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Francia, destra alle primarie: chi andrà contro Marine Le Pen? Juppé, Sarkozy, Fillon…

Due cavalli di razza, un outsider, quattro comparse. È il cast del primo voto europeo del dopo-Trump : domenica 20, gli elettori della destra francese scelgono il loro campione per la corsa all’Eliseo di primavera. Sette giorni dopo, ci sarà il ballottaggio fra i due candidati in testa. I sondaggi dicono che il vincitore sarà il prossimo presidente della Repubblica, visto che la sinistra è moribonda e Marine Le Pen ancora incapace di forare il soffitto di cristallo. Ma poiché nel frattempo c’è stato l’8 novembre americano, i pronostici sono da prendere con le molle.

Il grande favorito resta Alain Juppé. Primo ministro di Jacques Chirac (1995-1997), che lo considerava « il migliore di tutti noi », liberale moderato, contrario a qualsiasi compromissione con il Fronte nazionale, sembra quasi un uomo nuovo malgrado i suoi settant’anni e la lunga carriera politica. È il preferito dei centristi ed è amato dall’elettorato di sinistra, che vent’anni fa lo detestava. I tempi sono cambiati: a meno di sorprese, la gauche sarà eliminata al primo turno delle presidenziali, chiunque sia il suo candidato, e Juppé è il personaggio moderato più accettabile in un probabile ballottaggio con la Le Pen.

I progressisti, infatti, non vorrebbero trovarsi a dover votare il 7 maggio prossimo per il più odiato dei conservatori, Nicolas Sarkozy. L’uomo che si prende per « il candidato del popolo », che pur essendo stato per cinque anni presidente si presenta come un avversario delle élite e strizza l’occhio a tutte le tesi dell’estrema destra per conquistarne gli elettori. Sarkozy è l’incubo del progressista medio. Lo sa benissimo e teme che gli elettori di sinistra vadano a votare alle primarie della destra proprio per toglierlo di mezzo. Comunque sia, Sarkozy è l’uomo meno amato, almeno in apparenza : i francesi sono contrari a una sua ricandidatura e suoi rivali sono pronti a unirsi per sconfiggerlo Fra i militanti del suo partito, Les Republicains, è invece il preferito.

Il terzo incomodo è François Fillon, primo ministro di Sarkozy per cinque anni, un uomo politicamente a metà strada fra i due favoriti. A lungo in ritardo nei sondaggi, oggi viene dato come una possibile sorpresa. Giovedì sera, nell’ultimo dibattito televisivo fra i sette pretendenti, è stato forse il migliore.

Le differenze fra i tre sono più evidenti su temi come il rapporto con l’immigrazione e l’Islam, la sicurezza, la lotta al terrorismo, le ricomposizione o meno del panorama politico di fronte all’avanzata populista. Sul piano economico, invece, tutti e tre sono molto liberali. Con varie sfumature promettono meno tasse per le famiglie, meno oneri per le aziende, riduzione del numero degli statali, soppressione delle 35 ore e aumento dell’età pensionabile.

I sondaggi dicono che Juppé la spunterà, malgrado il calo degli ultimi giorni. Ci possiamo credere? Soltanto fino a un certo punto e non solo perché ci siamo scottati con il voto americano. I sondaggisti, infatti, hanno trovato un ostacolo insormontabile: nessuno sa quante persone andranno a votare. Le previsioni vanno dai 2 ai 5 milioni di persone: più il numero sarà alto, dicono gli esperti, più Juppé sarà forte, perché vorrà dire che alle urne sono andati anche cittadini non necessariamente di destra. In assenza di un campione elettorale certo, ci ritroviamo su un terreno scivoloso.

Resta tuttavia un elemento centrale: il voto darà una prima indicazione sull’influenza della vittoria di Trump in Europa. Sarkozy (come Marine Le Pen) si è appropriato il trionfo del magnate americano e da qualche giorno ha accentuato i suoi toni populisti. Le primarie della destra francese sono insomma il primo assaggio per intravvedere quel che ci aspetta nei prossimi mesi, non solo in Francia.