Blitz quotidiano
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Come far ripartire l’Italia

ROMA – Giuseppe Turani ha pubblicato questo articolo anche su Uomini e Business con il titolo “Grande scossa per l’Italia”.

“Stamattina piccola polemica con Mentana per via di un suo post sulla frenata del secondo trimestre un po’ troppo allarmato, secondo me. Un lettore, Antonio Fanizza, ha risposto benissimo al posto mio, in modo breve e esauriente: “Prima che ti risponda “l’originale”, provo a farlo da suo attento lettore: 1) crescita 0 rispetto al trimestre precedente in economia vuol dire che hai fatto quanto il trimestre precedente ovvero 0,6%; 2) aspettiamo le motivazioni dello 0 dall’ISTAT, se stessimo smaltendo scorte è fisiologico e positivo, se mancassero gli investimenti è negativo e deriva da incertezza politica sul futuro ( che il si al referendum stroncherebbe), in ogni caso non siamo in recessione quindi allarmismo inutile”.

La discussione potrebbe finire qui. Ma conviene ricordare che si tratta solo della prima stima del Pil. Le successive potrebbero essere migliori o anche peggiori. Non resta che aspettare che l’Istat finisca i suoi conteggi.

E conviene anche non dimenticare che ancora nel 2014 il Pil italiano era stato negativo per lo 0,3 per cento (e molto peggio negli anni precedenti). Nel 2015 abbiamo avuto il primo dato positivo, dopo la lunga crisi internazionale: + 0,6 per cento. Questo è il nostro recente passato. Per l’anno in corso, nonostante la frenata del secondo trimestre, si stima che avremo una crescita 0,7-0,9 per cento. E quindi non esiste alcuna recessione e nessun bisogno di fare dell’allarmismo. Siamo un’economia debole, ma lo sappiamo da sempre: sono vent’anni che ruota intorno allo zero e che arriva a uno negli anni più fortunati.

Però è vero che all’economia italiana servirebbe una scossa. Quale potrebbe essere?

Butto lì un’ipotesi. Freghiamocene della Ue e dei suoi vincoli e sforiamo alla grande. Non di uno 0,qualcosa. Ma del 3 per cento. Significa avere quasi 50 miliardi in più da spendere ogni anno. Per tre anni di seguito significa 150 miliardi. E destiniamo tutti questi soldi, senza farla tanto lunga, a riduzioni fiscali: imprese e famiglie.

Sarebbe una buona scossa, credo di sì. Si può fare?

Certo. Ma i 150 miliardi vanno trovati sul mercato. Ce li daranno? Sì, se insieme a questa idea si presenta un piano preciso:

1- Violente liberalizzazioni dell’economia italiana. Franco Reviglio diceva: “Bisognerebbe abolire tutte le leggi meno il codice penale e allora vedi che si riparte come missili”. Via licenze taxi, farmacie, e tutto quello che ci viene in mente. Chi è più bravo fa.

2- Blocco per tre anni di spesa per statali, welfare e pensioni.

3- Uscita anticipata di 500 mila dipendenti pubblici e chiusura immediata di tutte le società locali inefficienti.

4- Pianificazione e gestione a livello nazionale dei rifiuti cittadini.

A queste condizioni si può fare. Tenendo presente un fatto importante: non si può scherzare. Alla fine di questo percorso ci si troverebbe con 150 miliardi di debiti in più. Sopportabili se a quel punto l’economia corre davvero, catastrofici se il moloch non si muove.

Bene, facciamo l’ipotesi che Renzi dia di matto e che lunedì presenti un piano del genere (o simile). Il parlamento approverebbe? E i sindacati sarebbero d’accordo?

Io dico che gli correrebbero dietro con i forconi.

Ecco perché siamo sempre fermi”.