Giampiero Martinotti

Fillon, favorito di destra a presidente in Francia, lo stipendio alla moglie casalinga lo fermerà?

Fillon, favorito di destra a presidente in Francia, lo stipendio alla moglie casalinga lo fermerà?

Francois Fillon, favorito di destra a presidente in Francia, rischia la elezione per lo stipendio con soldi pubblici alla moglie Penelope casalinga

Il Penelopegate rischia di costar caro a François Fillon. Il favorito della corsa all’ Eliseo farebbe meglio a dare qualche spiegazione, anziché limitarsi a parlare della solita macchina del fango e di misoginia. Anche se possono non avere conseguenze penali, le rivelazioni del Canard enchaîné intaccano l’immagine dell’uomo onesto e trasparente con la quale ha stravinto le primarie della destra. L’indagine preliminare aperta dalla Procura parigina per « appropriazione indebita di fondi pubblici » dirà se c’è stato o no un reato, ma Fillon rischia di pagare sul piano politico ed elettorale la divulgazione di un fatto che aveva tenuto accuratamente nascosto.

Per capire la situazione, bisogna cominciare con le regole. I deputati hanno a disposizione 9 mila 561 euro lordi al mese per pagare i loro assistenti parlamentari. Possono assumere anche i familiari, il cui stipendio, però, non può superare la metà della cifra a disposizione. Attualmente, il 16 per cento dei deputati impiega collaboratori familiari. Dal punto di vista morale, non è una bella cosa, visto che si tratta di fondi pubblici, ma è una pratica del tutto legale, cui i politici evitano di dare pubblicità. Secondo il Canard enchaîné, Penelope Fillon sarebbe stata impiegata del marito dal 1998 al 2002. Quando nel 2002 Fillon diventa ministro, la moglie resta collaboratrice del deputato che gli subentra. Nel 2007 Fillon è nominato primo ministro e la moglie non è più assistente parlamentare, ma lo ridiventa per qualche mese nel 2012, quando Hollande arriva all’Eliseo e Fillon riprende il suo seggio di deputato.

Lo stipendio? 3 mila 900 euro mensili all’inizio, saliti fino a 7 mila 900 (quando il tetto non c’è più, perché a pagare è il supplente). In tutto, sostiene il settimanale satirico, fanno 500 mila euro lordi. Sono molti, anche perché lo stipendio medio di un assistente parlamentare sarebbe compreso tra 1.500 e 3.000 euro. Se ha lavorato davvero, tutto è lecito. Ma siccome la signora Fillon, nelle poche dichiarazioni fatte alla stampa in tanti anni, ha sempre detto di non aver mai svolto ruoli politici, c’è il sospetto che il suo impiego fosse fittizio e quindi penalmente perseguibile. Le persone interrogate dal settimanale sono cascate dalle nuvole : nessuno ha mai saputo che la signora Penelope fosse stata assistente parlamentare.

Tanto per aggiungere un po’ di pepe, il Canard rivela un’altra perla : tra il maggio 2012 e il dicembre 2013 la signora Fillon ha ricevuto 5 mila euro al mese dalla Revue des deux mondes, proprietà del finanziere Marc Ladreit de Lacharrière, amico del candidato della destra. Il direttore della rivista si è detto all’oscuro di tutto : per lui, Penelope Fillon ha scritto solo tre schede di lettura.

I magistrati faranno le dovute verifiche. Per il momento, si tratta solo di politica e di correttezza. Fillon ha fatto della trasparenza e dell’onestà una delle carte principali del suo successo. Pochi mesi fa, con una perfida allusione ai guai giudiziari di Nicolas Sarkozy, aveva trovato la frase a effetto : « Nessuno può immaginare il generale de Gaulle indagato ».

Ma il Penelopegate rischia di gettare un’ombra sul candidato della destra. Sui social i 500 mila euro sono diventati oggetto di tutte le discussioni, di lazzi e polemiche per niente lusinghieri. Fillon ha chiesto di essere rapidamente interrogato e vedremo se darà risposte convincenti ai magistrati. Ma il favorito delle presidenziali sa bene che il Canard ha più volte impallinato i cavalli di razza, spesso a ridosso delle elezioni : il settimanale ha acceso una miccia che Fillon ha interesse a spegnere a tutta velocità. Gli analisti sono divisi sulle conseguenze della vicenda. L’unica cosa certa è che questa campagna elettorale ci riserva sorprese a catena.

 

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