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Berlusconi e Marchini: la svolta che separa il centrodestra

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ROMA – La scelta di Berlusconi di abbandonare la candidatura di Bertolaso e di appoggiare quella di Alfio Marchini alla guida di Roma ha modificato in termini sostanziali il quadro politico ed è oggetto in questi giorni di interpretazioni controverse. Credo, però, che non si possa mettere in discussione come la scelta a favore di Marchini abbia definitivamente separato il centro-destra, abbandonando al suo destino la destra xenofoba, antieuropea ed estremista di Salvini e Meloni e ridando fiato, in questo modo, ad una forza credibile di centro, distinta e distante dalla destra.

Ma non è questo il solo elemento di novità. Marchini non è un candidato qualunque e non è certamente assimilabile ai Bertolaso, ai Sala o ai Parisi, esponenti della società civile o grand commis dello Stato. Bertolaso, Parisi e Sala erano e sono candidati improvvisati buoni per una sola competizione elettorale, recuperati dai partiti per nascondere i loro fallimenti. Marchini, al contrario, è a capo di un movimento politico civico che ha raccolto il 10% dei consensi della capitale e che è stato per anni presente in Consiglio Comunale di Roma, determinando la crisi della Giunta Marino.

Non è questa una differenza di poco conto. La forza elettorale di Marchini gli consente di essere il capo effettivo della coalizione dei partiti che lo sostengono e non un gregario o il candidato buono per una sola stagione. Un terzo elemento da considerare è che proprio la frattura con la destra e il rafforzamento dell’area di centro su un nome di grande credibilità come quello di Marchini significa anche la rottura definitiva del patto del Nazareno. Un risultato non marginale che è destinato a modificare lo scenario politico futuro.

Non a caso la scelta a favore di Marchini può determinare il reflusso di quell’elettorato moderato che si era spostato negli ultimi anni verso Renzi. Se Marchini dovesse diventare Sindaco di Roma o se soltanto dovesse arrivare al ballottaggio, sarebbe automaticamente proiettato sullo scenario politico nazionale e diventerebbe un’alternativa credibile e fattibile al renzismo. I risultati del 7 giugno a Roma potranno cambiare la politica dell’Italia.