Opinioni

Da Sciascia a Saviano, da Scalfari a Calabresi…la nostalgia di Cesare Lanza

Da Sciascia a Saviano, da Scalfari a Calabresi...la nostalgia di Cesare Lanza

Da Sciascia a Saviano, da Scalfari a Calabresi…la nostalgia di Cesare Lanza

ROMA – Viva la nostalgia, o no? “Ai miei tempi” si stava meglio! esclama Cesare Lanza in questo post pubblicato anche sul suo blog.

Molte verità (il confronto fra giornalisti, scrittori e politici), qualche esagerazione (l’Italia non ha mai contato nulla), tanto sentimento. C’era maggior qualità! Oppure il mio stato d’animo corrisponde solo all’eterna trappola della nostalgia? Da parte mia mi limito a proporvi i pensieri che ogni tanto mi vengono in mente e aggiungo che in fondo non sono proprio decrepito, a luglio ho compiuto 75 anni.

E dunque… Una volta di mafia parlava Leonardo Sciascia, oggi vedo per strada imbarazzanti cartelloni che celebrano tale Roberto Saviano. Una volta c’era Enrico Berlinguer, oggi c’è Matteo Renzi. Senza ironia, direi che qualche (pesante) differenza, tra l’insigne ex segretario del partito comunista e l’ambizioso leader del partito democratico, sia evidente agli occhi di tutti.

Di piu: una volta c’erano Alcide De Gasperi, Palmiro Togliatti, Amintore Fanfani, Giulio Andreotti, Sandro Pertini, Francesco Cossiga, Bettino Craxi e mi fermo qui, oggi Luca Lotti, Maria Elena Boschi, Angelino Alfano, Valeria Fedeli e non vado oltre.

Una volta i Beatles, i Rolling Stone, Elvis Presley, Louis Armstrong, gli Abba, in Italia Domenico Modugno, Mina, Fabrizio De Andrè, Lucio Battisti e lasciatemi aggiungere anche il mio compaesano Rino Gaetano… e oggi neanche riesco a nominare un cantante, non li conosco, non li ascolto.

Una volta c’era Eugenio Scalfari, oggi Mario Calabresi. Una volta parlavamo la nostra stupenda lingua italiana, oggi siamo invasi da centinaia di parole in inglese (domani, temo, russo, tedesco, cinese…)

Una volta alle nove del mattino c’era già la pentola sul fuoco per esaltare la straordinaria cucina italiana, oggi siamo devastati dal “fast food” americano e ci strozziamo per mangiare in cinque minuti orribili poltiglie. Al ricordo di certi piattini che preparavano mia nonna, le mie zie e anche mia madre, anche adesso, dopo lustri, mi intenerisco… ricordi irripetibili! Per voi no? Non ci crederei mai…

E soprattutto una volta c’era il boom economico, non c’era disoccupazione, la lira era premiata come una moneta tra le più forti nel mondo e l’Italia – reduce da una guerra disastrosa – era un Paese rispettato e apprezzato. Da quell’aurea condizione a poco a poco siamo scivolati in una difficoltà estrema, non si contano più le famiglie che vivono in una situazione di miseria o commiserabile.
Oggi non contiamo nulla nel mondo, siamo entrati con frettolosa superficialità in Europa, ma l’Europa si infischia delle nostre difficoltà, ad esempio per la gestione delle migrazioni, un fenomeno che riguarda tutto il continente. Non contiamo sistematicamente nulla e anzi, spesso, siamo trattati a calci nel sedere. Sbaglio, in cosa sbaglio? Comunque ammetto che “ai miei tempi” é un’espressione da evitare. Non ci sono riuscito: scusatemi.

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