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Crescita del Pil a + 1%, Renzi ce l’ha già in tasca, secondo Turani

Crescita del Pil a +1 per cento nel 2017? La risposta di Giuseppe Turani è: certo che sì, “una manovra da 27 miliardi la contiene già in sé”, scrive in questo articolo, pubblicato anche su Uomini & Business. E concede: “È una manovra finanziaria un po’ ribelle, ma non tanto, difficile osare di più”.

Due domande secche: l’anno prossimo si avrà davvero una crescita dell’1 per cento (finalmente) e, visto che si sfora rispetto ai parametri di Bruxelles, non conveniva mostrare più coraggio, sforare di più e puntare dritti a una crescita del 2-2,5 per cento.

La risposta alla prima domanda è abbastanza semplice: una manovra da 27 miliardi contiene già in sé la crescita dell’1 per cento e forse anche di più.

Con un paese unito e compatto e una maggioranza governativa solida sarebbe anche abbastanza semplice fare più dell’1 per cento. Ma queste “condizioni al contorno”, come direbbero i matematici, non sussistono. E allora si tenta, ci si prova. E si spera che vada bene.

Ma, visto che si sfora di qualche decimale (3, forse 4 o addirittura 5) non conveniva giocarsela alla grande, sforando di 2 o 3 punti, puntando così a una crescita sopra il 2 per cento che non vediamo da vent’anni?

Renzi ha paura della Commissione di Bruxelles? Non credo che sia così ingenuo. Sa benissimo che, dopo qualche comunicato stampa molto severo, alla fine accetterebbero tutto. In Europa hanno già sforato (e di molto) un po’ tutti e nessuno, oggi, ha interesse a fare il difficile con l’Italia.

La preoccupazione vera, che ha consigliato prudenza, sono i mercati. I tassi di interesse stanno per risalire in tutto il mondo e noi siamo particolarmente esposti. Siamo in mezzo al guado. Con un governo che non si sa se il 5 dicembre sarà ancora al suo posto oppure no. E comunque con una maggioranza risicata. Con una governance (Costituzione) forse nuova o forse vecchia.

In queste condizioni tentare il grande colpo, e cioè presentare una manovra finanziaria con uno sforamento del 3 per cento (50 miliardi di debiti in più), sarebbe stato un gesto molto coraggioso. Ma anche insensato.

I mercati, che questi soldi avrebbero dovuto fornirci, avrebbero semplicemente pensato che eravamo usciti di testa. E nel giro di mezz’ora lo spread (con il quale bisogna sempre fare i conti, avendo più di due mila miliardi di debiti pregressi) sarebbe volato a quota 400-500-600, determinando il nostro default.

E a quel punto sarebbe davvero arrivata la troika a fare ordine.

In sostanza, con questa manovra abbiamo fatto un po’ gli indisciplinati (sforando), ma solo un pochino perché il nostro caos politico non ci consente di fare di più.