Giampiero Martinotti

Sale in Francia un astro, Emmanuel Macron, socialista e liberale, piace alla gente comune

Sale in Francia un astro, Emmanuel Macron, socialista e liberale, piace alla gente comune

Sale in Francia un astro, Emmanuel Macron (nella foto), socialista e liberale, piace alla gente comune

Nessuno sa più dove stia andando la Francia. Dopo il flop dei sondaggi statunitensi e l’imprevista vittoria di François Fillon alle primarie della destra transalpina, tutte le nostre certezze sono svanite : a tre mesi e mezzo dal primo turno delle presidenziali, è impossibile fare un pronostico. Le ipotesi formulate dai giornalisti, compreso chi scrive, sono svanite : Alain Juppé, che credevamo destinato all’Eliseo, è tornato mestamente nella sua Bordeaux ; Nicolas Sarkozy è stato umiliato e rispedito alle sue conferenze strapagate e alla vita famigliare; François Hollande ha scelto saggiamente di ritirarsi dalla corsa, primo presidente della storia a non chiedere un secondo mandato. Navighiamo a vista, insomma, mentre ci avviciniamo a una scadenza essenziale per il futuro di tutta l’ Europa.

Prima cosa che non sappiamo : quanti e quali saranno i candidati. Quattro sono sicuri: Jean-Luc Mélenchon, portavoce della sinistra radicale e protestataria, che cinque anni fa ottenne l’11,1 % e stavolta potrebbe anche far meglio; François Fillon, il provinciale triste, cattolico e thatcheriano, scelto dalla destra; Marine Le Pen, la leader dell’estrema destra che fa paura all’Europa democratica; Emmanuel Macron, ex collaboratore di Hollande ed ex ministro dell’Economia, animato da una filosofia social-liberale e in corsa fuori dai partiti, con un piccolo movimento creato pochi mesi fa. Non sappiamo se il centrista François Bayrou scenderà in lizza e soprattutto non conosciamo il candidato socialista. Le primarie si terranno il 22 e il 29 gennaio, l’esito è incerto : il riformista Manuel Valls, primo ministro fino a poche settimane fa, sembra in difficoltà e al suo posto potrebbe spuntarla un rappresentante della sinistra del partito, Arnaud Montebourg o Benoît Hamon, entrambi cacciati dal governo proprio da Valls. E non possiamo sperare nei sondaggi per vederci chiaro: gli ultimi due hanno dato risultati opposti.

Il candidato socialista, chiunque sia, rischia di ottenere in aprile un risultato umiliante. Ma la presenza di un riformista o di una specie di Bernie Sanders può modificare in profondità i comportamenti dell’elettorato. Se Valls fosse battuto, infatti, si aprirebbe una vera opportunità per Emmanuel Macron, diventato il nuovo idolo dei media. I sondaggi, per quel che valgono, lo danno come il terzo uomo della presidenziale, dietro Fillon e Le Pen.

Per ora, si possono dire alcune cose sull’ex ministro dell’Economia: bel giovane di 39 anni, intelligenza brillantissima, ha tutti gli atout per sedurre, soprattutto quello dell’uomo nuovo, fuori dai partiti tradizionali. Per situarlo politicamente si può tranquillamente citare Tony Blair: Macron, il cui progetto è ancora vago, è un social-liberale, animato da valori progressisti ma convinto della necessità di liberare l’economia francese dai tanti vincoli che la frenano (la sua deregulation sul lavoro domenicale è stata una delle riforme più contestate a sinistra dell’èra Hollande). Può quindi attirare sia l’elettorato della sinistra riformista, sia quello della destra moderata, scettica di fronte alla linea reazionaria di Fillon. Quest’ultimo, infatti, stenta a ingranare, il suo programma spaventa anche i conservatori, la sua immagine non suscita passioni. E perfino Marine Le Pen, in questa fase, appare sottotono.

Logico quindi che Macron attiri su di sé la luce dei riflettori. Onestamente, a fine estate non avrei scommesso un euro su di lui: un uomo fuori dai partiti non è mai riuscito a diventare protagonista di un’elezione presidenziale francese e le sue doti di statista sono tutte da provare. Ma non sono soltanto i sondaggi a darlo in ascesa. Un mese fa, ha lanciato a Parigi la sua campagna di fronte a ben 15 mila persone, moltissime per un candidato che può contare sull’appoggio di appena una manciata di parlamentari socialisti. E in settimana scorsa ne ha riunite 2 mila 500 a Clermont-Ferrand e mille nella piccola Nevers, in Borgogna. Un record, quest’ultimo: nemmeno François Mitterrand, parlamentare eletto in quell’angolo della Francia dal 1946 al 1981, era riuscito ad avere un pubblico più folto. Macron suscita un inatteso interesse anche nella gente comune e proprio per questo merita di essere seguito con attenzione: stanchi di un’offerta politica sempre più esangue, i francesi possono rivelarsi sensibili alle sirene di un giovane capace di scuotere dal suo torpore il mondo politico tradizionale.

 

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