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Francia verso Fillon presidente? Un moderato che potrebbe togliere voti alla Le Pen

Passata la sorpresa del primo turno, la vittoria di François Fillon alle primarie della destra francese era scontata e il ballottaggio non lascia dubbi: con due terzi dei suffragi, l’ex primo ministro di Nicolas Sarkozy ha ottenuto, più che un’investitura, un vero plebiscito. Esce così premiato un uomo con un’immagine di sobrietà e onestà, di provinciale triste e tradizionalista.

Un uomo che sbandiera i valori più conservatori della destra: cattolico, difensore della famiglia, liberista a 360 gradi in economia, tanto da essere paragonato a Margaret Thatcher, guardiano di una Francia che guarda al passato e fautore un rapporto pacificato con la Russia di Putin, con il quale intrattiene rapporti amichevoli.

Al tempo stesso, Fillon non ha fatto una campagna populista come quella di Sarkozy, non ha strizzato l’occhio al Fronte nazionale e non può essere certo considerato l’eletto del popolo contro le élite: il voto in suo favore, al primo come al secondo turno, è stato omogeneo nella Francia dei centri città come in quella profonda, nel mondo privilegiato delle classi medio-alte e in quello della piccola e piccolissima borghesia che teme la proletarizzazione. Il cattolico Fillon esprime insomma i valori di una destra che non vuole più nascondersi, che chiede autorità e tradizione, ma che rifiuta gli eccessi di un uomo bling bling e senza scrupoli come Sarkozy.

La sua vittoria cambia le carte in tavola e riapre i giochi in vista delle presidenziali di primavera, in programma il 23 aprile e il 7 maggio. Il candidato della destra è il grande favorito, allo stato attuale dei fatti. L’effetto Fillon, tuttavia, resta incerto. L’ex primo ministro, per esempio, potrebbe recuperare una parte dell’elettorato di Marine Le Pen. Non l’elettorato popolare, certamente spaventato dal suo programma liberista, ma quello tradizionalmente di destra, che si è spostato verso il Fronte nazionale perché ha ritenuto la destra democratica non abbastanza conservatrice. Un fenomeno del genere, potrebbe ridimensionare il risultato della Le Pen al primo turno.

Il secondo interrogativo riguarda i centristi: con un candidato come Fillon, lontano dalla loro fibra sociale e dalla loro moderazione, avranno un uomo in lizza? In quel bacino elettorale potrebbe pescare l’ex ministro dell’Economia di Hollande, Emmanuel Macron, che si è dichiarato candidato ma non ha nessun partito pronto a sostenerlo. Oppure una vecchia conoscenza della politica francese, François Bayrou, tre volte in corsa alle presidenziali, ma che negli ultimi anni sembra aver perso l’appeal di un tempo.

Terzo quesito, infine, il più indecifrabile: la gauche. Paradossalmente, la vittoria di Fillon con il suo programma a destra tutta potrebbe ridare un filo di speranza alla sinistra. Ma con quale candidato, quali alleanze, quali priorità dopo l’inconsistente quinquennio di François Hollande? Il presidente uscente sembra intenzionato a candidarsi e a partecipare alle primarie della sinistra riformista (deve dichiararsi entro il 15 dicembre), ma la sorte di Sarkozy è un cattivo presagio : vista la sua impopolarità, potrebbe essere eliminato alle primarie, uno smacco inaudito per un presidente uscente. Eppure, non presentarsi vorrebbe dire ammettere un fallimento, cosa difficile da digerire per qualsiasi uomo politico.

Tra i riformisti scalpita per scendere in lizza Manuel Valls, il primo ministro. Da settimane tenta di convincere Hollande a non candidarsi e adesso minaccia pure di presentarsi contro di lui, il che aprirebbe una crisi istituzionale mai vista sotto la V Repubblica. Comunque vada, il voto a sinistra sarà sparpagliato : Jean-Luc Mélenchon, leader della sinistra radicale, sarà ai nastri di partenza della presidenziale per esprimere le posizioni protestatarie.

A cinque mesi dal voto, dunque, tutto resta aperto. Abbiamo un favorito (Fillon), una sfidante (Le Pen) e due possibili outsider al centro e a sinistra. L’elettorato resta fluido, come dimostrano le primarie della destra, le sorprese sono possibili. Le speranze della gauche di non essere eliminata al primo turno sono esili, ma tutto dipenderà da come si combineranno ambizioni personali, fiuto politico, posizionamento elettorale e la capacità di un candidato a trasformarsi in un vero leader. Ma i due primi sondaggi sulle presidenziali sono scoraggianti : Fillon spopola (è normale subito dopo una vittoria alle primarie), mentre Hollande e Valls restano al palo : nessuno dei due arriverebbe al 10 per cento. A cinque mesi dal voto, i sondaggi valgono quel che valgono, ma la strada per la sinistra è davvero impervia.