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Libertà di stampa: “ciaone” Italia, scivolata al 77° posto

La foto di di Giuseppe Giulietti

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ROMA – Come ogni anno l’organizzazione internazionale Reporter sans Frontieres ha pubblicato il suo rapporto sullo stato di salute della libertà di stampa e informazione nel mondo, considerato un documento credibile e spesso utilizzato dalle grandi istituzioni internazionali dall’Onu all’Ocse (leggi qui il ranking ufficiale).

Il rapporto, appena uscito, non riserva grandi novità rispetto al 2015. In testa resta la Finlandia, seguita dalla Norvegia, considerate una sorta di paradiso per la libertà di informazione, in coda paesi quali la Turchia, l’Egitto, la Cina, Cuba, la Siria, per non parlare di Messico e Filippine diventati due veri e propri ” Stato canaglia” per giornali e giornalisti.

Asia e Africa restano i continenti più a rischio, ma anche l’Europa registra un peggioramento dovuto alla lotta contro il terrorismo e alla tentazione di ridurre l’area delle libertà a favore di una maggiore sicurezza individuale e collettiva. E l’Italia? Non sta bene, e riesce persino ad arretrare dal 73 posto al 77^.

A determinare questa situazione, oltre ai nodi irrisolti da sempre, dal conflitto di interessi al controllo politico sulla Rai, si è aggiunta la lunga lista di cronisti minacciati da mafiosi e corrotti. Oltre 500 i casi denunciati dall’associazione Ossigeno e ripresi nella medesima relazione votata, all’unanimità, dalla Camera dei deputati.

In quella relazione si denuncia il crescere del fenomeno delle cosiddette ” Querele temerarie”, si chiedono misure urgenti per contrastare l’emergenza, si denuncia il rischio che in vaste zone del paese la libertà di informazione sia ormai compromessa. con la conseguente riduzione dei dovere di informare e del diritto del cittadino ad essere informato.

Il riconoscimento del male non ha indotto il legislatore a porvi rimedio, anzi tutti i progetti relativi alla abrogazione del carcere per il reato di diffamazione, al contrasto delle ” Querele temerarie”, alla tutela dei cronisti più esposti perché giovani, precari e talvolta privi dei più elementari diritti contrattuali, non sono stati approvati e dormono nei diversi cassetti delle Camere o dei ministeri.

Le annunciate “strette” riguardano sempre e solo le intercettazioni, mai le minacce contro i cronisti e la libertà di informazione. Dal momento che anche in politica vale non solo quello che si dice, ma anche quello che non si nomina e non si fa, ciascuno è libero di trarne tutte le deduzioni possibili. Naturalmente anche a Reporter sarà ora riservato il beffardo ” Ciaone” che segna lo spirito dei tempi.