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Pensioni, monito Corte Costituzionale: contributo straordinario e una tantum. E a Inpgi: attenti…

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Pensioni d’oro, ecco come la Corte Costituzionale, con la sentenza 5 luglio 2016 n. 173 depositata il 13 luglio (Per il testo in pdf dell’intera sentenza cliccare qui), giustifica il prelievo “di solidarietà” imposto dal Governo di Enrico Letta. La stessa Corte, ma con differente composizione, aveva bocciato il contributo imposto da Berlusconi, Giulio Tremonti e Mario Monti.

In questi anni, tanto la Corte di Cassazione quanto la Corte dei Conti avevano bocciato simili prelievi ma il clima di odio sociale che è stato alimentato in Italia negli ultimi 20 anni è palpabile e tangibile e la Corte Costituzionale non ha potuto non risentirne:

“Il contributo di solidarietà non è insostenibile anche se comporta sacrifici”

ma ha messo precisi paletti. Deve essere una

“misura contingente, straordinaria e temporalmente circoscritta”, “presentarsi come prelievo sostenibile” [come si possa definire sostenibile un prelievo di quasi il 20 per cento che si aggiunge a un prelievo fiscale ordinario di quasi il 50 per cento è alta acrobazia], e soprattutto

“essere comunque utilizzato come misura una tantum”

perché “un contributo sulle pensioni costituisce una misura del tutto eccezionale, nel senso che non può essere ripetitivo e tradursi in un meccanismo di alimentazione del sistema di previdenza”.

Governo salvato, Governo avvisato: non lo fare più.

Salvata la faccia al Governo, incluso quello di Matteo Renzi, che davanti alla Corte costituzionale ha difeso la misura che i pensionati soffrono come iniqua, salvati anche i conti dello Stato e la sempre maggiore derivata peronista che ha preso con Berlusconi e col Pd, la Corte Costituzionale ha però lanciato un severo monito allo Stato e anche ai vari istituti previdenziali, come quello dei giornalisti, Inpgi. In ballo c’è la credibilità dello Stato, la misura della affidabilità dei suoi impegni. Se il cittadino, che già si fida sempre meno, non può nemmeno contare sui più fondamentali principi del diritto, va tutto a rotoli.

Non pensate, è il messaggio indirizzato a questi ultimi (già anticipato dai Ministeri competenti), di sistemare i vostri conti prendendo i soldi dalle tasche dei pensionati che hanno versato più contributi. Nel caso Inpgi la situazione è anche peggiore, perché è dimostrato che un contributo di solidarietà come quello previsto dalla riforma delle pensioni dei giornalisti non servirebbe a molto se non a motivare in termini politici di giustizialismo stile “sendero luminoso” interventi più dolorosi ma necessari. L’ingiustizia del prelievo, nel caso di giornalisti, è aggravata dal fatto che Inpgi ha da anni attuato una riforma che, introducendo demoltiplicatori, di fatto ha portato le pensioni più alte a valori della metà rispetto alle ultime retribuzioni.

La sentenza della Corte deve quindi suonare a monito.

Per il testo in pdf dell’intera sentenza cliccare qui.