente e non si sa chi direttore. Comunque con due obiettivi per il maggior quotidiano italiano: la vittoria del no a ottobre e la successiva cacciata di Renzi.

Quindi Cairo fa la sua offerta. Offerta che dai vecchi proprietari della Rcs viene considerata vile, nel senso di misera, praticamente offensiva. Da qui la decisione di opporsi e l’incontro con Andrea Bonomi. Quest’ultimo, studiate le carte, dice che la società può essere ancora un ottimo affare, basta solo sistemare alcune cose. La grana più grossa è probabilmente quella delle attività editoriali in Spagna, ma sostiene di avere già qualche idea.

Così scatta la controffensiva, con la creazione di una Newco e un’offerta agli azionisti assai più generosa di quella di Cairo. Come si collocano, politicamente, i signori della Newco che sono scesi in guerra per sbarrare il passo  a Bazoli e  a Cairo?

Magari non sono tutti renziani, ma sono convinti che cambiare cavallo adesso e  bocciare il referendum di ottobre sarebbe una follia, un terremoto che potrebbe gettare l’Italia nel caos. Da qui la decisione di fermare Cairo e di proseguire per la propria strada, con Andrea Bonomi in sala macchine che aggiusta qualche ingranaggio arrugginito. Non c’è bisogno di altro. Cairo e Bazoli possono stare fuori.