Giuseppe Giulietti

Caso Cucchi. Se bavaglio su intercettazioni verità oscurata

Caso Cucchi. Se bavaglio su intercettazioni verità oscurata

Stefano Cucchi. Senza intercettazioni, la verità non sarebbe mai emersa

Il Corriere della Sera e altri quotidiani, hanno riportato l’audio di una conversazione tra uno dei carabinieri coinvolti dell’inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi e la sua ex moglie.

Durante un’accesa lite tra i due, la donna si augura di vederlo in carcere e gli ricorda:

” Sei stato tu a dirmi che hai pestato quel drogato di m..”.

Parole da brivido, nei modi e nei toni, come ha sottolineato l’avvocato Fabio Anselmo, il coraggioso e combattivo legale dei familiari.

Spetterà ai giudici decidere quale peso dare a questa registrazione, non vi è dubbio che queste parole avranno un peso non secondario.

Peraltro, anche dopo la decisione della Corte di Cassazione di disporre la revisione del processo a carico dei medici, appare sempre più evidente che questa vicenda giudiziaria conoscerà nuove e probabilmente clamorose svolte.

Quello che ci interessa, in questa sede, è far rilevare come le parole che oggi possiamo ascoltare e leggere derivino da una intercettazione disposta dai giudici.

Si tratta di una conversazione privata e familiare dalla quale è stato possibile ricavare elementi che potrebbero risultare determinanti, non solo e non tanto per trovare un colpevole, ma anche per ricostruire un clima ed uno stile di comportamento.

Se oggi la pubblica opinione può saperne di più sul caso Cucchi, e non solo, è anche grazie all’uso delle intercettazioni e alla loro pubblicazione sui giornali.

Il governo, nelle scorse settimane, si è fatto assegnare una delega sul riordino della materia, sarà il caso che il ministro Andrea Orlando, persona equilibrata e saggia, prima di decidere alcunché si faccia consegnare un elenco di quali e quanti casi sarebbero stati non risolti o “oscurati”.

La tutela selle persone è un valore sacro, gli abusi vanno colpiti, la dignità di una persona non può essere calpestata dai media.

Proprio per questo già esistono norme e sanzioni, codici di autodisciplina che forse andrebbero rafforzati e soprattutto applicati, ma quando si vuole mettere mano all’esercizio del diritto di cronaca bisogna ricordare che esiste un solo criterio per giudicare un cronista: verificare se la notizia data corrisponda o meno al requisito della “pubblica utilità e rilevanza sociale”.

Qualsiasi altro criterio rischia di aprire la strada non alla tutela della dignità delle persone, ma alla  tutela di chi ha paura che possano essere illuminate oscurità, mafie e malaffare.

 

 

 

 

 

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