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Erdogan, un golpe “fasullo”? La denuncia di Gulen, gli indizi…

ROMA – Erdogan, un golpe “fasullo”? La denuncia di Gulen, gli indizi… “C’è la possibilità che il golpe di stato in Turchia sia stata una messa in scena per continuare ad accusare i miei sostenitori”. Lo dice l’imam e magnate turco Fethullah Gulen ai giornalisti fuori dalla sua casa a Saylorsburg (lo segnala il Daily Mail), Pennsylvania. Gulen, il predicatore ed ex mentore dello stesso Erdogan, suo primo sostenitore e finanziatore fino alla presa del potere prima di diventare il suo principale nemico, può non essere preso troppo sul serio, per un evidente conflitto di interessi, diciamo così.

Ma la faccenda del golpe auto-procurato è più di una ipotesi di scuola, circostanze attuali e storia del personaggio, deriva autocratica compresa, consigliano qualche riflessione in più. A partire dal fatto che la lista degli epurandi (si contano oggi a migliaia i cacciati e gli arrestati) era già bell’e pronta prima del golpe, come nota il commissario europeo Johannes Hahn che si occupa del dossier relativo all’allargamento della Ue, citato nell’intervista di un giornale turco al ministro degli Esteri Ue, la nostra Federica Mogherini.

Se Stefano Cingolani (ex prima firma del Corriere della Sera ed esperto di politica mondiale) rintraccia un filo rosso che lega l’attentato a Nizza, l’imminente caduta del Califfato e il golpe in Turchia (e il rapporto sull’11 settembre che inchioda alle sue responsabilità l’Arabia Saudita), il corrispondente Antonio Ferrari, mentre ragiona su conseguenze ed effetti della notte turca (l’immediata purga di Erdogan ha colpito migliaia fra militari e magistrati ostili e legati al movimento di Gulen), non può fare a meno di sospettare una messinscena golpista.

Erdogan ha costruito attorno a sé un nucleo di pretoriani formato dalla polizia, ha decapitato i servizi segreti, ha rovesciato le gerarchie militari. I risultati si sono visti. Da una parte quella componente ancora kemalista dell’esercito che non digerisce la svolta islamista è stata spinta a ribellarsi, dall’altra non ha trovato il sostegno sufficiente per vincere. Il risultato sarà disastroso, perché adesso arriverà un giro di vite e una “pulizia” dell’esercito che finirà per rafforzare il Sultano il quale, come si è visto, può contare sul sostegno popolare a Istanbul la città in apparenza più occidentale, quella dove è stato a lungo sindaco. (Stefano Cingolani, Formiche.net)

La pista dell’autogolpe, a leggere bene indizi e precedenti, regge anche considerando i 200 morti per le strade, anche facendo ammenda per aver creduto a un Erdogan disperato per i cieli turchi mentre pietiva uno straccio di asilo che peraltro sarebbe stato rifiutato da Angela Merkel. Il mini-golpe, o golpe fasullo ci consegna in ogni caso un “Erdogan più forte e una Turchia più debole” (così un titolo di Alberto Negri sul Sole 24 Ore domenica).

Vuoi dire che potrebbe essere un «golpe fasullo»? «Esattamente. Le mie fonti turche hanno sostenuto questa possibilità». E il viaggio aereo di Erdogan nei cieli d’Europa? «Temo che qualcuno, compreso qualche collega, abbia confuso Erdogan con Ocalan. Il leader del Pkk Abdullah Ocalan, che ho intervistato nella valle della Bekaa, fu cacciato dalla Siria e vagò nei cieli in cerca di asilo politico, prima d’essere catturato dai turchi e condannato all’ergastolo. Pensate possibile che Erdogan lanci un appello al popolo invitandolo a scendere nelle strade e di proteggere il Paese, mentre vola su Francoforte, pronto a scendere a Berlino per inginocchiarsi davanti a Merkel supplicando asilo politico? E magari, dopo il no di Merkel, pronto a virare su Londra per comprendere le intenzioni della neopremier May? Ma per favore, solo a pensarci mi vien da ridere. Amici e colleghi, questo è il risultato di non conoscere ciò di cui si parla, magari sbraitando scemenze in un salotto televisivo».

Quindi, secondo te, dov’era il presidente? «In vacanza, a Marmara. È salito sull’aereo diretto ad Ankara, poi ha preferito dirigersi a Istanbul, avendo saputo che c’erano migliaia di persone ad attenderlo, assonnate ma festanti. Fine del golpe, quattro ore dopo. Ma per cortesia, siamo seri finalmente».
Per te, insomma, è quasi una farsa? «Se non ci fossero i morti, direi di sì». Ma a chi ha giovato questo minigolpe, come lo hai chiamato? «A Erdogan. È molto più forte. Magari spera di avere i voti per cambiare la Costituzione, e trasformare la Turchia in una Repubblica presidenziale». (Antonio Ferrari, Corriere della Sera)