Blitz quotidiano
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Dario Fo dalla Rsi al Premio Nobel, le svolte della vita di una icona della sinistra

È morto Fo…viva Fo!

Ci sono alcune regole non scritte in Italia, una di queste è la santificazione post mortem. Non importa chi tu sia stato in vita, un cantante, un eroe, un ladro, un assassino, un attore, uno statista, un santo, un criminale, un missionario..quando muori diventi santo. Ed ovviamente non poteva esimersi dal circo mediatico nemmeno Dario Fo che oggi ci ha lasciati.
Tutta la sinistra fa a gara per incensare il giullare di corte dimenticando forse che da giovane lui ai partigiani dava la caccia. E sì, perché Fo rientra tra i più famosi voltagabbana della storia del nostro Paese. Durante la seconda guerra mondiale si arruolò volontario nella Repubblica Sociale Italiana, tra i paracadutisti del Battaglione Azzurro di Tradate (Va).

Dario Fo negò sempre la sua partecipazione querelando per diffamazione chiunque dichiarasse il contrario, come Angelo Fornara del settimanale “Il Nord”. Ma accadde qualcosa che forse non aveva previsto. Le prove della sua militanza fascista vennero fuori durante il processo, grazie soprattutto al giornalista Luciano Garibaldi che pubblicò sul settimanale Gente” fotografie di Fo in divisa ed un disegno dello stesso Premio Nobel dove appaiono suoi camerati con le anime dei partigiani uccisi che escono dalle canne dei fucili. Tutti i testimoni smentirono Fo, dall’ex Sergente Maggiore istruttore paracadutista Carlo Maria Milani all’ex Capitano paracadutista istruttore De Santis, passando per l’ex capo partigiano Giacinto Lazzarini.

Il Tribunale di Varese, il 7 marzo 1980, sentenziò che “è perfettamente legittimo definire Dario Fo repubblichino e rastrellatore di Partigiani”. Sentenza definitiva perché Fo non la impugnò mai.

Poi Fo si calò tanto nella parte dell’antifascista da entrare nella mobilitazione del “Soccorso Rosso Militante” di cui facevano parte lui e la moglie Franca Rame (che in una lettera del 28 aprile 1973 scriveva ad Achille Lollo, poi condannato in secondo grado a 18 anni di carcere: “Ti ho inserito nel Soccorso rosso militante. Riceverai denaro dai compagni, e lettere, così ti sentirai meno solo”).
Assecondò la tesi del figlio allora 20enne Jacopo che definì complottistico il rogo di Primavalle, una sceneggiata, un complotto di Stato. Ricordiamo che la notte del 15 aprile 1973 diedero fuoco all’appartamento romano di Mario Mattei, segretario della sezione “Giarabub” di Primavalle del Msi, causando la morte dei figli Virgilio e Stefano rispettivamente di 22 e 10 anni.
Jacopo disegnò una vignetta che definire di cattivo gusto non rende l’idea, nell’opuscolo  “Se ti muovi ti Stato.”
Né lui né i genitori hanno mai rinnegato l’appoggio morale agli esecutori materiali della strage, tantomeno chiesto scusa per la vignetta satirica, neppure dopo che fu accertata la responsabilità di “Potere Operaio” nel rogo di Primavalle.
Nessuno vuole negare le qualità letterarie ed artistiche di Dario Fo (in realtà anche qui ci sarebbe molto da dire, ma l’arte è soggettiva), nessuno vuole parlar male di qualcuno che non c’è più. Ma per una volta proviamo ad essere a ricordare ciò che di buono è stato fatto in vita, ma anche ciò che non può essere annoverato tra le opere di bene.

La morte non cancella tutto.