Giampiero Martinotti

Partito Socialista francese senza soldi e idee vende sede: da 40 a 70 milioni

Partito Socialista francese senza soldi, idee vende sede: da 40 a 70 milioni

Partito Socialista francese senza soldi, idee vende sede: da 40 a 70 milioni

PARIGI – Un bel palazzo nel centro della città, in una strada che collega il boulevard Saint-Germain alla Senna. Un indirizzo prestigioso (10, rue de Solférino), spazi  di tutto rispetto (3 mila metri quadri), prezzo in linea con quelli di mercato: tra i 40 e i 70 milioni, cui andranno aggiunti i costi di ristrutturazione. E come se non bastasse, un edificio ricco di storia: fu la sede del ministero dell’Informazione e Propaganda del regime di Vichy e proprio lì, nel giugno 1944, un commando partigiano uccise il titolare del dicastero, Philippe Henriot, uno dei più noti collaborazionisti francesi. Nel 1980 divenne la sede del Partito socialista, che adesso ha deciso di metterlo in vendita: dopo i disastri elettorali di primavera, il finanziamento pubblico è sceso da 25 a 7 milioni l’anno e le casse sono vuote. Ma non si tratta solo di un’operazione finanziaria: la vendita della sede di rue de Solférino sancisce la fine di un’epoca, il tramonto del Partito socialista rifondato da François Mitterrand.

Una storia cominciata nel 1971 a Epinay, nella periferia parigina, quando Mitterrand conquista il controllo del Ps (creato due anni prima sulle rovine della vecchia Sfio) e ne fa lo strumento delle sue ambizioni. Segretario nazionale del partito, è lui, nel 1980, a trasferire la sede in quel palazzo borghese a pochi passi dall’Assemblea Nazionale. Un simbolo della forza del partito, tant’è vero che un anno dopo Mitterand diventa il primo presidente socialista della V Repubblica. Ci resterà per quattordici anni e alla fine del suo secondo mandato, dopo aver consegnato a Jacques Chirac le chiavi dell’Eliseo, andrà proprio in rue de Solférino per salutare i vecchi compagni e chiudere il cerchio della sua vita politica.

Il palazzo del faubourg Saint-Germain è il condensato della storia recente del Ps, il luogo delle sue lotte intestine e delle sue ambiguità, delle vittorie e delle sconfitte, delle diatribe ideologiche condite con gli odi personali e le manovre di corridoio. In quelle stanze, i socialisti hanno continuato a coltivare tutte le contraddizioni lasciate dal fondatore: un discorso “rivoluzionario” e una pratica di governo riformista, mai veramente ammessa, come se ci fosse da vergognarsene. Non sono lontani i tempi in cui Pierre Mauroy, a un congresso dell’Internazionale socialista, apostrofava Blair: «Caro Tony, conosco solo una terza via, quella tra capitalismo e comunismo». E l’allora segretario socialista, François Hollande, era altrettanto acido con il blairismo e la sua variante tedesca, incarnata da Gerhard Schröder: «Il socialismo non è un accompagnamento, è un cambiamento. Non dobbiamo limitare la nostra ambizione al ruolo di infermieri delle vittime del mercato».

Ecco, rue de Solférino riassume l’ambiguità storica di un partito che non ha mai voluto fare la sua revisione ideologica, lasciando coltivare alla base e a una parte del suo elettorato la droga dolce di un utopistico cambiamento di società. Un’ambiguità che il segretario Hollande (numero uno del partito per ben dieci anni) ha lasciato in eredità al presidente Hollande, troppo riformista e non abbastanza a sinistra secondo i frondisti, un folto gruppo di deputati che non gli ha dato tregua.

Si è visto com’è andata a finire: il ciclone Macron ha travolto tutto e tutti, il candidato socialista all’Eliseo, leader della sinistra interna, ha raccolto appena il 6,36 per cento dei suffragi, i deputati eletti in giugno sono stati 29 contro i 295 di cinque anni fa. Nei trentotto anni di vita del partito mitterrandiano non si era mai visto niente di simile. Per questo la vendita della sede è particolarmente simbolica, ancor più di quella di Botteghe Oscure: se l’ex Pci aveva venduto il suo palazzo dopo essersi trasformato, il Ps  transalpino cede la sua sede senza sapere se avrà un futuro. I progetti sono vaghi, tanti se ne sono andati con Macron, i rimasti si lacerano tra chi predica il riformismo e chi vuole una svolta a sinistra. Senza bussola, come gran parte dei partiti socialdemocratici europei, il Ps assomiglia a un bateau ivre, naviga verso il futuro senza sapere se riuscirà ad avere un futuro. E i leader piangono la perdita della vecchia e amata casa dei sogni di rue de Solférino.

 

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