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Catalogna, follia indipendentista. Perché non si assecondano egoismi regionali

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Catalogna, follia indipendentista. Perché non si assecondano egoismi regionali

BARCELLONA – In questo articolo, apparso anche sul sito Uomini & Business con il titolo “Catalogna impazzita”, Giuseppe Turani spiega i pericoli della deriva indipendentista dei catalani.

Ha ragione chi dice che oggi la Catalogna si porta molto. Tutti esperti di Catalogna e di indipendenza. Ma la questione non esiste, come non è mai esistita, nonostante le urla di Bossi, una questione padana.

E è appena il caso di notare che il ceto politico che in Catalogna sta portando avanti questa battaglia non è migliore di quello che erano la Lega e Bossi ai loro tempi. E’ anche possibile che, a conti fatti bene, siano una minoranza.

Rajoy, il premier spagnolo, non è certo uno statista che ricorderemo per sempre e ha avuto la mano pesante nell’opporsi al ridicolo referendum catalano, illegale e inutile. Ma questo non cambia il fatto che abbia ragione. E i catalani torto.

Non risultano discriminazioni a loro carico. Semplicemente sono i più ricchi della Spagna e se ne vorrebbero andare per conto loro, lasciando i più poveri a sbrigarsela da soli.

Nella civiltà moderna, nello Stato di diritto, queste cose non si possono accettare. Come non possiamo pensare che nel 21° secolo ci mettiamo a ridisegnare la carta europea per tener conto di tutti gli egoismi regionali. Sarebbe una follia. Ne uscirebbe un’Europa di 62 stati. L’Italia, ad esempio, verrebbe divisa in tre o quattro pezzi.

Quindi si può quasi concludere, e mi spiace per quelli che erano diventati esperti in questioni catalane, che la questione non esiste. Qui siamo di fronte a un ceto politico, quello catalano, che punta a avere autonomia e mano libera, lasciandosi alle spalle lo Stato unitario di cui fa parte (e a cui qualcosa la Catalogna deve). Non c’è altro. Non c’è alcuna repressione.

La strada per chiudere questa vicenda un po’ fuori dal tempo è esclusivamente la trattativa. I catalani scissionisti hanno fatto tanto di quel rumore che alla fine bisognerà concedere loro qualcosa. Ma con giudizio. Di indipendenza (ambasciatori, rappresentanze diplomatiche in giro per il mondo, ecc.) non è nemmeno il caso di parlare.

L’intera Europa, come il resto del mondo, è un insieme di aree povere confinanti con quelle ricche. Gli Stati nazionali, per quel che servono, servono appunto a tenere insieme queste diverse realtà e a trovare metodi accettabili di convivenza (in Italia il Nord convive da sempre con il Sud). Più politica e meno guardia civil.

Dalla rivolta catalana, insomma, non può uscire un mondo migliore, ma solo peggiore, scatenando una corsa degli egoismi regionali. E quindi le loro  richieste non possono e non devono essere accettate. Un po’ di autonomia, sarà più che sufficiente.

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