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Giovanni Toti da Genova scala eredità Berlusconi? Un po’ superman, un po’ annaspa e…

La foto di di Franco Manzitti

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Giovanni Toti da Genova dà la scalata a Forza Italia per raccogliere la eredità politica di Berlusconi? Un po’ superman, un po’ annaspante fra i mille problemi della Liguria.La favola racconta che viva due giorni a Genova e in Liguria, due a Milano e due a Roma, distribuendosi con tempestiva efficacia tra il ruolo di presidente della Regione, meglio Governatore, membro non ufficiale, ma consolidato, del Direttorio Postberlusconiano e grande opinion leader delle tumultuose vicende politiche. Giovanni Toti, quarantasette anni, ex direttore Mediaset al Tg4, milanese di formazione professionale, ligure di residenza a Ameglia, sul confine estremo con la Toscana, ex portavoce ufficiale di Silvio Berlusconi, è da un anno e un mese catapultato nella fornace ligure, dove è capitato forse un po’ a sua insaputa, nel senso che la sua vittoria elettorale contro la candidata del Pd, Raffaella Paita, appariva quasi impossibile. È indimenticabile il sorriso un po’ beffardo (ma lui non è mai irridente), sottilmente sorpreso, ma anche un filo preoccupato con il quale incassò quel successo che strappava la Liguria all’impero di Claudio Burlando, durato dieci anni e avviato a un processo di successione quasi dinastica.

Un anno e un mese dopo Toti ha incassato un’altra vittoria a sorpresa in questa Liguria “sbambanata” ancora per essere stata conquistata dal centro destra: la sua candidata, una bella signora, ex top model e poi molto impegnata nei movimenti solidaristici a favore della gioventù disagiata, la quarantasettenne Ilaria Caprioglio, ha inopinatamente vinto le elezioni di Savona, diventandone il primo sindaco donna per il Centro destra, dopo avere sconfitto nettamente al ballottaggio Cristina Battaglia, un’altra bella signora, di professione fisica, già ricercatrice del Cnr, poi alta funzionaria della Regione, ex pupilla del medesimo Claudio Burlando, una Pd competente ma infilzata contro ogni previsione nel duello finale.

Anche questa seconda vittoria in una città tradizionalmente “rossa”, post operaia, governata ininterrottamente da 25 anni da maggioranze di sinistra, la città di Pertini, si ascrive all’oramai consolidato “modello Toti”. La formula magica, inventata dall’ex spin doctor del Cavaliere, oggi primo protagonista delle strategie del centro destra, è semplice: uniti si vince, come da tempo sostiene il senatore Maurizio Gasparri. E quindi se i resti, un po’ vacillanti di Forza Italia, si mettono assieme alla Lega, a Fratelli d’Italia e perfino a NCD, come è avvenuto in Liguria con lo stesso Toti candidato presidente, poi con la Caprioglio candidata sindaco, il risultato è sicuro.

Da questo presupposto oggi il Toti sta dando scacco matto alla roccaforte per eccellenza della Liguria, Genova, dove si voterà tra un anno, dove il sindaco Marco Doria, un arancione, ex Rifondazione, indipendente Sel, sta sulla graticola di un difficile rapporto con il Pd e delle sue incertezze se fare il Pisapia e ritirarsi dal possibile secondo mandato o se riproporsi come sindaco bis, sfruttando da indipendente i tracolli Pd in città omologhe, come la “gemella” Torino, postindustriale, radicata in una sinistra forte, egemone, retta da un buon governo sicuramente meno efficiente di quello genovese, ma con la stessa storia profonda alle spalle.

Conquistare Genova e magari anche La Spezia, dove si vota insieme con -àla Superba tra un anno e dove il sindaco Federici sbatte come un canna al vento, ancor più di Doria, significherebbe “annettere” alla Destra una terra storicamente di sinistra, politicamente collocata come la Toscana, l’Emilia, dove le bandierine di Fi furono piantate solo una volta nel 2000, con una eccezione che confermava la regola postcomunista.

Con gli stivali ben piantati in questa realtà ligure, capovolta rispetto agli immediati precedenti, Giovanni Toti, rimbalza sulla scena mediatica nazionale con una agilità sorprendente. Una sera è seduto nel salotto di Vespa e affronta a muso duro i prof di Renzi, che predicano il si al referendum, la sera prima commenta i risultati elettorali a canale 5, quattro giorni prima compare autorevolmente come intervistato da “Il Corriere della Sera”. E tutto questo non gli impedisce di presidiare il territorio ligure, dove si paracaduta sempre tempestivamente. Quando esplode l’emergenza inquinamento del petrolio per il tubo che si rompre in Valpolcevera e lo sversamento minaccia di arrivare in mare a corrompere le spiagge dell’estate in arrivo, il Governatore è il primo a arrivare sul posto. Qui la facilità di comunicaazione del giornalista avvantaggia gli interventi.

