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Paolo Borrometi, vita blindata, “Cose nostre” su Rai1 la racconta stasera

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Questa sera, sabato 26 novembre 2016, verso le 23, su Rai1, sarà trasmessa la terza puntata di “Cose nostre”, una serie realizzata con rigore professionale e passione civile da Emilia Brandi, dedicata a chi, ogni giorno, contrasta mafie, illegalità corruzione.

Tra le altre sono state raccontate le “Vite blindate” di Giuseppe Antoci, presidente del parco dei Nebrodi, di recente sfuggito ad un agguato mafioso, e di Marilú Mastrogiovanni, giornalista pugliese, direttrice del quotidiano online “Il Tacco di Italia”, insultata e aggredita per le sue inchieste sulle infiltrazioni malavitose nelle pubbliche amministrazioni.

Il sindaco di Casarano, il paese dove abita con la sua famiglia, alla vigilia della puntata a Lei dedicata, ha fatto affiggere sui muri del Comune un manifesto contro di Lei,  perché, con le sue inchieste, avrebbe leso l’immagine della comunità; parole che risuonano ogni qual volta un giornalista, uno scrittore, un regista prova ad accendere i riflettori sulle tante oscuritá che ancora umiliano l’Italia.

Questa sera “Cose nostre” racconterà la storia di Paolo Borrometi, un cronista siciliano poco piú che trentenne costretto ad una “Vita blindata” per aver messo il naso nei loschi affari della mafia del ragusano, per aver acceso i riflettori sul malaffare nel settore agroalimentare, per aver narrato le storie di mafie e di corruzione e per averlo fatto con scrupolo professionale, raccogliendo un’impressionante documentazione e restituendo la memoria ad una comunità che, spesso, avrebbe tanta voglia di non vedere e di non sapere.

Lo ha fatto realizzando un suo blog “La spia”, scrivendo sui siti di Libera, di Articolo 21, della FNSI, dell’Usigrai, per citarne solo alcuni.

Continua a farlo tutti i giorni(attualmente lavora all’agenzia Italia), perché lo considera un impegno etico ancor prima che proffesionale o politico.

Da qualche tempo, e lo vedremo nella puntata di “Cose nostre”, è stato costretto a lasciare la sua terra, a vivere sotto scorta (da poco raddoppiata) e a convivere con le minacce dei suoi persecutori che, tuttavia, non sono riusciti a levargli l’ironia, la voglia di partecipare, il desiderio di fare squadra con chi ha deciso di contrastare mafie e malaffare, di ogni natura e colore.

Il presidente Mattarella, con una scelta simbolica e significativa, ha nominato Paolo Borrometi cavaliere della Repubblica per il quotidiano impegno per la libertà di informazione e l’educazione alla legalità, con lui hanno ricevuto lo stesso riconoscimento anche Amalia De Simone, Michele Albanese, Federica Angeli, croniste e cronisti impegnati nella stessa battaglia.

“Non lasciate soli i giornalisti minacciati, riprendete le loro inchieste, illuminate le zone dell’oscurità e della illegalità..”, questo il loro appello lanciato in occasione della prima marcia dei cronisti “Sotto tiro” promossa dalla FNSI per chiedere al Senato di approvare finalmente una legge contro le “Querele temerarie”, divenute la vera arma puntata contro il diritto di cronaca.

Facciamo nostro l’appello, riprendiamo le loro inchieste, costruiamo attorno a loro una “Scorta mediatica”, capace di levare ai mafiosi almeno il  favore delle tenebre, perché il buio della politica e dei media é la precondizione per portare a compimento affari e malaffari.