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Giovanni Toti: parte da Genova la lunga marcia della destra?

La foto di di Franco Manzitti

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GENOVA – Giovanni Toti, prova di nuovo leader del Centro destra? Partendo dalla periferia, dalla provincia, come nel teatro…Magari facendo in modo che a Roma, e soprattutto a Arcore, non si dia troppo peso alla cosa. Già il luogo, la location si direbbe oggi, era significativo: lo splendido “Palazzo del Principe” di proprietà della nobilissima famiglia Doria Pamphili, appunto principesca, che noleggia le sue stanze per un catering d’alto bordo. Il giardino curatissimo, degradante verso il porto e la grande stazione marittima con le supernavi, le ammiraglie di oggi, Costa Carnival o Msc o Royal Caribbean, attraccate al molo, i saloni, le scalinate, le terrazze con gli archi, ecco lo scenario dove il governatore della Liguria Giovanni Toti, proconsole (non si sa per quanto) di Berlusconi, ha invitato i suoi promessi sponsor all’esordio della sua Fondazione di nome Change, per raccogliere fondi trasparenti destinati a finanziare la sua attività politica di amministratore della Liguria e probabilmente aspirante a molto di più. 

Qualcuno sussurra perfino di futuro leader di ciò che diventerà il post Berlusconi, la “nuova Forza Italia” o, magari, il nuovo centro destra, quello che si compone e si scompone, partendo dalla granitica Liguria, passando per la polverizzata Roma pre elettorale di Bertolaso-Meloni-Marchini-Storace e passando per la Milano di Parisi- Salvini.

E i genovesi e i liguri e i foresti hanno abboccato, anche se a loro modo, accorrendo numerosi sul carro, meglio nel palazzo del nuovo Principe, ma non aprendo poi troppo il portafoglio. Sotto le volte della storica dimora si sono apparecchiati ben 16 tavoli, ciascuno con dodici commensali, quindi circa duecento ospiti, richiamati da questo nuovo leader che sta cavalcando la Liguria dal giorno della sua inattesa elezione in Regione, con un orizzonte ben più vasto dei ristretti confini regionali, da Ventimiglia alle foci del fiume Magra, dove Toti è di casa. 

“Maniman”;  devono avere commentato i potenti imprenditori, manager, superprofessionisti, grandi commercianti di Genova e Liguria, accogliendo l’invito di Change a partecipare e “versare” un obolo alla causa di Toti. 

“Maniman” questo nuovo leader, improvvisamente comparso su questo orizzonte un po’ periferico, un po’ vuoto di figure di spicco, fosse in grado di darci una mano per i nostri contatti, per i nostri business e finalmente rappresentasse le esigenze di questo territorio più efficacemente a Roma e su un piano nazionale…….

Da quando il predecessore di Toti Claudio Burlando, del Pd, è stato inghiottito da una storica sconfitta elettorale e da quando Claudio Scajola, “u ministru” di Imperia, malgrado tutte le sue undici assoluzioni su dodici processi, è in una specie di standby politica ai confini dell’impero, Genova e la Liguria non hanno più voce. Sono diventate afone a Roma e su un terreno nazionale e quindi vai, corri alla corte anche principesca di Toti, accogli la sua profferta, apri, magari senza esagerare i cordoni della borsa. 

Il finanziamento del partito totiano sarà così trasparente e evidente: cosa di più plateale di quella supercena, al bordo del grande porto, con gli invitati uno dopo l’altro a prendere posto alla supermensa, con giornalisti, fotografi, cineprese, telecamere pronte a immortalare e distillare le auguste presenze?

Così in una sera di inizio primavera, ecco le grandi sorprese: il primo a salire lo scalone in abito scuro, straordinariamente incravattato, niente meno che Aldo Spinelli, il grande autotrasportatore, il terminalista portuale a Genova, il presidente del Livorno Calcio, fino a ieri e per decenni supersponsor di Burlando e primo aderente alla sua fondazione “Maestrale” che assomiglia molto a Change di Toti, anche se, ncessariamente e un po’ ideologicamente, il suo profilo di accoglienza era molto meno “principesco”, sede in san Lorenzo, nello sprofondo dei caruggi genovesi, riunioni più intellettuali che conviviali.

Ma a Genova il Maestrale, almeno quello di Burlando, non soffia più ed ecco che molti di coloro che accorrevano sotto le tende dell’ex presidente, ex ministro, ex deputato del Pci, Pds, Ds, Pd, ora svoltano elegantemente verso Change. “ Io sono un imprenditore”_ spiega con il suo supersorriso Spinelli, imboccando lo scalone del palazzo del Principe _ e quindi vado dove ci sono possibilità di fare affari.” 

