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Giovani in Italia: in 30 anni 20% di paga in meno

MILANO – Essere giovani in Italia vuol dire avere perso in 30 anni un quinto della paga, spiega Giuseppe Turani in questo articolo pubblicato anche su Uomini & Business.

Qualche giorno fa telefona il solito figlio di un amico: vorrebbe fare il giornalista. Cerco di dissuaderlo: troppo poche prospettive di impiego. Ma lui, testardo, insiste. Allora gli dico che ci sono testate che ormai pagano 4-5 euro per articolo. Lui ribatte, tranquillo: a me va bene anche zero euro.

E mi ha fatto venire in mente Enzo Biagi che diceva sempre: io pagherei per fare questo mestiere, invece mi danno pure dei soldi.

Solo che Biagi era un grande giornalista e ha girato tutto il mondo. Oggi, invece, il mondo te lo fanno vedere attraverso Internet. Purtroppo i tempi sono cambiati.

E i giovani, quelli fra i 16 e i 35 anni (40 forse), sono vittime, almeno in Italia, di una duplice ingiustizia.

La prima, la più clamorosa, è che quasi la metà di loro non ha un lavoro. E molto probabilmente non lo troverà mai, se qui non arriva un boom economico come ai vecchi tempi. Però sappiamo già che non verrà. Quindi molti giovani di oggi (diciamo più della metà di quelli senza lavoro) è sicuramente destinato a non vedere mai uno stipendio nel corso  di tutta la loro vita: passeranno direttamente alla pensione. Anche se non so con le norme attuali di quale pensione si tratterà, visto che avranno versato contributi zero. Mistero.

Più facile capire di che cosa possono vivere fino all’età della pensione. Tirano avanti con i risparmi dei genitori e, magari, di qualche nonno particolarmente prudente. La ragazza la porteranno a mangiare la pizza al sabato sera, grazie alla mancia di qualche zio affettuoso.

Troppo  pessimista? Non credo. Per i prossimi vent’anni, se non accade qualcosa (ma cosa?), questo paese avrà una crescita fra 1 e 1,5 per cento all’anno. Anche verso il 2025 i disoccupati dovrebbero essere poco sotto il 10 per cento. In gran parte giovani. Il benessere esistente fino al 2007, prima dell’inizio della grande crisi, tornerà, forse, ben dopo il 2025. Ma non si può escludere il 2030.

Quindi non si tratta di pessimismo, ma di una realistica visione delle cose.

Ma non  basta. A volte qualche giovane riesce, anche nell’Italia sfortunata di questi anni, a trovare un lavoro. Ma a quel punto gli cade sulla testa la mannaia dei bassi stipendi. A volte anche solo 300-400 euro al mese.

Certe statistiche internazionali sono da guardare con sospetto, ma questa del giornale inglese Guardian mi sembra fatta bene e ragionevole. Hanno incrociato l’andamento degli stipendi dei giovani dai 25 ai 29 anni e hanno controllato come sono cambiati dal 1985 al 2010. Ebbene, solo in Australia si è registrato un aumento del 27 per cento nell’arco di 25 anni. In tutti gli altri la retribuzione media è andata indietro. L’Italia è il paese in cui le cose sono andate peggio: meno 19 per cento di paga dal 1985 al 2010. Praticamente se n’è andato, per quelli che uno stipendio riescono comunque a averlo, un quinto del suo valore.

Insistere con altri commenti sarebbe come far perdere tempo ai lettori. Basterà notare che questa nostra Italia va avanti, fra le altre cose, un po’ sottopagando il lavoro degli immigrati e un po’ sottopagando il lavoro dei giovani. L’emergenza non è finita.


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