Giampiero Martinotti

Elezioni in Francia: tra Fillon-Berlusconi e Le Pen, un terremoto in Parlamento

Elezioni in Francia: tra Fillon-Berlusconi e Le Pen, un terremoto in Parlamento

Elezioni in Francia: tra Fillon-Berlusconi e Le Pen, un terremoto in Parlamento

PARIGI – Adesso è ufficialmente incriminato, come si diceva un tempo. François Fillon ha ricevuto un formale avviso di garanzia e non per cose da poco: appropriazione indebita di fondi pubblici, complicità e appropriazione indebita di beni privati (quelli della società del finanziere Marc Ladreit de La Charrière), inadempienza verso gli obblighi di dichiarazione all’Autorità per la trasparenza della vita pubblica.

Ce n’è quanto basta e avanza per rinunciare a qualsiasi carica istituzionale, ma questo vale nei paesi anglo-sassoni o in quelli nordici. Noi latini siamo di bocca buona: in Italia ci siamo tenuti un Berlusconi, i francesi possono tenersi un Fillon. Gli elettori transalpini, tuttavia, sembrano inclini a rimandarlo nel suo maniero di Solesmes, nella valle della Loira. Le ultime rivelazioni della stampa non gli fanno certo pubblicità: 48 mila 500 euro di abiti di lusso pagati da anonimi donatori; le indennità di assistenti parlamentari pagate ai figli e in parte riversate ai genitori.

A quaranta giorni dal primo turno delle presidenziali, non si vede proprio come il candidato della destra potrebbe ancora risalire la china. Anche Marine Le Pen ha i suoi guai, sia con la giustizia, sia con il fisco (avrebbe sottovalutato i suoi beni immobiliari per non pagare la patrimoniale), ma riesce a passare attraverso le gocce, soprattutto perché non ci sono sospetti penali di arricchimento personale.

Macron è sfiorato da un’indagine preliminare che ha per oggetto un suo viaggio a Las Vegas quando era ministro dell’Economia. Fillon ha forse seguito le regole della legge, ma senza pensare alle regole della moralità pubblica ed è difficile pensare a una sua risalita. Peggio ancora: un numero sempre più alto di politici e commentatori sostengono che un eventuale ballottaggio Fillon-Le Pen porterebbe l’estrema destra al potere.

Allora è tutto deciso, con Emmanuel Macron futuro presidente? C’è da sperare che vada così, ma i giochi non sono ancora fatti. Certo, a destra nessuno credo più a Fillon, e la sinistra è allo sbaraglio. L’ex primo ministro, Manuel Valls, ha detto di non voler sostenere il candidato socialista, Benoît Hamon, una specie di Corbyn alla francese.

Tanti altri esponenti socialisti di primo piano sono sulla stessa linea, ma molto probabilmente resteranno cauti e forse non si pronunceranno fino al 23 aprile: il vero pericolo di Macron è di essere identificato dagli elettori come un erede di François Hollande, di cui è stato collaboratore, prima all’Eliseo e poi al governo. Solo il popolare ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian, dovrebbe annunciare il suo sostegno a Macron.

Il rischio Le Pen, insomma, non è scartato. In ogni caso, il sistema politico francese sembra alla vigilia di un terremoto: se i candidati dei due partiti principali, il Partito socialista e i Repubblicani, saranno eliminati al primo turno, l’impalcatura della V Repubblica rischia di sbriciolarsi rapidamente.

Inutile dire oggi cosa accadrà, ma non è fantascientifico immaginare una grande coalizione per sostenere una presidenza Macron e un’opposizione guidata, anziché dalla destra democratica, da Marine Le Pen. O una grande alleanza per negare una maggioranza parlamentare a una Le Pen insediata all’Eliseo. Scenari che appena sei mesi fa ci sembravano impossibili.

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