Blitz quotidiano
powered by aruba

Erdogan processa giornalisti, mobilitiamoci per Dundar e Gul

Erdogan processa i giornalisti ostili e imbavaglia l'opposizione. Oggi inizia il processo a Dundar e Gul: illuminiamo a giorno la loro battaglia

La foto di di Giuseppe Giulietti

Leggi tutti gli articoli di Giuseppe Giulietti

ROMA – Erdogan imprigiona i giornalisti, libertà per Dundar e Gulem. Il 25 marzo compariranno davanti ai giudici turchi i giornalisti Can Dundar ed Erdem Gul, direttore e caporedattore del quotidiano Cumhurryet. Sono accusati di aver fatto il loro mestiere e cioè di aver pubblicato un’inchiesta relativa ai “traffici illeciti” tra la Turchia di Erdogan e l’Isis, con tanto di foto e di video che documentano il passaggio di armi alla frontiera con la Siria.

Le stesse identiche documentazioni sono state pubblicate dai principali quotidiani nel mondo. La polizia turca ha già provveduto ad assaltare la redazione, in un crescendo di intimidazioni e di violenze che colpiscono chiunque osi mettere in discussione il regime. Dundar e Gul si presenteranno in aula a piede libero, perché la Corte Costituzionale turca ha posto fine alla carcerazione preventiva, ritenendola inutile e priva dei necessario fondamento di legge.

Erdogan ha criticato duramente la decisione e ha “sollecitato” una punizione esemplare da parte dei giudici, perché i due, con le loro inchieste, avrebbero aiutato i terroristi, dunque anche loro sono terroristi, dunque hanno minato la sicurezza nazionale, quindi meritano l’ergastolo, secondo il sillogismo che unisce i regimi dittatoriali ed autoritari di qualsiasi colore, fede, continente.

Per queste ragioni rischiano la condanna all’ergastolo. Dundar e Gul hanno chiesto a tutte le organizzazioni dei giornalisti e non solo di seguire quello che si annuncia come un processo alla libertà di informazione in un paese che continua a chiedere l’adesione all’Unione Europea. Come ha scritto Can Dundar la Turchia rischia di essere una grande prigione all’aperto senza diritti politici e civili.

Spetta anche a noi impedire che le porte di quel carcere possano essere chiuse nel silenzio complice di chi pensa che le intese commerciali e quelle sui flussi migratori possano trasformarsi in un via libera alla cancellazione di chi non accetta di inginocchiarsi ogni mattina davanti all’effigie di Erdogan.

Per questo non solo racconteremo il loro processo, ma chiederemo, come Federazione nazionale della stampa, a tutti i media, in Europa e in Italia, di illuminare a giorno quell’aula e di non lasciare soli Dundar, Gul, e gli altri cronisti che presto saranno trascinati davanti ai tribunali turchi.