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Germania contro… Germania: colpa dell’austerità

ROMA – Giuseppe Turani ha scritto questo articolo dal titolo “La Germania attacca la Germania” anche sul sito Uomini & Business:

La Germania attacca la Germania. E arriva a dire che gli altri paesi europei probabilmente cominciano a essere un po’ stufi dei tedeschi, che hanno sempre l’aria di sapere tutto e che impongono la loro volontà al resto dell’Europa.

Lo sfogo non viene da qualche oscuro polemista, ma addirittura dal vice-cancelliere Sigmar Gabriel (spd), il quale ha anche annunciato che le previsioni di crescita del paese sono appena state abbassate: solo 1,7 per cento quest’anno e ancora meno l’anno prossimo, solo 1,5 per cento.

L’Europa soffre economicamente e politicamente dal 2008 di una mancanza di dinamica economica”, aggiungendo che il problema non sono la Bce o Draghi, ma “la mancanza di disponibilità a rinunciare a concentrarsi soltanto sul risparmio”.

La “bomba Gabriel” ha però una spiegazione molto politica. Oltre a essere il vice della signora Merkel è anche il presidente dei socialdemocratici. Partito che non se la passa tanto bene di questi tempi e che, soprattutto, fa fatica a distinguersi da quello della cancelliera. Di fatto tutti pensano che i socialdemocratici siano sulle stesse posizioni e che siano soltanto una specie di dipartimento della Cdu, un po’ più sinistra ma niente di più.

Visti i recenti risultati elettorali non proprio brillanti in alcuni lander, Gabriel ha evidentemente deciso che è ora di smarcarsi dalla signora Merkel e di ritrovare una propria identità. Così, dopo mesi di silenzio, è partito all’attacco facendo il rumore di un tuono.

Due i suoi punti di attacco, il primo economico, il secondo politico-psicologico.

Sul primo punto c’è anche una certa contraddizione. Dice infatti che la Bce sta facendo un lavoro di supplenza addirittura dal 2008 e che non si può andare avanti stampando continuamente carta. E che la signora Merkel sbaglia nel pensare solo ai risparmi dei tedeschi (che sono in euro). Sbaglia nel tenere il freno tirato per paura che la moneta unica si svaluti troppo portandosi via parte del valore dei risparmi dei giudiziosi tedeschi.

E fin qui l’analisi di Gabriel è perfetta. Un po’ più avanti le acque si confondono. Il vice della signora Merkel sembra infatti farsi portatore di una linea molto keynesiana: è ora di fare investimenti e di smuovere l’economia europea. Basta lasciare tutto nelle mani di Draghi e dei suoi torchi. Non è quella la soluzione. Solo un rilancio degli investimenti può far riprendere fiato all’Europa. E qui Gabriel tocca quello che è il vero nodo gordiano della situazione europea: si va avanti con l’austerità merkeliana o si chiude un occhio e si pensa allo sviluppo?

Non è un mistero che molti paesi (soprattutto quelli a guida socialdemocratica, come Italia e Francia) siano schierati su questa seconda possibilità: meno rigore e più investimenti.

Dove si avverte un po’ di confusione nell’invettiva di Gabriel è sui soldi. Da una parte dice che non si può andare avanti con la Bce che stampa moneta cercando così di tenere in piedi l’Europa, dall’altra parte chiede più investimenti: da finanziare, probabilmente, con del denaro messo a disposizione dalla stessa Bce oppure facendo altri debiti. Insomma, basta a un’Europa sostenuta dai torchi della Bce, ma intanto si pensa a nuove spese, che in qualche modo andranno finanziate. Come?

Il secondo punto del ragionamento di Gabriel è quello politico-psicologico e è anche quello che si può accettare di buon grado: da troppo tempo i tedeschi danno lezioni a tutti , arroccati nella loro strategia del rigore. Strategia che chiaramente non ha dato i frutti sperati, visto che tutta l’Europa procede a stento.

Quindi, smettiamola di dare lezioni e facciamo, tutti insieme, più investimenti, facciamo sviluppo.

E questa è musica per almeno mezza Europa. Rimane da capire se lo è anche per quelli che in Germania comandano davvero, e cioè la signora Merkel e il suo ministro delle finanze Wolfgang Schauble.

In ogni caso, il sasso è stato lanciato. E’ la prima volta che accade.