Blitz quotidiano
powered by aruba

Ferrari: ne fanno 10 mila, ma i ricchi che la vogliono…

Dal mito Ferrari alla Borsa, una macchina per generare profitti. Ne producono poche, costano come un appartamento e sempre più numerosi sono pronti a pagare quel prezzo

MILANO – La Ferrari corre da sola. Nel senso che avrà propri azionisti (in gran parte si tratta della Exxor degli Agnelli). Ma non solo…

Giuseppe Turani ha pubblicato questo articolo anche su Uomini & Business col titolo “Maranello corre da sola”.

 La Ferrari è quotata a New York e a Milano. Ormai la Ferrari deve muoversi con le proprie gambe. E questa è una buona cosa. Per vari motivi. Il primo, se vogliamo, riguarda la Fiat, ora Fca, che sarà valutata senza la Ferrari dentro. In un certo senso dovrà emergere il vero valore di Fca. Si valuterà, cioè, la sua capacità di fare automobili “normali” e di venderle. E già questo è un elemento di chiarezza.

Ma la stessa cosa vale anche per la Ferrari. Si vedrà quanto vale senza più Fca alle spalle.

La questione è interessante perché la Ferrari è costituita da una doppia realtà: le macchine che vende e le corse. Le due realtà, peraltro, sono molto collegate. La Ferrari fa bellissime automobili (in pratica sono vendute ancora prima di fabbricarle), ma sono automobili molto ricercate anche perché la Ferrari rimane uno dei grandi competitor della Formula 1. E, mentre la vendita delle auto rende montagne di soldi, la Formula 1 costa parecchio: piloti, preparazione delle vetture da gara,  competizioni. Qualcuno dice  che nella Formula 1 l’unico che ci guadagna veramente è il solo Bernie Ecclestone, che molti  anni fa ha chiuso la sua scuderia (risultati modesti) per comprarsi appunto la Formula 1.

La Ferrari autonoma, quindi, dovrà riuscire a bilanciare spese per le corse con i ricavi della vendita di auto. E’ appena il caso di notare che sotto questo aspetto la casa di Maranello sarà un’eccezione rilevante: ormai tutti gli altri competitor hanno alle spalle grandi case automobilistiche o grandi aziende commerciali che ne ricavano grossa pubblicità. La Ferrari autonoma sarà quindi un po’ Davide contro Golia.

Ma c’è anche un altro aspetto che non va trascurato. La Ferrari fa automobili che, secondo alcuni, non sarebbero più nemmeno automobili, ma semplicemente esemplari pregiatissimi del “made in Italy” , come un vestito di Armani o una lampada di Artemide. La cosa ha un senso. La Ferrari è uno dei marchi più famosi al mondo, i suoi modelli costano centinaia di migliaia di euro, come un piccolo appartamento: per avere una sua vettura ci sono signori che aspettano anche sei mesi. E non sempre vengono accontentati.

Si narra, ma è vero, di un cliente giapponese, che non riusciva a avere la sua Ferrari e che ha proposto un affare a un cliente italiano più fortunato: lei la tiene un anno, io poi gliela ricompro al 20 per cento in più del prezzo originario.

La Ferrari è questo: se ti ci siedi sopra, ti siedi su un leggenda. Su un marchio che ha fatto contemporaneamente la storia dello stile e la storia dei motori, delle competizioni.

Riuscirà la Ferrari autonoma essere ancora tutto questo? Probabilmente sì perché chiunque sarà chiamato a amministrarla sa che la Ferrari non è una storia di lamiere piegate con dentro un motore, ma una leggenda. E quindi non ci saranno Ferrari per tutti. Se oggi la produzione è  bloccata a sette mila esemplari l’anno, salirà a dieci mila. Ma non di più.

Una favola per signori molto ricchi e molto selezionati. E anche una fabbrica di profitti, si spera.


PER SAPERNE DI PIU'