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Perequazione pensioni, legge Renzi in Corte Costituzionale

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ROMA – Perequazione pensioni, legge Renzi in Corte Costituzionale. La rivalutazione delle pensioni così come proposta dal governo Renzi è di entità talmente modesta da far risultare un ri-blocco della perequazione. A sostenerlo è una sentenza del Tribunale di Palermo che, dando ragione alla Cida, il sindacato dei dirigenti, ha rimandato gli atti alla Corte Costituzionale.

Questa notizia è stata riportata anche da Franco Abruzzo sul suo blog che spiega:

Va all’esame della Consulta il dl 65/2015 (convertito nella legge 109/2015) nella parte in cui prevede che per i pensionati, titolari di trattamento pari o inferiore a cinque volte il minimo Inps, sia riconosciuta la rivalutazione nella misura solo del 20%”.

I giudici hanno ritenuto che “la suddetta rivalutazione è di entità talmente modesta da indurre a ritenere che anche la nuova normativa mantenga un contrasto con i principi dettati dalla Costituzione e con l’interpretazione che degli stessi principi ha fornito la Corte Costituzionale”.

Roma, 25 gennaio 2015. Con ordinanza del 22 gennaio 2016 il Tribunale di Palermo, nel procedimento promosso da CIDA e dalle proprie Federazioni, per conto del dott. Giuseppe Cardinale, ha dichiarato non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del comma 25 dell’art. 24 del decreto legge n. 201/2011, convertito nella Legge 214/2011, come recentemente modificato dal decreto legge n. 65/2015 convertito nella legge n. 109/2015, nella parte in cui prevede che per i pensionati, titolari di trattamento pari o inferiore a cinque volte il minimo Inps, sia riconosciuta la rivalutazione nella misura solo del 20%.

Il Tribunale di Palermo ha infatti ritenuto che “la suddetta rivalutazione è di entità talmente modesta da indurre a ritenere che anche la nuova normativa mantenga un contrasto con i principi dettati dalla Costituzione e con l’interpretazione che degli stessi principi ha fornito la Corte Costituzionale”.

Il Tribunale di Palermo ha pertanto disposto la trasmissione degli atti di causa alla Corte Costituzionale. Ancora una volta ci viene data ragione: ora attendiamo con fiducia il pronunciamento della Suprema Corte.