La giunta di Toti, costruita in quattro e quattr’otto dopo la vittoria in gran parte inattesa, non è certo un esempio di forza e competenza granitica, ma la sberla che ha preso la sinistra un anno fa con unaa sconfitta che sembra ancora una ritirata della Beresina, riduce ancora la capacità di opposizione al “governo Totissimo”. Così il fatto che l’attesissima riforma della Sanità, affidata alla leghista Sonia Viale, ex sottosegretario agli Interni con Maroni, il “libro bianco” che dovrebbe affrontare il problema chiave di una amministrazione regionale, stia in gestazione per un anno, ibernando gli incarichi chiave dei direttori sanitari, profilando accordi con la sanità lombarta e piemontese, che potrebbero relegare quella ligure a un ruolo secondario di assistenza, “manutenzione”, sta passando senza fiere contrapposizioni.

Il nuovo piano casa, che rivoluziona in parte gli stop al cemento e apre spiragli perfino nei parchi santissimi e protetti della Liguria e introduce nuove possibilità di costruire, incontra una opposizione di carta velina, soprattutto delle burocrazie comunali, ma non accende scontri maggioranza-opposizione al calor bianco. Toti governa con una maggioranza risicata, ma in un anno non c ‘è stato un solo momento di crisi che mettesse a repentaglio l’equilibrio.

Lo scontro più spettaccolare, e in parte anche comico che ha opposto Toti al governo della sinistra, è stato con il sindaco Doria per un maxischermo sul quale la Regione voleva proiettare film di promozione turistica ligure e per far funzionare il quale bisognava spegnere la fontana di piazza De ferrari, ombelico della città, in fronte alla facciata del palazzo regionale, appunto “schermato” da un enorme ponteggio bianco.

La burocraziaa comunale ha bloccato il progetto: non si può spegnere la fontana, ma con il rumore dell’acqua non si ascolta il sonoro dei film regionali……Una speccie di farsa, finita nel ridicolo, forse più per Doria che per Toti, che ha avuto buon gioco a sfottere la vocazione turistica della città capoluogo.

Tutto questo vuol dire che Giovanni Toti, facilmente ribattezzato alla fine del primo anno di regno “Totissimo”, veleggia impunemente in Liguria e può giocarsi bene il suo ruolo nazionaale come primo membro del Direttorio post berlusconiano? Assolutamente no. Troppo presto per giudicare, troppo presto anche perchè il modello Toti appare una eccezione nell’uscita del centro destra dalle elezioni comunali del 5 e 19 giugno. Va bene Parisi a Milano, vanno bene gli otto comuni conquistati in Italia, ma il filo che tiene unita una politica di centro destra appare ancora molto sfilacciato nella politica liquida in cui sta annegando l’Italia, in attesa del referendum istituzionale……

La doppietta di Savona con tutta la giunta ligure che si era impegnata nella battaglia contro la Battaglia (ironia dei cognomi) allontana solo i grandi problemi che esplodono sul tavolo del presidente. A Savona, dove sventolano le sue bandiere di vittoria, stanno tremando tremila posti di lavoro tra la Piaggio Aerei, la Bombardier e la centrale Tirreno Power, aziende in crisi per traslochi, commesse perdute, esplosive inchieste ambientali della magistratura. E a Genova non si scherza con il progetto high tech di Erzelli, impiombato dai tagli della multinazionale Ericsson, dalle incertezze dell’Università che non si trasferisce, con il Blue Print, progetto a firma di Renzo Piano, insabbiato nella mancanza di finanziamenti.

Toti vola da uno studio televisivo all’altro, commenta e poi rimbalza in Consiglio e in giunta, apre le porte alla Grande Distribuzione, spalancando l’ingresso a Esselunga, che le giunte di centro sinistra avevano bloccato in secula seculorum, lasciando praterie alle Coop. In certi momenti sembra Superman in volo con i superpoteri, in altri sembra lontano e distratto dalla febbre della politica nazionale. Ma le pedine dello scacco matto a Genova le ha mosse tutte. Poi magari sulla sua scia partiranno i 5 Stelle, che a Savona hanno semplicemente sbagliato candidato. Se no staremmo a raccontare anche in Liguria un’altra storia.

emm