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Gianni Lemmetti, ex cassiere di discoteca manderà in default il Comune di Roma?

Gianni Lemmetti, ex cassiere di discoteca manderà in default il Comune di Roma?

Gianni Lemmetti, ex cassiere di discoteca manderà in default il Comune di Roma?

Comune di Roma a rischio default se passerà per Atac, l’azienda dei trasporti, l’idea del concordato preventivo. Questo succede perché Grillo e Casaleggio affidano la Capitale “a un commercialista livornese”, esperto nell’aumentare le tasse, scrive Giuseppe Turani in questo articolo pubblicato anche su Uomini & Business.

Per Roma si preparano giorni roventi, il crollo, in un certo senso, è ormai alle porte. E ci si domanda se Virginia Raggi scapperà prima o se rimarrà sotto le macerie. La cosa, in realtà, riguarda solo lei, essendo ormai abbastanza chiaro che non ha mai fatto davvero il sindaco.

L’innesco della grande crisi che travolgerà tutto è, come si poteva immaginare, l’Atac, l’azienda che dovrebbe occuparsi dei trasporti e da cui è appena fuggito il milanese Bruno Rota: sono incensurato e vorrei rimanere tale.

Questa Atac è di fatto un’azienda fallita, i suoi dipendenti lavorano pochissimo, i trasporti un po’ ci sono e un po’ non ci sono (come l’acqua), i suoi debiti sono così elevati da poter travolgere il bilancio della Capitale.

Cacciato via l’assessore al bilancio precedente, è stato chiamato un certo Gianni Lemmetti da Livorno (ex cassiere di una discoteca), ma specialista in sistemazione di aziende malmesse. A Livorno ha appena messo in concordato preventivo l’azienda comunale dei rifiuti.

Il concordato preventivo, sottoposto al controllo del tribunale, è un po’ come un’operazione alla disperata: si paga quello che si può. In genere si lasciano fuori i fornitori (troveranno altro da fare), e si cerca di remunerare i dipendenti e qualche altro.

Il problema è che l’Atac poi deve funzionare comunque: non si può lasciare Roma senza trasporti pubblici. Ma con i fornitori non pagati (e non lo saranno più) che accade?

Non solo. Il tribunale, di solito, concede il concordato preventivo a fronte di un piano di risanamento credibile. A Livorno Lammetti, come piano, ha presentato un maxi-aumento delle tariffe (i cittadini si lamentano ancora adesso). Ma a Roma che si può fare? Aumentare le tariffe non serve a niente: sono i dipendenti che non lavorano e la disorganizzazione è massima.

Inoltre la tessa Atac dovrebbe essere creditrice di somme importanti dal comune di Roma, suo proprietario, che non paga. Ma se il tribunale dovese insistere per riscuotere almeno tutti i crediti che l’azienda vanta, probabilmente il Comune si troverebbe a dover dichiarare default. E probabilmente finirà così.

La cosa non spaventa i grillini: sono già pronti a dire che hanno preso in mano una situazione già compromessa e che non c’era altro da fare.

In realtà, al loro interno stanno già affilando i coltelli per vedere chi mettere, dopo elezioni, al posto della Raggi. Ma la cosa non li agita nemmeno tanto.

Di Roma, a questo punto se ne sbattono un po’. A novembre ci sono le elezioni siciliane, che sperano di vincere. Ma ancora prima, a settembre, ci sarà la kermesse 5 stelle, dove si dovrà annunciare il nome del candidato premier e la squadra di un eventuale governo pentastellato.

La guerra sarà sul nome del candidato-premier. I due boss, Grillo e Casaleggio, puntano ancora su Di Maio, totalmente inadeguato a qualsiasi cosa, ma fedele e discretamente elegante nei suoi abiti grigi o blu.

Solo che il posto di premier (eventuale) fa gola e quindi molti chiedono regolari primarie. Primarie che non si possono fare perché la piattaforma Rousseau, dedicata fra l’altro a questo, è ormai hackerata e inquinata, un secchio bucato, buona per farci niente.

La verità è che ai grillini di Roma ormai importa poco, è andata male, Virginia è peggio di quel che ci si aspettava, niente è salvabile nella Capitale, e poi ci sono appunto la Sicilia e le elezioni nazionali a cui pensare.

Se si vincono le politiche, sembrano pensare, poi di Roma si occuperà il governo pentastellato: un bel maxi-assegno e tutto va a posto. Si torna in pista.

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