Giampiero Martinotti

Elezioni Francia, in diretta da Parigi: Presidente sarà Macron, europeista. Le Pen delude

Elezioni Francia, Martinotti da Parigi: Presidente sarà Macron, europeista. Le Pen delude

Elezioni Francia, Martinotti da Parigi: Presidente sarà Macron, europeista. Le Pen delude

PARIGI – Le urne francesi ci regalano una doppia rivoluzione. Prima di tutto, una rivoluzione europea: fra quindici giorni, salvo improbabili sorprese, il nuovo presidente della Repubblica sarà un europeista convinto, ai cui comizi le bandiere tricolori sventolano accanto a quelle europee. Se in passato la Francia ha spesso ostacolato la costruzione comunitaria, stavolta potrebbe darle un nuovo slancio : dopo austriaci e olandesi, anche i francesi hanno rifiutato la tentazione del populismo trumpista. Ma la seconda rivoluzione non è meno importante: i candidati dei due partiti storici del sistema politico transalpino, il Partito socialista e i Repubblicani (eredi alla lontana del gollismo), sono stati spazzati via. Il duello tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen si annuncia senza storia: non si vede come la leader dell’estrema destra, che ha ottenuto un risultato inferiore alle sue aspettative, possa insidiare il trentanovenne ex ministro di François Hollande.

La vittoria di Macron è il frutto di un’intuizione politica e di un incredibile concorso di circostanze. Con la creazione del suo movimento En marche e le dimissioni dal governo, ha capito quanto fosse diffuso nel Paese il rifiuto dei due partiti che da quarant’anni si dividono il potere. E ha saputo dare una risposta che non fosse quella dell’estremismo xenofobo e nazionalista o del radicalismo gauchista, trovando uno spazio fin qui mai davvero sperimentato: l’unione dei ‘progressisti’ di destra e di sinistra.

Una scommessa spericolata che si è rivelata vincente grazie a due fatti concomitanti: la destra si è scelta con le primarie un candidato come François Fillon, sostenuto dall’ala cattolica reazionaria, quindi inviso a una parte dei moderati e infine impallinato dalle rivelazioni del Canard enchaîné sulla sua disinvoltura con i fondi pubblici ; i socialisti hanno investito un candidato dell’ala sinistra, Benoît Hamon, incapace d’incarnare il ruolo di presidente e di offrire un programma credibile.

Il 7 maggio, di fronte a Macron ci sarà Marine Le Pen, come fu il caso di suo padre nel 2002 contro Jacques Chirac. La sua partecipazione al ballottaggio era annunciata dai sondaggi da almeno tre anni e il suo successo non dev’essere sottovalutato: l’estrema destra transalpina continua ad attirare una parte consistente dell’elettorato, quella lontana dai centri città, che più di ogni altra subisce le conseguenze negative della globalizzazione e del declino industriale, che sugli immigrati scarica la frustrazione di una vita minacciata nelle sue fondamenta socio-economiche.

Donna intelligente, che ha saputo sdoganare il Fronte nazionale senza tuttavia riuscire a trasformarlo in un partito ‘normale’, la Le Pen sa nel suo intimo che non potrà entrare all’Eliseo. E il suo risultato, per quanto eccellente, non è un trionfo: dalle europee del 2014 amava presentarsi come la leader del primo partito francese, oggi deve ridimensionare le sue ambizioni. Rispetto al 2012, guadagna circa quattro punti. Che non sono pochi in un panorama politico così frazionato, ma che non le consentono di nutrire grandi speranze per il ballottaggio. Ma la sua presenza è radicata nel Paese, la ricomposizione del panorama politico dovrà tener conto della sua forza.

La quasi totalità della classe politica si è schierata subito in favore di Macron. C’è stata un’unica eccezione di rilievo, che francamente spiace dover sottolineare: Jean-Luc Mélenchon, leader della sinistra radicale, si è rifiutato di scegliere, a differenza dei suoi alleati comunisti, rinviando a una « grillinesca » consultazione dei suoi militanti. È stato il brillante protagonista della campagna, ha strapazzato il candidato socialista, guadagnato otto punti rispetto al 2012, ma domenica sera è apparso in pubblico di malumore. Negli ultimi giorni,  qualche sondaggio gli aveva dato qualche speranza, ma è arrivato solo quarto : in tv si è mostrato scocciato, senza riconoscere la propria sconfitta, come se il voto democratico fosse un’offesa personale. Fillon e Hamon sono usciti di scena con eleganza, lui voleva forse mostrarsi fuori dal coro. In realtà, la sua breve prestazione è stato l’unico momento penoso di una serata elettorale, in fondo, serena. Con grande sollievo di tutti noi europei.

 

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