Franco Manzitti

Pesci muti si baciano: non c’è il Pd nei quadri di Carlo Rognoni, direttore, senatore, pittore

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Nella foto: lo squalo dipinto da Rognoni. Tra i vecchi militanti genovesi che hanno visitato la mostra molti hanno pensato allo stesso nome…

Per scoprire la terza vita di Carlo Rognoni, grande giornalista, direttore, poi senatore e deputato e nella sua attività politica esperto di Rai e di comunicazione televisiva, ti devi tuffare nelle fondamenta di uno storico palazzo dei caruggi genovesi. Sei nella splendida Piazzetta Stella, piccolo slargo di Canneto il Curto, vicolo ombelicale di Genova, scenografia del grande romanzo di Maurizio Maggiani “La Regina disadorna”, nella galleria d’arte Satura e qui il giornalista-parlamentare-massmediologo tv ti appare nella sua nuova veste di pittore.

 E non un pittore qualsiasi, ma pittore di pesci. E’ per questo che scendendo nelle “segrete” di quel palazzo medioevale, attraverso impervi gradini, rimani come folgorato dalla potenza illuminante del “pesce gatto”, imprigionato nella sua scatola di luce, quasi incastonato nelle rocce delle fondamenta in un riquadro a sorpresa. Il pesce gatto dipinto da Rognoni nuota sul fondo del palazzo e te lo devi conquistare come in una immersione, ma gli altri disegnati dal suo pennello sono a quote superiori, a incominciare dal tonno imponente e vagamente scodinzolante e dallo squalo come sempre ipnotico nella sua minacciosa presenza submarina.

È proprio come una pesca il viaggio nella nuova mostra di Rognoni, che dipinge da cinque anni pesci, e che ora ha trovato la sua maturità e anche la varietà cromatica giusta per tutte le profondità. Lui non li pescherebbe mai i pesci per come li dipinge, rispettando il carattere, la postura, sopratutto la raffinata cromaticità di ognuno, ritratto nel suo habitat marino. Lui li vuole raccontare nella bellezza quasi trascendente della profondità marina.  Ora li dipenge anche con una tecnica nuova su bei piatti smaltati del diametro di 40 centimetri che diventano sia pezzi ornamentali, sia pezzi di servizio.

Non vuole sconvolgerli ritraendoli, anzi. E se no perchè userebbe tecniche così raffinate come quella di spargere un fondo giallo sulla tela sopra una manciata di sassolini, per poi estrarre dal fondo le pietruzze e lasciare l’immagine perfetta del contorno marino per far nuotare il pesce giusto per quella scena?

Passi dalla maestosità di quel tonno blù alla medusa con movenze da ballerina, ai pesci innamorati “però non ancora del tutto”, come precisa acutamente l’artista, passi all’incontro “impossibile” tra il barracuda e il pesce Paradiso, passi al sogno, perchè anche i pesci di Rognoni possono permettersi di sognare,  e scopri che il viaggio dell’artista negli abissi colorati deve essere stato come una folgorazione,  sopratutto colorata.

D’altra parte è Rognoni stesso che conferma: “Un po’ avevo sempre dipinto, ma quando qualche anno fa ho fatto una vacanza alle Maldive e ho scoperto con le immersioni le forme e i colori fantastici dei pesci mi sono innamorato al punto di incominciare subito a dipingerli.”

Cosa lo ha spinto a far diventare un hobby svagato e leggero quasi una terza professione, appunto una terza vita? Rognoni ha incominciato a fare il giornalista molto giovane a “24 Ore”, poi è stato a Parigi per due anni a “Vision”, poi è approdato a “Panorama” da lui rapidamente scalato, il settore economico, poi caporedattore e infine direttore, quando “Panorama” era Panorama, quello fondato e guidato da Lamberto Sechi, che lo mise sui famosi binari dei “fatti separati dalle opinioni”.

Una direzione lunga e proficua quella di Carlo Rognoni, di grande sintonia con una redazione molto agguerrita professionalmente,  che lui aveva conquistato prima anche nella veste di rappresentante sindacale. Dopo “Panorama” un’operazione difficile, che lui stesso si era offerto di compiere, grazie all’amicizia con Mario Formenton, il deus ex machina della Mondadori di quegli anni oggi impareggiabili: salvare un monumento come “Epoca”, storico magazine italiano ( ma allora si diceva Rivista). Rognoni ci si tuffa, forse un po’ come oggi fa con il pennello sui suoi pesci colorati e tiene a galla “Epoca”, che poi passerà nelle mani di Alberto Statera.

Una breve pausa cone responsabile editoriale della Mondadori e poi arriva, grazie a Piero Ottone, grande talent scout di direttori, il ritorno dopo tanti anni ai quotidiani. Nel 1987 Rognoni diventa direttore de “Il Secolo XIX”, il giornale genovese che allora navigava tra i primi dieci quotidiani italiani. Sono gli anni del record di diffusione del giornale, che non ha mai venduto tante copie.

Ma Rognoni è uno spirito inquieto e quasi di sorpresa o quasi annusando cosa sarebbe successo nel mondo dei giornali da lì a qualche lustro fa una scelta politica. Si candida in Parlamento, tentato dai compagni zeneisi e va a fare prima il deputato, poi il senatore, con la passione e lo stile con il quale dirigeva i giornali. E questa sarebbe la sue seconda vita, intensa, nuova, culminata nella specializzazione radiotelevisiva.

In Parlamento rappresenta gli elettori genovesi: così Genova diventa la sua seconda città, o forse la prima, chissà e il mare entra definitivamente nelle sue passioni di parmense di origine. C’entrerà anche questo nella passione per i pesci al punto di dipingerli?

Lui dice che “lavorare” con i pesci è bello “perchè non gridano” e quel silenzio di pinne, colori e onde soffuse e profondità diverse, lo attrae molto. Forse ancor di più dopo avere sentito tanto gridare nelle redazioni dei giornali e sopratutto nelle aule parlamentari, nelle commissioni e nei consigli della Rai. Un bel silenzio colorato in quegli abissi senza confini.

 A Satura Art Gallery nella piazzetta Stella dei caruggi genovesi dove la mostra resterà fino al 22 novembre, arrivano in molti e scendono gli scalini fino al pesce gatto  esposto nelle fondamenta. Qualcuno osserva anche due pesci che sembrano baciarsi nel silenzio blù. “Certo non sono due del Pd”, scherza un visitatore giocando a cavallo tra le vite dell’artista che sta esponendo le sue opere.”

Roignoni sorride: dipingerà ancora tanti pesci. “Oramai sono la mia cifra artistica”, dice. E continuerò a “osservare” e a scrivere di politica. Ma vuoi mettere quel silenzio colorato?

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