Dietro di lui in tanti, che pragmaticamente spiegano quella che potrebbe essere considerata una conversione e invece è, appunto” la storica regola genovese del “maniman”: questo meglio tenermelo buono, intanto vediamo cosa combina……

I beni informati sostengono che la raccolta finanziaria dell’iniziativa sia stata non troppo cospicua, una cifra non superiore ai 190 mila euro, che, misurata sul numero di coperti vorrebbe dire che il posto a tavola non è costato più di mille euro a testa. Ma le cifre ballano, come sempre le “palanche” dei genovesi e bisogna fare le proporzioni, perchè si narra di un noto assicuratore-broker che ha versato in una sola botta 30 mila ero e di diversi professionisti del mondo assicurativo, armatoriale che hanno firmato cheques da cinquemila…. 

Molto più precisa dei conti , la “conta” di chi, sulla scia di Spinelli, ha salito lo scalone e si è accomodato a tavola. Al tavolo del Principe Toti c’erano, oltre al celebrato “scio Aldo”, il deputato ex governatore ligure per il centro destra, Sandro Biasotti, ex grande imprenditore del trasporto, oggi superconcessionario di auto e in odore di diventare, a Toti piacendo, il futuro presidente dell’Autorità Portuale di Genova-Savona, colosso appena disegnato dalla molto discussa Riforma Portuale del ministro Delrio. Poi due new entry della scena genovese, due finanziariamente superpotenti, Giovanni Calabrò, titolare in Russia di molte concessioni e amico di Vladimir Putin, un imprenditore che ha tentato nei mesi scorsi di diventare socio di maggioranza della Fingiochi, la grande holding dei giochi Preziosi e che era stato, di conseguenza, anche indicato come possibile futuro azionista del glorio Genoa Football Club, ma che poi ha rotto con Enrico Preziosi.

Era stato proprio Giovanni Toti a introdurre Calabrò a Genova, portandolo come un trofeo alla prima del Carlo Felice, il teatro lirico di genova, quasi a sottolineare come il potente imprenditore potesse diventare un “joker” non solo per i giocattoli di Preziosi, ma per l’intera città, così povera di nuovi personaggi, uno capace di impegnarsi sul territorio.

L’altro big, corteggiato da Toti, era Gabriele Volpi, settantenne tycoon che ha fatto fortuna in Nigeria con le concessioni petrolifere e infrastrutturali ed ora cerca, bontà sua, di investire in Liguria e in Italia. 

E’ già propietario dello Spezia Calcio, della Pro Recco, gloria pallanuotistica e sta progettando grandi operazioni nella Riviera di Levante, da cui proviene: il water front di Santa Margherita Ligure, un villaggio turistico-sportivo tra Sori e Recco, la sua patria. Così come il nome di Calabrò era stato accostato al Genoa, quello di Volpi “frullava” intorno alla Sampdoria, dove Ferrero, il molto iconizzato e imitato (da Crozza) patron di oggi, successore della potente famiglia Garrone, sembra un po’ in affannoi.

Ma non sono certamente solo le vie calcistiche che portano a Toti e a giocare con lui la Change. Fior di imprenditori e uomini d’affari hanno riempito i tavoli del Principe, come lo stesso Edoardo Garrone, della notissima famiglia di petrolieri, oggi grandi imprenditori delle energie alternative, lui in verità con un passato ultracalcistico, avendo avuto in mano il destino della Sampdoria, dopo il padre Riccardo, figura chiave dell’imprenditoria genovese, Roberto Suriani, imprenditore nel settore della salute con le sue cliniche-ospedali per anziani e malati psichiatrici, grande appassionato osservatore della politica, come Riccardo Biale, direttore generale e azionista di Rimorchiatori Riuniti, la società che gestisce una grande flotta al servizio delle navi a Genova, in molti porti dell’Adriatico e di Malta ed ha affari importanti nel settore marittimo internazionale e che riunisce le più nobili famiglie dell’establishment genovese, Gavarone, Dellepiane, Davide Viziano, uno dei più importanti titolari di imprese di progettazione e costruzione di Genova, Marco Bisagno, amministratore di Mariotti, l’impresa di Riparazioni Navali che, insieme ai cantieri san Giorgio della famiglia Garrè, sta finendo di demolire la Costa Concordia ed ha cantieri a Genova e Marsiglia….

A tutti i convitati, accomunati dal classico understatement genovese, che non è fatto solo di “maniman”, ma anche di riserbo ancestrale, un Toti in grande spolvero ha spiegato, insieme a alcuni dei suoi asri, lo spirito di Change, una fondazione che prende atto anche del profondo cambiamento in atto nel meccanismo di finanziamento della politica, oggi che non esiste più la legge relativa. Un modello inglese e americano di sostegno economico della politica è quello che persegue il nuovo governatore ligure, magari ottimista nel suo obiettivo. 

Certamente l’affluenza al primo grande pranzo lo ha confortato, un po’ meno probabilmente il primo rendiconto economico. Ma ovviamente siamo a Genova, maniman………