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Casaleggio, padrone del M5s, vuol chiudere i macellai, vaffa

MILANO – Casaleggio è il vero padre padrone del Movimento 5 Stelle, secondo Giuseppe Turani che ha pubblicato questo articolo anche su Uomini & Business.

Proviamo a capovolgere la frittata. In tutti questi anni si è sempre pensato che il comico genovese fosse il capo del suo strampalato movimento, fatto (come i film neorealisti di una volta) con personaggi pescati dalla strada. Capo e padrone assoluto. Ma è possibile che ci sia sbagliati.

Il vero ideatore, capo e padrone, non è Beppe Grillo, ma il misterioso Casaleggio. In questo caso Beppe Grillo sarebbe solo una sorta di rumorosa bandiera che sventola in piazza e davanti agli occhi del popolo. Un buon interprete, ma niente di più. Forse Gianroberto Casaleggio gli passa anche i pizzini (su smartphone, naturalmente).

Il sospetto che Beppe Grillo sia solo una bandierina viene se si mettono in fila un po’ di fatti:

1- Chi ha in mano la Rete, e quindi le scelte, le votazioni, ecc. è appunto Casaleggio, non Grillo, il quale saprà fare una e-mail ma con gli algoritmi…

2- Tutti i provvedimenti di richiamo, espulsione, linea politica arrivano da un misterioso ufficio che si trova non a Genova a casa del comico, ma a Milano negli uffici di Casaleggio. Sempre presso i suoi uffici c’è anche la gestione del famoso sacro blog, e quasi certamente sono i suoi ragazzi che fanno tutto il lavoro.

3- E è sempre presso Casaleggio che si fanno i corsi per i parlamentari o le selezioni per i candidati nei vari comuni. E già qui si capisce che senza il supporto della ditta Casaleggio, lo M5s scomparirebbe nel giro di una settimana.

4- Ma c’è di più. L’intera storia del M5s è, in realtà, una storia di  marketing. Si comincia con il Vaffa a tutta la classe politica, e quella era esattamente la cosa da fare in quel momento: l’indicazione usciva da tutte le ricerche. L’insofferenza verso la classe politica tradizionale stava salendo ogni giorno: e quindi vai con un bel Vaffa. Grande successo di pubblico (e di voti). Un po’ più tardi si aggiunge una variante: la corruzione.

Poi si prosegue con il secondo elemento indicato dal marketing: i soldi. Per la verità hanno  provato anche con il terzo elemento (la salute), invitando la gente a non vaccinare i propri figli (e a non fare gli esami per eventuali tumori al seno). Ma gli è andata male, sono stati coperti di insulti e quindi hanno smesso.

I soldi, invece, si sono rivelati un filone promettente, di fatto l’unico. Soldi declinati in tutte le forme. I politici costano troppo? E noi ci riduciamo lo stipendio. E, se ci sono delle spese, tutti devono portare le regolari ricevute. Mica come quegli altri che non si sa che cosa fanno dei loro soldi. Le note spese di Ignazio Marino erano un casino e quelle di Renzi le stiamo ancora aspettando.

E, ancora, non accettiamo il finanziamento pubblico: in realtà non hanno mai avuto il diritto a questi finanziamenti perché non hanno democrazia interna. Ma non importa, quello che conta è, in momenti di crisi economica, battere sui soldi. Addirittura: facciamo una strada (in Sicilia) con i nostri quattrini, in verità poco meno di un sentiero. E, di nuovo, noi abbiamo creato un fondo per le piccole e medie imprese, finanziato con i soldi dei nostri parlamentari. Grandissima bugia: il fondo è del Ministero dell’Economia e loro contribuiscono con due spiccioli simbolici. È vero invece che hanno finanziato l’apertura di qualche pizzeria: ma è anche vero che le hanno già chiuse.

Si potrebbe continuare, ma qui interessa solo sottolineare l’uso (intelligente) del marketing: insofferenza verso i politici e i soldi.

Questi sono i due tasti più “popolari” sui quali il M5s insiste ossessivamente.

Ci sarebbero mille argomenti interessanti per chi vuole raccogliere voti, ma i due su cui si concentra l’attenzione grillina sono questi: vaffa e soldi.

Qualunque buona ricerca di mercato suggerirebbe appunto questo a chiunque volesse mettersi in politica.

E allora è poco credibile che questa materia sia stata messa insieme e maneggiata da Grillo.

Ma, se non lui, chi? Il solito Casaleggio. L’uomo ombra di tutta questa storia. E anche quello che vaneggia, in caso di vittoria, di chiudere tutte le macellerie, le fabbriche di auto, e di piazzare i corrotti in gabbie lungo le tangenziali. Totalmente fuori di testa. Però il capo è lui. Non può essere l’altro.


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