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Cucchi: punire i colpevoli rispettare l’arma dei carabinieri

Cucchi. Maurizio Gasparri avverte: Individuiamo i colpevoli evitiamo che i social network siano la gogna dei tempi moderni

ROMA – Il caso Cucchi è arrivato allo stadio Olimpico. Anche dalla curva degli ultrà giallorossi è spuntato lo striscione di sostegno a Ilaria Cucchi nella sua battaglia contro le forze dell’ordine.

Siamo chiari. Le responsabilità vanno accertate. Non ci possono essere impunità.

Però questa campagna di criminalizzazione, a prescindere dai fatti, delle forze dell’ordine non va bene. Ricordo nel dopo sessantotto un film dal titolo: Dipingi di giallo il tuo poliziotto. Era un film terribile in cui i poliziotti cattivi venivano additati come nemici da abbattere. Ebbi la sventurata idea di andarlo a vedere al Cinema Nuova Olimpia, nei pressi di via del Corso, che anche allora era una sala d’essai. Il pubblico urlava come se stesse a una manifestazione contro le forze dell’ordine. Adesso, in epoca di social network, basta mettere su Facebook la foto del carabiniere cattivo per essere subito imitati da chi mette la foto del poliziotto cattivo. Così non va.

Anche alcuni opinionisti di sinistra hanno richiamato la Cucchi. La quale ha tutte le ragioni del mondo. Ma i suoi comportamenti, a volte, sono apparsi poco lineari. Ha tentato una candidatura finita ingloriosamente nelle fallimentari liste di Ingroia. È diventata improvvisamente autrice e conduttrice di un programma di Rai3 che è stato chiuso dopo una prima puntata priva di ascoltatori. È sembrata insomma molte volte alla ricerca di una sistemazione.

Rispettiamo l’ansia di giustizia. Ribadiamo che tutti gli accertamenti devono essere condotti senza sconti per nessuno. Ma non vorremmo che una campagna di particolare accanimento nei confronti delle forze di polizia portasse a generalizzazioni come quelle che vivemmo nel clima post sessantotto. Per altro dalle intercettazioni non è che si capisca molto. E le mogli divorziate possono essere, a volte, portatrici di rancori, che non possiamo escludere nemmeno nel caso riguardante uno dei carabinieri oggi nel mirino. Tra l’altro resta da dire anche un altro fatto scomodo. Se del giovane tossicodipendente i familiari si fossero occupati quando camminava verso un finale drammatico forse oggi egli sarebbe ancora vivo. Chi vive in condizioni disperate va aiutato da vivo, prima che cada nel baratro, o dell’overdose o di un destino tragico come quello che ha vissuto Stefano Cucchi. E da quel che si è capito le mani tese, anche in casa, furono davvero poche in quella fase drammatica della sua vita.

Non dipingiamo quindi di giallo né poliziotti né carabinieri. Individuiamo i colpevoli, ed evitiamo di trasformare i social network in una gogna dei tempi moderni per alimentare odi inaccettabili.


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