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François Fillon vince le primarie della destra in Francia, sarà lui presidente della Repubblica?

La foto di di Giampiero Martinotti

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La clamorosa sconfitta di Nicolas Sarkozy alle primarie della destra francese dimostra che imitare Donald Trump non rende dal punto di vista elettorale. La Francia sembra tenere a distanza la tentazione populista, ma la prudenza non è mai troppa di questi tempi. E proprio la prudenza m’impedisce di dire quel che in queste  ore pare razionalmente evidente : François Fillon sarà il prossimo presidente della Repubblica francese.

È vero che ha stravinto il primo turno delle primarie, è vero che è strafavorito per il ballottaggio, ma l’elettorato si muove ormai su sentieri che sfuggono al Gps di noi giornalisti. Il voto francese, tuttavia, è diverso da quello americano : la voglia populista, incarnata da Sarkozy, viene spazzata via dall’elettorato conservatore. Al tempo stesso sembra scartato anche il candidato più simile a Hillary Clinton, cioè Alain Juppé, favorito dei sondaggi e dei media parigini. Vince alla grande Fillon, per cinque anni primo ministro di Sarkozy, rappresentante di una destra non reazionaria, ma sicuramente tradizionalista, cattolica e liberale. Molto liberale : il suo programma economico è il più radicale, se vogliamo il più thatcheriano.

Le prime riflessioni a caldo sulle primarie della destra transalpina costringono il cronista a esporsi al rischio di essere smentito. Diamo prima le cifre : Fillon ha raccolto più del 44 per cento dei voti, Juppé è poco sopra il 28, Sarkozy non ha raggiunto il 21 per cento. I votanti sono stati attorno ai 4 milioni. Questi dati suggeriscono qualche interpretazione.

La prima, naturalmente, riguarda Sarkozy: è corso dietro all’elettorato del Fronte nazionale, ha giocato tutte le sue carte sulla paura dell’immigrazione e sull’identità nazionale, ha tentato di accreditarsi come un candidato del popolo contro le élite. Ha insomma cercato di scimmiottare Trump e ha perso. Il suo ritorno in scena, dopo aver annunciato nel 2012 il suo ritiro dalla vita politica, è stato un flop. Per tanti motivi, uno soprattutto : i francesi non vogliono rivedere ai vertici un uomo che li ha delusi come presidente. È una lezione amara per il marito di Carla Bruni e un motivo di riflessione per l’impopolare François Hollande : anche lui rischia di essere spazzato via alle primarie della sinistra.

Scartato Sarkozy, l’elettorato di destra si è ripiegato su Fillon, che dell’ex presidente dice peste e corna da quattro anni in qua. Fillon, lo abbiamo detto, è cattolico, tradizionalista, liberale. Incarna insomma i valori classici della destra. In quest’epoca segnata dal populismo, rappresenta una risposta di ordine e di autorità, ma senza strizzatine d’occhio al Fronte nazionale e alle sue idee : non è tenero su temi come immigrazione e Islam, senza tuttavia cedere alla xenofobia.

Attenzione, però : questa destra non è priva di pericoli, perché proprio l’ala cattolica in passato è stata incline a compromessi poco onorevoli. Ma Fillon è un uomo onesto, in tutti i sensi del termine. E si è permesso una stoccata rimasta famosa contro Sarkozy, impelagato in più di un’inchiesta giudiziaria : « Vi immaginate il generale de Gaulle indagato?».

Certo, il suo programma economico fa tremare i progressisti (drastico taglio alle spese, riduzione delle tasse, fine delle 35 ore, soppressione di 500 mila posti nella funzione pubblica, mantenimento della legge sul matrimonio gay ma con modifiche per le adozioni) e questo potrebbe renderlo più fragile nell’eventuale ballottaggio con Marine Le Pen. Aveva detto di voler far mentire i sondaggi, c’è riuscito in pieno : solo pochi giorni fa le inchieste demoscopiche hanno segnalato la sua folgorante ascesa, senza coglierne l’ampiezza.

Quanto a Juppé, che tutti pensavamo sicuro vincitore, mastica amaro. Ha pagato il prezzo del suo ecumenismo, il suo voler parlare a tutto il Paese e quindi anche agli elettori di sinistra: dopo l’inconcludente mandato di Hollande, la destra sembra chiedere una vera alternativa. Juppé era chiaramente il candidato dei media parigini ed è stato sconfitto.

I primi dati dicono che la sua non è stata una sconfitta alla Hillary: Fillon è arrivato in testa quasi dappertutto, nelle città come nelle periferie e nelle campagne. Il suo successo non è quindi interpretabile come la vittoria di un popolo non meglio identificato contro l’establishement, dei poveri e degli esclusi contro i ricchi e gli integrati. Il messaggio dell’elettorato di destra è probabilmente più sottile, meno rozzo di quello americano. Il che non vuol dire che sia meno preoccupante : nelle prossime settimane avremo tempo per coglierne i suoi veri contorni.